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Il nuovo anno è cominciato ormai da un mese e i buoni propositi, per godersela un po’ di più, spero stiano resistendo ai tentacoli della routine quotidiana.
Per dare il mio contributo a questa causa propongo una modalità di fuga dall’inverno che abbina la passione per i viaggi a quella per il cinema: soggiornare negli alberghi dei film.
Ma non sto parlando di hotel-monumento più o meno di fantasia come il Bates Motel di Psycho o l’Overlook Hotel sulle montagne Rocciose di Shining, parlo di hotel veri dove poter prenotare ed andare.

Dall’hotel degli Orafi di Firenze di Camera con Vista all’Hyatt di Tokio di Lost in translation, dal Fontainbleau Hilton di Miami di Agente 007. Missione Goldfinger al Beverly Wilshire di Los Angeles di Pretty Woman sono tanti i luoghi dove poter riviere le sensazioni e le emozioni di tanti film.

Come avere la stessa vista sul lungarno fiorentino di Helena Bonham Carter e Julian Sands per esempio.
O cenare nel ristorante con vista su Tokyo dove Bill Murray e Scarlett Johansson ci hanno fatto innamorare della loro storia.
O magari giocare a carte a bordo piscina dove Sean Connery, in uno dei modi più originali di sempre, faceva perdere la partita a ramino al suo avversario più temibile.
O infine, per chi se lo potesse permettere, fare il bagno nella suite da dove Julia Roberts sfidava Richard Gere a innamorarsi per davvero.

Ma la città che ha i due hotel iconici e più frequentati dai film, dove è possibile calarsi in un vero e proprio set, è certamente New York con i suoi Woldorf Astoria e Plaza.

Cominciamo dal primo che in stile art deco’ si staglia con i suoi 47 piani sulla mitica Park Avenue. È qui che nel 1970 Jack Lemmon nella bellissima commedia Un provinciale a New York ci ha raccontato l’impatto della metropoli su un uomo semplice alle prese con una promozione sul lavoro che gli avrebbe cambiato la vita.
Il suo arrivo a notte fonda, dopo mille peripezie, in una hall affollata causa sciopero, con la prenotazione della camera ormai scaduta, è una metafora perfetta di una vita per lui non sostenibile.

E’ sempre qui che ha soggiornato il re di Zamunda, nell’irresistibile Il principe cerca moglie di John Landis e dove per punizione viene “segregato” nella suite reale il valletto di un memorabile Eddie Murphy, che si era “abbassato” ad aiutare il suo principe a cercare nel quartiere del Queens la moglie ideale.

Ed è ancora qui che entrano, si inseguono e si perdono i due protagonisti del romanticissimo Serendipity, John Cusack e Kate Beckinsale, che si ritroveranno poi per celebrare il loro amore alla pista di pattinaggio di Central Park.

Ed è proprio su Central Park, all’incrocio con la Fifth Avenue e la 59, che troneggia il mitico Hotel Plaza.

Il film ambientati qui sono stati tantissimi ma tre raccontano bene il suo fascino e come rappresenti uno dei veri e propri simboli della grande mela.

Nella imperdibile commedia di Neil Simon del 1967 A piedi nudi nel parco sono due giovani Robert Redford e Jane Fonda a soggiornare qui per la loro luna di miele. La porta della loro stanza è sempre chiusa e la pila dei giornali che si accumula fuori misura l’intensità della loro passione.

Nell’altra deliziosa commedia del 1988 Affari d’oro sono le due coppie di gemelle interpretate da Bette Midler e Lily Tomlin a raccontarci tanti ambienti dell’hotel, a scambiarsi ed inseguirsi nelle camere, negli ascensori e nei corridoi prima di ricomporre le loro vite.

E come non ricordare infine Paul Hogan-Mitch che nello spassoso Mr. Crocodile Dundee sdraiato a dormire per terra, vestito con il cappello, nella suite per non dimenticare le sue abitudini dell’amata Australia.

Insomma ogni ingresso, hall, ristorante o stanza di questi due grandi alberghi (ma anche di molti altri se volete divertirvi a cercarli nelle trame dei film) è in grado di evocare una storia.cE per poterla respirare e rivivere è più semplice di quanto sembri: basta un click, prenotare e partire.
Buon viaggio!

Week-end a New York? Due Hotel da Cinema
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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