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Caselonghe: un’umida e fredda cittadina nel profondo nord, alle porte di Gorizia, attraversata da nebbie e biciclette. La provincia italiana più autentica e lontana, impoverita dalla crisi ma ricca di umanità, e tenuta insieme dal collante delle amicizie di una vita. Una famiglia giovane e disfunzionale, “incerottata” da un solido amore materno che la tiene insieme. Una ragazza madre, che sognava di fare la bassista in un gruppo rock, che a 16 anni ha messo tutto da parte per dare alla luce due gemelle decidendo di crescerle da sola.

Ora Olivia, a 27 anni, si ritrova a fare la madre e la sorella maggiore, dividendosi fra lavori diversi per tirare avanti, inchiodata alla sua quotidianità nel posto da cui voleva tanto scappare. Accanto a lei Oscar, fratello adolescente più problema che sostegno; una mamma problematica che ricompare per provare a fare la nonna senza mai essere stata una madre; una comunità di amici che hanno “adottato” la sua strana famiglia e un paese che diventa palcoscenico ogni giorno dei suoi problemi e della sua rivalsa. Questi sono i tanti ingredienti della nuova serie tv italiana Volevo fare la rock star in onda ogni mercoledì su Rai 2 e partita settimana scorsa.

Un po’ commedia familiare, un po’ dramma generazionale, la serie diretta dal friulano Matteo Oleotto e prodotta da Rai Fiction con Pepito si distingue per originalità, immediatezza del racconto e soprattutto bravura degli interpreti.

La scelta dell’approccio è il contrario delle tante serie pseudo familiari un po’ patinate e quasi tutte aspirazionali che la fanno da padrone nella serialità da prima serata. Qui la scelta è quella di fotografare l’Italia della crisi, di quelli che ce la fanno a stento ricorrendo a capacità insperate e a continui compromessi.
Il tutto con un equilibrio che oscilla  dalla crudezza della realtà difficile alla leggerezza del non volerci fare i conti in ogni momento.
Il racconto di conseguenza è molto coinvolgente e vero infatti il titolo e alcuni suoi contenuti sono ispirati dal blog reale di Valentina Santandrea. Pur passando da momenti amari ad altri più divertenti, la cifra è sempre quella del realismo assoluto nei volti, negli sguardi, nelle voci, nelle tensioni, nei colori. Come nel racconto dei primi accenni di bullismo alla scuola elementare, o del rapporto occasionale della migliore amica di Olivia, in un bagno di una discoteca, illustrati senza sconti o voglia di dare un giudizio.

Al servizio della storia due interpreti perfetti, scelti con tale cura che sarebbe difficile pensare alla serie con due protagonisti diversi. Valentina Bellè, tolti i panni rinascimentali vestiti ne I medici e recuperata l’attitudine “selvatica” e la faccia da schiaffi che ce l’ha fatta apprezzare in Sirene, è perfetta nel suo essere schietta fino in fondo e sembrare sempre provvisoria, nel vestire come nei sentimenti. La sua crisi di identità e la sua voglia di fare finalmente ordine nella vita e di riscattarsi traspaiono da ogni espressione e frase, spesso calcata da un buon accento marcatamente friulano.

Accanto a lei, ma non come lui inizialmente vorrebbe, Giuseppe Battiston, transitato attraverso tanti caratteri finemente interpretati (su tutte il meraviglioso amico e commensale inaspettatamente gay di Perfetti sconosciuti), è l’ideale spalla, trascinatore e mentore della Bellè nel suo percorso di rinascita. La sua delicatezza nell’entrare nelle vicende familiari di Olivia, il suo burbero e al tempo stesso dolce integrarsi in paese, arrivato da Milano anche lui single con figlia a carico, sono interpretate con la solita maestria che lo rendono un attore unico e speciale.

Le prime due puntate, che hanno ottenuto un confortante risultato di audience (la sfida di Rai 2 era riuscire a tenere il buon pubblico che ha seguito Rocco Schiavone nei mercoledì precedenti), hanno messo solo le prime carte in tavola e tutto deve ancora succedere. Olivia dopo un incidente stradale capisce che la fretta di fare e di essere tutto le ha fatto perdere dei passaggi importanti.
Così i suoi dubbi la spingono a mettere tutto in discussione contagiando tutti quelli che le stanno intorno e le prossime dieci puntate saranno dense di scelte, rivelazioni e sconvolgimenti che renderanno profondamente diversa la sua nuova vita, la sua famiglia e la sua comunità. Con i toni anche un po’ crudi della tipica “commedia scorretta” quello di Olivia è il punto di vista tipicamente femminile sulla crescita e sulla maturità, sulle responsabilità e sulla leggerezza, sull’impegno e sulla trasgressione, con una interessante navigazione nell’Italia più vera dei venti-trentenni lontani dalle luci dei social e connessi solo ad una realtà più complessa.
Una produzione diversa e di qualità insomma, di cui a mio parere c’era bisogno, con la forte speranza che la serie possa crescere puntata dopo puntata come il brillante inizio lascia presagire.
Vedremo mercoledì!

VOLEVO FARE LA ROCKSTAR. L’ITALIA PIÙ VERA ARRIVA SU RAI 2.
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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