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J’accuse (L’ufficiale e la spia)

Signore e signori, Roman Polański è tornato a fare un film sui livelli di L’uomo nell’ombra e Il Pianista. Non azzardiamo paragoni invece con pietre miliari del calibro di Chinatown e Rosemary’s Baby: questi sono capolavori della storia del cinema, solo il tempo potrà stabilire se questa brillante ricostruzione dell’affaire Dreyfus sarà all’altezza di questi titoli. Quel che è certo è che siamo davanti a un film potente, di cui si respira la crescente grandezza con il passare dei minuti. E al momento di puntare il dito contro i colpevoli di questo scandalo senza precedenti viene fuori tutto il talento di un maestro del cinema: si ha la sensazione di poter riscrivere e rivivere un pezzo di storia.

Joker

Tante le aspetattive, ancor di più gli illustri predecessori con cui inevitabilmente confrontarsi: non era semplice per il regista Todd Phillips reggere questo peso. Joker è invece un film assolutamente “autonomo”, che non ha nulla in comune con il linguaggio e la narrativa tipica dei cinecomics. Joaquin Phoenix è come sempre un gigante, ma su questo avevamo pochi dubbi. Il nostro suggerimento è quello di non guardare i trailer del film che sembrano suggerire un ritmo forsennato e una certa vicinanza con il Joker di Heath Ledger: nulla di tutto questo.

Mariana di Girolamo, la protagonista di Ema

Un personaggio dalle infinite sfumature perfettamente interpretate dalla 28enne attrice cilena Mariana di Girolamo, non un’esordiente e dunque non candidabile per il premio Mastroianni ma assolutamente in odore di Coppa Volpi. Nell’arco del film si passa dall’odio e al disgusto per il suo personaggio a una totale attrazione, soprattutto fisica, per questa combattiva ragazza dall’epressione nervosa e tagliente. Una rivelazione!

Qui la recensione completa del film di Pablo Larraín: http://www.rumorifuoriscena.tv/venezia76-ema-pablo-larrain/

Flop

Wasp Network di Olivier Assayas

Il film del cineasta francese Olivier Assayas ha una trama potenzialmente vincente e di sicuro interesse per il pubblico, ma manca di mordente o originalità. Nella prima parte, in particolare, la regia sembra volersi adattare agli stilemi classici del cinema americano di spionaggio, con un ritmo quasi “da serie TV” nella presentazione dei personaggi. Nella seconda metà il film migliora e Assayas mischia le carte in tavola per confondere le idee, ma sembra comunque mancare il guizzo vincente.

Le scelte di regia in Panama Papers

Il film di Steven Soderbergh ha una forza comica davvero interessante e un cast incredibile, con grandi star a ricoprire anche ruoli minori (Matthias Schoenaerts compare in totale 5 minuti sullo shcermo). A fare da narratori di questa scandalosa vicenda sono Antonio Banderas e Gary Oldman (che sfoggia un accento tedesco), due raffinati avvocati nonchè soci fondatori della Mossack&Fonseca, uno studio specializzato in truffe per aggirare la legge, evadere le tasse, scovare paradisi fiscali. I due attori sono perfetti nella parte, ma non convince la scelta di rompere continuativamente la quarta parete per interagire con il pubblico: una soluzione già vista (La grande scommessa, cui questo film si ispira dichiaratamente) e poco originale. Da una genio come Soderbergh ci saremmo aspettati qualcosa di più creativo.

#VENEZIA76: Top&Flop della prima metà di Festival
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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