fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 3 minuti

I fratelli Coen, giunti alla loro diciassettesima opera con The Ballad of Buster Scruggs, riescono anche questa volta a stupire, presentandosi alla 75esima mostra del cinema di Venezia con una vera e propria ballata western firmata Netflix: un’infilata di sei racconti brevi a sé stanti, ciascuno con un proprio particolare insegnamento morale. Vi ricordate i libri di favole, quelli con le illustrazioni che sfogliavamo da bambini e imparavamo a conoscere a memoria? Ecco, questo film ci riporta a quella familiarità. Ne vediamo la copertina a inizio film e poi ci addentriamo nei suoi meandri per le successive due ore, scoprendone ogni capitolo proprio a partire dalle illustrazioni.

Un espediente narrativo di cui i Coen non si erano mai serviti prima e che, pur non ricalcando nessuna delle precedenti opere, racchiude l’anima della loro filosofia cinematografica in ogni sua – articolata – sfaccettatura.

Dopo qualche riflessione a mente fredda, forse è proprio questo l’elemento che si apprezza maggiormente del film: più episodi significano più possibilità di trattare uno stesso tema. In questo caso il tema della morte, o meglio della vita, a mio personale modo di vederla. Ethan e Joel Coen hanno un modo tutto loro di vedere il passaggio all’aldilà, beffardo e fatalista, impregnato di un’ironia che funge da mezzo per soccombere a qualcosa di cui, in definitiva, non sappiamo niente.

Il film risulta coerente, intelligente, ricco di citazioni cinematografiche e letterarie.

Dalla rapina in banca del secondo episodio che vede protagonista un buffo James Franco, palese omaggio a Sergio Leone, all’ultimo episodio sulla diligenza, che per atmosfera ricorda i racconti di Edgar Allan Poe. Dallo spiccato ed esilarante umorismo dei primi due capitoli si passa ad episodi più amari – sopra tutti quello in cui troviamo un invecchiato Liam Neeson on the road – rimanendo però sempre in pieno territorio coeniano.

I due fratelli si erano già cimentati con il genere western qualche anno fa, con Il Grinta. La Ballata di Buster Scruggs è però qualcosa di più: il western viene usato solo come vestito, come involucro. In realtà ogni episodio approfondisce un genere diverso: si inizia dalla leggerezza del musical nel primo scoppiettante racconto (che dà il titolo al film), passando per il sentimentalismo che caratterizza il terzo e il quinto episodio, decisamente più intimi, per sconfinare infine nell’horror. Una particolare menzione merita l’episodio del vecchio cercatore d’oro, splendidamente interpretato da Tom Waits, che va ad indagare il rapporto tra uomo e natura, un rapporto ad armi pari, quasi fraterno.

In effetti più che parlare di morte, il film dei Coen si sofferma sul modo in cui la morte può essere affrontata, vissuta, elaborata, vista. Ingannata, anche.

E nonostante non vada a toccare le vette, inarrivabili, di alcuni dei film precedenti, La Ballata di Buster Scruggs si guadagna comunque uno spazio importante nella filmografia dei due fratelli. Che possa essere solo il primo di una serie di esperimenti sulla narrazione a episodi, ce lo dirà solamente il tempo. Ve la immaginate una serie TV firmata Coen? Beh, noi sì!

#VENEZIA75: La Ballata di Buster Scruggs dei Fratelli Coen
4 (80%) 2 votes

Giurista di formazione ma scrittrice di indole, ha un Master in Giornalismo e una forte passione per tutto ciò che sia in grado di provocare riflessioni e cogliere le sfumature più delicate, arte cinematografica in primis. Considera Wes Anderson e Terrence Malick le pietre miliari del suo amore per il cinema.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

La newsletter di RumoriFuoriScena è gratuita. Breve. Scritta da amanti del cinema per amanti del cinema.

Iscriviti alla newsletter!

Vai alla barra degli strumenti