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Realizzato da Charlie Kaufman (premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale nel 2005 per Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry), Anomalisa è il più “particolare” dei film in concorso alla Mostra di quest’anno. Si tratta, infatti, di un film in stop motion – cosa che ha richiesto due anni di lavoro – realizzato a quattro mani con Duke Johnson, che si è occupato della straordinaria e accuratissima costruzione dei pupazzi che fanno da interpreti dal racconto.

Con loro, presenti al Lido Jennifer Jason Leigh e Tom Noonan, i quali prestano la voce a Lisa, la prima, e a tutti gli altri personaggi, il secondo, nel film come nella versione teatrale (una sound play, ovvero una sorta di lettura interpretativa) da cui è tratto.

Anomalisa presenta un’altra peculiarità: il film è stato finanziato anche attraverso una campagna di raccolta fondi su Kickstarter che ha raccolto oltre 400mila dollari, mentre i credits del film riservano un ringraziamento speciale, in proposito, a ben 1.070 donatori, nominalmente citati. Si tratta, in realtà, del secondo prodotto alla Mostra del cinema di Venezia grazie a questo tipo di autofinanziamento – nel 2014 il primo lungometraggio finanziato attraverso il crowdfunding presentato al Lido fu l’italiano Io sto con la sposa, di Antonio Augugliaro, Khaled Soliman Al Nassiry, Gabriele Del Grande, presentato però fuori concorso.

Realizzato con un budget limitatissimo, soprattutto se paragonato all’altro grande successo realizzato in stop motion degli ultimi anni, The Lego Movie (Phil Lord, Christopher Miller, 2014) è impressionante l’accuratezza impegnata nell’animazione, fin nei minimi dettagli: cosa tanto più impressionante in quanto il ricorso all’elaborazione al computer è stata mantenuta al minimo necessario per dare maggiore fluidità ad alcuni movimenti.

Il film racconta 24 ore della vita di Michael Stone, un “inspirational speaker” di successo, una figura difficilmente traducibile italiano ma che potremmo descrivere come un “motivatore”, specializzato nel costumer service aziendale. Michael, infelicemente sposato e padre assente, è in uno stato di profonda crisi personale: tutto gli sembra piatto, insipido, vano e tutte le persone che incontra hanno lo stesso volto, la stessa voce e dicono le solite frasi di circostanza.

Giunto a Cincinnati per una conferenza, alloggia all’Hotel Fregoli (in riferimento alla Sindrome di Fregoli in cui il malato ritiene di essere ricorrentemente perseguitato da un individuo che lo affianca sostituendosi ad altre persone. Francis Fregoli è anche lo pseudonimo scelto da Kaufman per firmare la pièce teatrale di Anomalisa).

Durante il suo breve soggiorno, Michael incontra Lisa, insicura e imperfetta, ma speciale nelle sue imperfezioni. Lisa è un’anomalia, l’“anomalisa” del titolo, e con la sua eccezionalità, con la sua unicità, sembra riaccendere in Michael la speranza di qualcosa di diverso, facendogli letteralmente “sentire” – nella voce piena di vita e fuori dal coro di Jennifer Jason Leight – qualcosa di differente.

Il film, che si è meritatamente aggiudicato il Gran Premio della Giuria (ricevuto da un visibilmente emozionato Duke Johnson, mentre Kaufman, riservatissimo, ha preferito rimanere tra le fila del pubblico in sala durante la cerimonia di premiazione), è fortemente evocativo e tocca i temi dell’essere, della solitudine, della transitorietà delle cose e dell’amore, dando corpo a una commedia che si pone tra il surreale e il dark, tipica dello stile di Kaufman. Tornano in Anomalisa elementi rintracciabili anche in altri suoi lavori, da Being Jhon Malkovich (Spike Jonze, 1999) a Eternal Sunshine of the Spotless Mind, passando per Human Nature (M. Gondry, 2001) e Adaptation (S. Jonze, 2002).

Così come in quei film anche qui la visione di questa storia dolce e amara lascia uno strano sapore in bocca allo spettatore, e una sensazione di tristezza da cui non è semplice liberarsi.

Poco importa che a interpretarlo siano pupazzi e non attori in carne ed ossa: l’illusione costruita dal film convince e crea empatia nello spettatore, e la scelta di ricorrere ai pupazzi non sembra incidere affatto sulla percezione del racconto. Ci si dimentica rapidamente che quelle che si stanno osservando non sono persone “vere”, vive.

A questo proposito, una curiosità: il film, che contiene anche alcune scene di sesso, è stato classificato “R” (restricted) dalla MPAA (Motion Pictures Association of America) per “contenuti sessuali espliciti, rappresentazione di nudità e linguaggio inappropriato”.

Venezia 72 – “Anomalisa” di Charlie Kaufman e Duke Johnson
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Producer di professione e redattore per passione, vive con entusiasmo e curiosità tutto ciò che gravita intorno al mondo della settima arte. Amante dei festival cinematografici così come della comoda accoppiata divano-Netflix, era uno dei massimi esperti di binge watching ancor prima di sapere cosa volesse dire.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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