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Piccole donne è il settimo film tratto dal romanzo di Louise Marie Alcott che alcuni di noi in giovane età (soprattutto ragazze, a noi maschietti facevano leggere Le avventure di Tom Sawyer o i libri di Salgari e Verne) hanno avuto la fortuna di leggere e che in tanti dovremmo rileggere oggi vista la bellezza della sua scrittura e la sua universalità.

Piccole donne è un ottimo film scritto e diretto da Greta Gerwig (suo Lady Bird nel 2017) che muovendosi con la macchina da presa in modo ampio e circolare su due, talvolta tre, assi temporali racconta le vicende delle quattro sorelle March.

Piccole donne è un film moderno, nonostante sia ambientato nel nord-est americano durante la guerra civile dopo la metà del 1800, perché la Gerwig adatta la storia, pur mantenendone tutti i passaggi principali, per raccontare come l’amore, il coraggio e la bellezza della disobbedienza non siano solo un manifesto femminista, ma uno sprone per tutti a vivere per davvero soprattutto oggi.

Piccole donne è interpretato dal meglio della giovane Hollywood emergente. Guidati dalla sapiente e acida zia March Meryl Streep e dalla dolce mamma Laura Dern, le sorelle sono Eliza Scanlen (Beth), Florence Pugh (Amy), Emma Watson (Meg) e Saoirse Ronan (Jo). Insieme a loro Timothée Chalamet (Laurie) e Luis Garrel (Friedrich).

Ma questo Piccole donne è soprattutto il film che mi ha fatto definitivamente innamorare di Jo March. 

Già da ragazzo leggendo il libro (un po’ di nascosto per la verità) Jo mi era sembrata la più sveglia delle sorelle, ma io ero troppo ingenuo per capire che è il carattere a rendere speciali le ragazze e non solo la bellezza.

Nel film del 1949 visto poco dopo, con le strepitose Janet Leigh ed Elisabeth Taylor, la Jo interpretata da June Allyson mi aveva colpito per il suo altruismo e il suo coraggio, ma il volto dell’attrice non era proprio il mio tipo. Ora, vedendola con i capelli rossi “irlandesi” della Ronan, prima lunghi poi corti (tagliati per raccogliere i soldi per portare Beth malata al mare), sono pazzo di lei!

Amo la sua spontaneità; dire al vicino Laurie “invece di guardarci dalla finestra può venire a trovarci quando vuole” è più semplice di tante esitazioni o giri di parole dei più che fanno solo perdere tempo. Amo la sua determinazione nel credere nei suoi sogni, che la portano a trasferirsi a New York per provare a scrivere e vivere solo di quello e di lezioni private.

Amo il suo amore per la scrittura; “Le cose esistono solo le racconti!” dice a se stessa (e spesso alle sorelle e a Laurie) dopo aver messo in ordine sul pavimento della soffitta le tante pagine del suo romanzo gettando la penna solo dopo essere sicura di aver fatto il suo meglio.

Amo il suo altruismo nell’occuparsi delle famiglie povere seguendo l’esempio della madre, spronando le sorelle a seguirla anche il giorno di Natale, e la sua rinuncia a Laurie in favore di Amy. Amo il suo affetto sconfinato per la sorella Beth a cui dedica il suo tempo sottraendolo ai sui sogni. Amo il suo coraggio, in tempi in cui le donne avevano un destino scritto e dovevano stare al loro posto, nel non voler diventare la signorina March.

Amo il fatto che fosse un “maschiaccio” prediligendo l’amicizia all’amore (il rapporto con Laurie vale da solo il film) e cedendo nell’amore solo quando decide lei di dargli spazio.

E questo è raccontato dalla scena più emozionante del film dove il suo editore le consiglia, o meglio le impone, il lieto fine al suo romanzo che essendo la sua storia è il lieto fine per lei.

Qui è interessante come i due livelli temporali si mischiano in un’unica sequenza che pare consequenziale.

Lasciando (finalmente per voi) da parte la mia cotta per Jo, il film merita sicuramente di essere visto. È ben diretto e molto ben recitato, ed è un bel manifesto di disobbedienza critica e di ribellione del cuore, di determinazione e di coraggio nell’alzarsi per ottenere i propri scopi.

Un film che può far pensare ognuno di noi e spero scuoterci un po’ dai nostri limiti che siamo solo noi a porci.

Probabilmente Piccole donne non vincerà l’Oscar come Miglior Film (è candidato per 6 statuette fra cui la miglior sceneggiatura) perché a mio parere C’era una volta … Hollywood e Joker sono insuperabili.
Ma una speranza che Jo March come miglior attrice protagonista (la sorella Amy è candidata come non protagonista) possa salire sul palco dell’Academy lasciatemela: sarebbe l’apoteosi della mia “platonica” storia d’amore!

PICCOLE DONNE: NON SI PUÒ NON INNAMORARSI DI JO MARCH!
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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