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Il senso metaforico del nuovo film di Ashgar Farhadi sta tutto nella prima inquadratura che accompagna i titoli di testa. Il sipario si apre sul complesso ingranaggio della torre campanaria di un villaggio spagnolo: la chiesa è in decadenza ed è palpabile il peso degli anni passati, ma rimangono le incisioni sulle pareti delle tante coppie di innamorati passate di lì.

In occasione del matrimonio della sorella minore,Laura (Penélope Cruz) torna al suo paese natale dall’Argentina insieme ai due figli. Ad aspettarla, oltre a nipoti e genitori, c’è il suo fidanzato d’infanzia Paco (Javier Bardem) che ha da lei acquistato le vigne che costituiscono ora la sua ragione di vita. La prima mezz’ora di film è una chiassosa reunion familiare, quasi muccinesca oserei dire, interrotta da un colpo di scena. Irene, figlia maggiore di Laura, viene misteriosamente rapita. Si insinuano dunque una serie di dubbi: perché il facoltoso marito di Laura è rimasto in Argentina? Che collegamento c’è con un altro rapimento avvenuto tanti anni prima?

La struttura del thriller di Farhadi è piuttosto convenzionale negli snodi narrativi, ma è un intelligente meccanismo di sottrazione a rendere Tutti lo sanno un film particolare.

Si ha la netta sensazione che gli eventi passati abbiano un peso specifico enorme sulle azioni dei personaggi nel presente. E’ pero compito dello spettatore di immaginare il passato, di ricostruirlo cercando di visualizzare immagini dell’amore tra Paco e Laura, della loro separazione che sembra aver tracciato solchi profondi in tutto il villaggio. Forse volutamente, il paesaggio e l’ambientazione non aiutano questo processo creativo. Una fotografia molto accesa e i classici scorci rurali spagnoli, quasi da cartolina, dimostrano l’incertezza di Farhadi nel muoversi su territori non suoi.

Anche i personaggi, in particolare quelli secondari, sembrano solo pedine all’interno della scacchiera e mai degni di approfondimento. E’ il caso del marito di Laura (davvero sprecato il talento magnetico di Ricardo Darìn) o del poliziotto in pensione che, come un deus ex machina, supervisiona le ricerche. Farhadi, che prima di tutto è un grande sceneggiatore, è abile però nell’instillare il dubbio nello spettatore e nell’indirizzare i sospetti a suo piacimento. Come da tradizione invece, in un thriller che si rispetti, è un dettaglio di scarsa rilevanza, che ci sembra quasi messo lì per caso, a costituire la chiave di volta dell’intera vicenda.

E qui torna la “sottrazione” del titolo dell’articolo. Il regista prende due divi come Bardem e Penélope Cruz e cerca di normalizzarli per renderli funzionali alla storia.

Le poche scene che condividono sullo schermo, loro che sono una coppia nella vita reale e non avrebbero certo problemi in quanto a chimica, non sono caricate di pathos ma al contrario molto delicate. Gli sguardi morbosi degli abitanti del villaggio, che ci aspetteremmo di trovare in un film con questo titolo, non creano a sufficienza un’atmosfera pesante e soffocante.

Le molte scene corali, che dovrebbero dimostrare come un singolo evento possa far crollare legami familiari apparentemente forti, passano volutamente in sordina. Molti giochi di sguardi, pochi dialoghi o litigi. Se da un lato queste scelte dimostrano come Farhadi voglia giocare con il proprio pubblico, ormai fidelizzato e affezionato, dall’altro rendono meno fluida la narrazione. La scelta di un montaggio molto serrato, con continui stacchi sugli occhi dei protagonisti, è interessante ma poco funzionale a creare ritmo o suspense.

In sintesi, Farhadi sacrifica alcuni elementi classici del thriller per seguire il suo percorso autoriale. Cinema d’intrattenimento VS cinema d’autore dunque. Sta al pubblico il compito di trovare la giusta mediazione, di apprezzare le finezze registiche ma al contempo lasciarsi trascinare dagli eventi in scena.

 

 

Tutti lo sanno: Penelope Cruz e Javier Bardem “in sottrazione”
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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