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I primi fiocchi della neve autunnale cominciano a cadere su una grigia Aosta e sul suo insufficiente Loden grigio.  Le luci della città iniziano ad accendersi prima, mentre quelle del Casinò di st. Vincent si spengono per qualche sera in attesa del nuovo sfavillare natalizio. Le valli intorno, restituite dai turisti estivi, tornano di proprietà dei valligiani e quando serve, per fortuna solo una volta ogni tanto, degli sbirri e del camminare incerto delle sue Clarks fradicie.

In parallelo, 800 chilometri più a sud la capitale brilla delle luci calde delle sue “ottobrate romane” ed è ancora tempo di tavolini fuori mentre le vie di Trastevere sono sempre piene di una umanità che lo conosce da quando era piccolo.


Con questo continuo gioco di rimandi e di estremi opposti, materiali e soprattutto emotivi, si sta completando la terza serie di Rocco Schiavone (il mercoledì su Rai 2 in prima serata).

E per chi avesse perso i quattro imperdibili episodi c’è sempre Rai Play per recuperare una delle migliori serie italiane di sempre.

Il ritorno di Rocco (vice questore e non commissario, come sottolinea sempre, mi raccomando!) è quello di un amico che ci mancava da più di un anno, che ormai fa parte di noi e per il quale facciamo il tifo incondizionatamente. È tornato più maturo, ancora più disincantato e forse pronto a riprendersi la vita in mano, a provare a slegare tutti i suoi nodi.
A Roma e in Friuli ci sono ancora due cose da sistemare. L’amico di una vita Sebastiano che si sente ancora tradito da non volergli più parlare e invece il fratello di Baiocchi in carcere a Gorizia che di parlare ne ha fin troppo voglia.

Ad Aosta invece le cose vanno meglio sia in questura che a casa. Caterina se ne è andata e la cicatrice del suo tradimento sembra ormai chiusa. Fumagalli e la Gambino cominciano ad andare più d’accordo, aggiungendo un po’ scienza al suo intuito. E la sua squadra, con la sua accozzaglia di esperienze e provenienze, è sempre più coesa soprattutto intorno alla macchinetta del caffè.
Il suo letto invece è sempre crocevia di storie da una notte, che lasciano più amaro in bocca che soddisfazione, e solo una sigaretta che tira l’altra e la presenza del vicino, ormai adottato, Gabriele sembrano essere la sua quotidianità più vera.I casi, anche se la Vallee’ sembra sempre dormire placida nel suo letargo delle mezze stagioni, non mancano mai e i “rompimenti di coglioni del decimo grado” (ovvero gli omicidi nella sua scala interminabile di cose che lo infastidiscono) sono comunque sempre una sfida e la conferma che il suo mondo non è peggiore di quello che lo circonda. Per questo i suoi amici sono tutto e la ferita ancora aperta a Roma con Sebastiano e il Baiocchi, che sta dicendo la sua verità sull’omicidio del fratello, vanno ricucite quanto prima. Fausto e Brizio al suo fianco, quando le cose si complicano e bisogna agire sotto traccia, ci sono sempre ma il loro supporto non basta, Rocco vuole fare di testa sua, come sempre, e la sensazione che possa farcela ancora una volta ci sono tutte.

Aspettiamo quindi fiduciosi l’ultima puntata anche con la speranza che il suo papà scrittore Antonio Manzini continui a raccontarci questo eroe “stropicciato” dei nostri tempi e abbia voglia di portarlo ancora in televisione con una attesissima fin d’ora quarta stagione.

TORNA IN TV ROCCO SCHIAVONE CON LA TERZA SERIE
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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