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Sebbene sia stato caratterizzato dall’assenza di pellicole di grandi registi come Scorsese, Nolan, Tarantino, Eastwood giusto per citarne alcuni, nel 2018 non sono mancati grandi film, da Dogman di Garrone a Roma di Cuàron, passando per Call me by your name di Guadagnino e Il Sacrificio del Cervo Sacro di Lantihimos.

IL MIGLIORE

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Si potrebbe scrivere molto sul film di Martin McDonagh, e tanti sarebbero i motivi per consigliarne la visione qualora ci fosse qualcuno che non l’ha ancora visto. Si potrebbero elencare i numerosi premi che ha vinto, tra cui quello alla Miglior Sceneggiatura al Festival di Venezia, della straordinaria performance di Frances McDormand, che le è valsa l’Oscar come Miglior Attrice, o della corsa a due per la statuetta del Miglior Attore Non Protagonista tra Woody Harrelson e Sam Rockell, con quest’ultimo vincitore. E ancora si potrebbe parlare del concetto di giustizia, del senso di ingiustizia, della sfiducia e del disprezzo nei confronti delle istituzioni, della vendetta e del perdono, ma si correrebbe il rischio di trascurare uno dei punti di forza, se non il punto di forza, di questo film: l’empatia.

Il grande pregio di questa commedia nera è quello di riuscire a far entrare in empatia lo spettatore con i personaggi principali, facendo così in modo che da una scena all’altra le risate si trasformino in lacrime, i sorrisi in respiri sospesi, la rabbia in speranza. Potente e commovente allo stesso tempo, Tre Manifesti ad Ebbing, Missouri è sicuramente tra i miglior film usciti in Italia nel 2018 e, personalmente, quello che più mi ha emozionato.

IL PEGGIORE

Pacific Rim – La Rivolta

Che cosa ti aspettavi esattamente?  E’ la domanda che probabilmente qualcuno si starà ponendo vedendo come il peggior film dell’anno il sequel di Pacific Rim. Alla fine sono grossi robot contro grossi mostri! Potrebbe tuonare qualcuno, avendo visto il trailer e avendo deciso di evitare un film che si preannunciava un prodotto di intrattenimento di basso livello. Il motivo dietro a questa scelta sta, in buona parte, nell’inatteso fascino del primo capitolo di Del Toro. Un film totalmente diverso rispetto a quello uscito quest’anno, al che l’affermazione che i due capitoli abbiano in comune il soggetto e poco più non sarebbe del tutto priva di fondamento, anzi. Il lungometraggio del neo regista premio Oscar si presentava come un blockbuster – ben 180 milioni i dollari spesi per produrlo – e come tale va considerato, e in quest’ottica di contenuto audiovisivo destinato al mero intrattenimento non si poteva non apprezzare la bellezza che del Toro era riuscito ad esprimere. E quando si tratta di robot giganti che combattono contro dei mostri ancora più giganti che provengono da un’altra dimensione, riuscire ad emozionare lo spettatore piuttosto che semplicemente intrattenerlo è tutt’altro discorso. Del Toro c’era riuscito grazie all’atmosfera degli scontri, rigorosamente al buio e sotto la pioggia, ad Idris Elba, o forse grazie all’uso dei flashback quando la connessione tra i piloti degli Jaeger vacillava.

Pacific Rim – La Rivolta, invece, nella speranza di catturare una fetta di pubblico consistente che non era riuscito a conquistare, diventa la caricatura del primo film, perdendo il fascino che del Toro era riuscito ad imprimere.  Capirete quindi la delusione provata e la scelta come peggiore quando il film si è rivelato un teen-movie, in cui dei ragazzini comandano dei gigantissimi robot sfoggiando le loro micidiali armi contro mostri ancora più agguerriti e niente di più: grossi robot contro grossi mostri.

TOP & FLOP 2018 PER ANDREA BUCCHERI
5 (100%) 3 votes

Classe 97, laureato, polemico e sincero. Divora film con la stessa frequenza con cui si riempie la pancia, il che avviene molto spesso.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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