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I primi due episodi dell’attesissima serie di Paolo Sorrentino, The New Pope, sono stati accolti a Venezia da un’ovazione entusiastica. Erano stati preceduti da un’intervista in cui il regista affermava che la nuova serie è “migliore della precedente”. Entrambe le valutazioni sembrano fondate. Gli episodi emozionano e fanno pensare. E certo il trailer già famoso – Jude Law che esce dal mare e in costume sulla spiaggia è circondato da un corteo tutto femminile – non mancherà di segnare la serie.

Colpisce, nel primo episodio dedicato alla ricerca del Nuovo Papa da eleggere mentre il Giovane Papa (Jude Law) è in coma, la preparazione e l’entrata in scena del protagonista, interpretato da un John Malkovich molto concentrato ed ispirato. La missione guidata dal Segretario di Stato Vaticano cardinal Voiello (Silvio Orlando) si svolge in un luogo ‘altro’, l’aristocratica residenza inglese della famiglia del Nuovo Papa designato. L’effetto di spiazzamento rispetto alla sede Vaticana è notevole: i dialoghi –volti a convincere il protagonista a dire di sì – si trasformano in una conversazione sul potere degna di Machiavelli.

Ma la nota umana grottesca, rappresentata dai genitori del futuro Papa che, ormai invalidi, vivono letteralmente del ricordo del fratello del protagonista morto giovane, a sua volta spiazza e seduce come un pellegrinaggio a Lourdes. Sacro e profano si mescolano, compresi i dialoghi telefonici erotico-surreali tra la PR del Vaticano (Cécile de France) e il suo amante lontano, e gli approcci notturni tra i due cardinali nelle stanze della residenza inglese, in cui appare – colpo di teatro -l’immagine fantasmatica del Giovane Papa che vede e provvede, ascolta e consiglia. In tal modo la memoria del Giovane Papa ritorna assillante, e anzi aumenta di intensità e di mistero.

Il secondo episodio visto alla Mostra (il settimo della nuova serie) si svolge interamente in quel luogo ‘altro’ per eccellenza che è Venezia.

Qui, nelle stanze dell’Ospedale di S. Giovanni e Paolo, giace da molti mesi il Giovane Papa in coma apparentemente irreversibile. Il suo risveglio è improvviso e folgorante, quasi miracoloso. Certamente inspiegabile per la scienza medica rappresentata dal luminare che ha assistito il Papa nei lunghi mesi del coma. Accolto a casa del medico – un palazzo veneziano sempre notturno, come sempre notturna appare la città – il Giovane Papa ne incontra la moglie, che assiste da anni il figlio nato affetto da un grave male incurabile.

Trasposizione perfetta dello stato in cui il Giovane Papa versava, di umana impotenza di fronte al male. La madre chiede un miracolo, che il Giovane Papa prima declina e poi – in scene di intensità quasi mistica – tenta di ottenere al capezzale del bambino. “Make him a man, Lord” intercede, quasi implorando, il Giovane Papa. Ma il miracolo sarà non la guarigione ma almeno, la liberazione dalla malattia e la salita al Cielo del piccolo malato.

La tensione narrativa, la qualità delle interpretazioni, la scenografia e la fotografia fanno di questi due episodi due piccoli capolavori.

La capacità poetica di Sorrentino di creare, di inventare, la sua anima felliniana (davvero poiesis) è accompagnata da un notevolissimo dialogo teologico-filosofico su Dio, sul male, sull’umanità che si arricchisce stavolta delle voci dei due protagonisti, il Papa Giovane e il Papa Nuovo. E’ per il momento un dialogo a distanza. Il primo interpreta una visione tutta trascendente del Papato, il secondo una tutta terrena. Che all’apparire di un attentato jihadista in Vaticano si chiuderà nella depressione e nell’impotenza. Come nella filosofia più grande, l’umano e il divino sono indistinguibili: la colpa, la sofferenza, il perdono, la riconciliazione si presentano insieme.

Paolo Adalberto Giordano

The New Pope: Sorrentino al suo meglio?
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“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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