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Può sembrare irriguardoso recensire, nei giorni della Mostra Cinematografica del Cinema di Venezia, il più classico dei blockbuster americani.
Ma può avere senso irrompere nel salotto buono del cinema per diversi motivi.
– Quest’anno la formula del Festival, meno glamour causa Covid non prevede anteprime di film di cassetta.
– Con i grandi incassi le major, talvolta, investono in film più piccoli e di qualità (è il caso del nuovo percorso di Netflix, ma qui si aprirebbe un tema controverso e tortuoso) e quindi è lecito parlarne.
– Il pubblico, dopo sei mesi di chiusura delle sale, è pronto a riflettere ed emozionarsi con i film d’autore ma vuole anche le emozioni forti e “semplici” degli action movie.
Tenet infine di Christopher Nolan è proprio una goduria di film che credo, con un piccolo sforzo, possa soddisfare anche i palati più raffinati.

 

Nolan qui regista, sceneggiatore e produttore, allievo di J.J. Abrams che più volte ha superato il maestro, negli ultimi anni ci ha abituato bene e qui si conferma.
Non è solo, infatti, il regista della trilogia de Il cavaliere oscuro, ovvero Batman, fra i più grandi incassi della storia.
Esordisce con piccoli ma buoni film come Following e Memento, per poi passare per serie tv cult come Person of interest e Westworld, per tornare al cinema sempre incassando molto con Inception e Interstellar per esempio, e togliendosi anche grandi soddisfazioni come le candidature all’Oscar per il miglior film e la miglior regia per il claustrofobico war movie Dunkirk.
Niente male direi per un regista al lavoro da poco più di vent’anni!

Qui confeziona una miscela esplosiva, nel vero senso della parola, che convince in tutti i sensi (o quasi) ed è degna delle sue migliori precedenti produzioni.
La storia non si può raccontare ma basta un solo indizio per dare il senso dell’originalità di una trama abbastanza complessa: un agente della CIA viene reclutato per combattere altre spie che si muovono nel tempo, con proiettili che vanno a ritroso; dall’esito delle sue operazioni dipende il destino del mondo.
Con ingredienti di questo genere è facile immaginare il tasso adrenalinico e spettacolare del film abbinato però ad una lettura metatestuale con il nostro eroe che si chiede spesso se è lui davvero il protagonista della storia.
Un livello narrativo che John David Washington e Robert Pattinson interpretano ahimè in modo un po’ serioso nonostante qualche battuta di alleggerimento.
Neanche il grande Kennet Branagh, nel suo ennesimo ruolo da cattivo, riesce ad alleggerire la vischiosa vicenda come forse il film avrebbe meritato.

La presenza di un po’ di ironia negli action movie è un tema che mi sta particolarmente a cuore perché, quando giustificata, li rende ancora più godibili senza togliere nulla alla tensione e al coinvolgimento della storia.
Tre esempi di grandi film a sostegno della tesi.
Die Hard – Trappola di cristallo del 1988 di John McTiernan dove uno strepitoso Bruce Willis – John McClane supera se stesso liberando il Nakatomy building da pericolosi terroristi.
Il dialogo con se stesso mentre schiva le pallottole e corre scalzo sui vetri aggiunge carattere ad un eroe che così diventa “umano”.
True Lies del 1994 di James Cameron dove un inconsueto Arnold Schwarzenegger interpreta il più divertente agente CIA degli anni novanta.
Il suo vivere il ruolo di agente segreto super eroe sul lavoro e di marito super noioso a casa arricchisce il personaggio di sfumature impensabili per l’ex cyborg Terminator sempre di Cameron.
Per finire con i Bad Boys Will Smith e Martin Lawrence che nel 1995 nel film di Michael Bay sconvolgono Miami a colpi di esplosioni e battute.
Il rapporto fra i due e di Lawrence con la moglie e la figlia allenta la tensione che si scarica e ricarica scena dopo scena.

Tornando ai protagonisti di Tenet, carismatico come sempre Michael Caine in un cameo e bellissima è Elisabeth Debicki, ma oltre all’ironia nemmeno un po’ di seduzione, tipica degli spy movie alla James Bond, fa parte di questo progetto, peccato!

Resta comunque una trama trascinante fatta di inseguimenti, colpi di scena ed effetti speciali di prim’ordine con i movimenti in rewind che colpiscono per come risultano credibili.

Una riflessione finale sulla complessità della trama e sui diversi livelli di lettura della storia che il film propone e che, se non colti, non ne intaccano comunque la visione.
Personalmente la “voglia” di restare in superficie, godendosi a pieno l’impeccabile confezione, mi ha comunque gratificato e mi ha ricordato le tante volte in cui ci si gode, senza voler capire la traduzione delle parole, le canzoni straniere.
Che siano gli U2 o Prince non è detto che sia importante quello che dicono ma basta la magia dei suoni e della voce per lasciarsi trascinare, come per Tenet appunto.

TENET – NELLE SALE IL NUOVO FILM DI CHRISTOPHER NOLAN
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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