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Lo Stallo alla messicana, detto anche Mexican Standoff o Triello, indica quella situazione di stallo in cui due o più persone, puntandosi vicendevolmente un’arma addosso, creano una impasse da cui difficilmente tutti usciranno illesi.

L’origine dell’espressione non è certa, probabilmente è stata coniata alla fine dell’800 quando sul Sunday Mercury venne riportato un dialogo in cui un uomo intimava a un altro di fuggire perdendo i soldi, ma ottenendo in cambio salva la vita: i due erano giunti ad una situazione di stallo, definita “un punto morto messicano”, letteralmente un Mexican Standoff

La storia del cinema è letteralmente piena di scene di questo tipo, e alcuni registi ne hanno fatto un vero e proprio marchio di fabbrica.

Andando in ordine cronologico, lo Stallo alla messicana è nato nel periodo d’oro dei film western,  negli anni ’60; ça va sans dire che il più grande esponente del genere sia stato anche colui che ha reso celebre questo clichè cinematografico: Sergio Leone. Ne Il buono, il brutto e il cattivo, film capolavoro che ha chiuso la trilogia del dollaro – dopo Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più – il regista ha dato vita a uno dei Trielli più celebri del cinema, accompagnandolo ad una magistrale colonna sonora la cui traccia, del maestro Morricone, si intitola proprio “Triello”.

Trainato così dal suo esponente di maggiore spicco, il genere spaghetti-western negli anni ha riproposto in tutte le salse questo tipo di situazione nei duelli a colpi di rivoltelle.

Ma non è stato l’unico genere ad essere influenzato da questo tipo di situazione.

Dagli anni ’80 in avanti infatti, con l’affermarsi del cinema asiatico, moltissime scene ambientate tra Cina, Giappone e Hong Kong hanno riproposto in tutti i modi immaginabili il Mexican standoff. Per citarne alcuni: Ringo Lam in City on fire, John Woo in moltissimi film (tra cui Hard Boiled, The Killer, Face Off) e Seijun Suzuki in Tokyo Drifter.

Se dovessi chiedervi quale famoso regista è stato fortemente influenzato dai due generi cinematografici appena citati, a chi pensereste? Già, il buon vecchio Quentin Tarantino ha inserito un Triello in quasi tutti i suoi film: partendo da Le iene, passando per Pulp Fiction e Kill Bill fino ad arrivare a Bastardi senza gloria, troviamo sempre una situazione di stallo.

Negli anni ’90 divenne di uso piuttosto comune, soprattutto nei film violenti, introdurre uno stallo alla messicana nei confronti a fuoco e nelle scene di massima tensione. Tra gli altri citiamo L’Odio di Mathieu Kassovitz, Salvate il soldato Ryan di Spielberg, Nemico Pubblico di Tony Scott e moltissimi altri.

L’odio

Fino dunque a giungere ai film a noi più contemporanei, con scene che sono diventate iconiche anche all’interno delle saghe, tanto in voga nel cinema moderno. In questo ultimo caso basti pensare a I pirati dei Caraibi, ma anche a Matrix o Transformers.

Ma qual è il motivo di questo costante utilizzo? Il triello permette di congelare un susseguirsi di immagini sempre più rapide senza però toglierne il pathos, anzi aumentando quella tensione grazie ad una suspense che, da un momento all’altro, potrebbe esplodere in un atto di violenza che impatterebbe sullo spettatore in modo molto più forte rispetto ad un classico climax ascendente.

Chiudo con uno stallo alla messicana 3.0 la cui esasperazione mi ha fatto molto ridere:  concedetevi tre minuti extra (impostando i sottotitoli se non masticate alla perfezione l’inglese).

Stallo alla messicana: origine e storia
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Producer di professione e redattore per passione, vive con entusiasmo e curiosità tutto ciò che gravita intorno al mondo della settima arte. Amante dei festival cinematografici così come della comoda accoppiata divano-Netflix, era uno dei massimi esperti di binge watching ancor prima di sapere cosa volesse dire.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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