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Ci sono migliaia di cose che spesso, durante la nostra esistenza, diamo per scontate.

Non riusciamo proprio a metterle in discussione, sia perché non riusciamo a immaginare che quella cosa nello specifico sia diversa sia perché la società ci ha imposto di immaginarla sempre allo stesso modo. Dogmi che non sempre hanno a che fare con lo spirituale, molto spesso con il quotidiano, la vita di tutti i giorni, quello che ci circonda. La nostra mente, però, è in grado di concepire scenari differenti. E anche di comprenderli.

Dark è una serie che approfondisce questo tipo di dogma fino alla radice.

Rilasciata lo scorso 1 Dicembre, ma ordinata da Netflix  nel Febbraio 2016, è una coproduzione del gigante dello streaming e la Germania, che segue la scia del successo di altre co-produzioni non anglofone (la spagnola Las chicas del cable, la francese Marseille, e l’italianissima Suburra). Il fattore Germania dà una marcia in più all’ambientazione – una piccolissima cittadina della Renania circondata da un’inquietante foresta, ma non solo: anche nella narrazione, infatti, Dark si allontana dai crismi dello sceneggiato televisivo americano, sviluppandosi in maniera meno hollywoodiana e più distaccata.

Il pretesto che dà il la alla trama è il seguente: un giovane ragazzo dai capelli rossi è scomparso da due settimane, e questo episodio riporta alla luce vecchie faide familiari, terribili segreti e un grosso mistero che attraversa quasi 70 anni. La locandina promozionale della serie raffigura Jonas, uno dei ragazzi protagonisti, davanti alla Caverna di Winden, protagonista indiscussa della serie, con una tag-line enigmatica: La domanda non è “Dove?”. Ma “Quando?”.

« La distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente. »                     Albert Einstein

Dalle premesse, molti hanno paragonato Dark a una serie molto più famosa e di successo che di recente ha visto rilasciata la sua seconda stagione, Stranger Things. Gli elementi per una correlazione ci sono – la presenza di una foresta che cela qualche segreto, lo smarrirsi, la ricerca – ma già dall’episodio due è facile intendere che si tratta di due storie completamente diverse. Partendo dai dettagli tecnici, Dark è molto più serrato, e i suoi colori sono molto più freddi; a far da padrone è infatti il clima gelido delle foreste tedesche, la pioggia, laddove Stranger Things è più neon, più pop, più colorato quasi all’esasperazione. Diversissima è, poi, la composizione dei protagonisti: se nella serie ambientata a Hawkins i protagonisti sono i cinque bambini, e le loro famiglie sono tendenzialmente comprimari, a Winden c’è spazio per tutti.

La protagonista è infatti la città stessa, le sue quattro famiglie – all’inizio difficilmente distinguibili tra loro, specie la generazione nata negli anni ’70, che nel 2019 (anno in cui è ambientata la serie) è rappresentata dai genitori dei ragazzi.

Inutile sottolineare, inoltre, che la trama abbia sviluppi estremamente diversi, che portano quindi le somiglianze tra le due serie a ridursi ad archetipi narrativi propri anche di altre serie.

In seguito ad analisi più approfondite la serie è stata giustamente paragonata ad altri prodotti, quali Twin Peaks, Wayward Pines e Westworld, per l’ambientazione, i temi trattati, il modo in cui si sviluppa la narrazione e l’incredibile intreccio a incastri che ogni puntata sorprende sempre di più. Fin dall’inizio però, l’impressione è che i colpi di scena in Dark non siano quelli esasperatamente cercati per sorprendere il telespettatore – anzi, sembra che sottintendano sempre qualcosa di più grande, una trama già scritta con una maestria impeccabile. Il pregio più grande della serie, infatti, è la sceneggiatura (senza nulla togliere alla fotografia mozzafiato e alla regia dai guizzi geniali – specie in momenti come il finale dell’episodio 3), tanto che le interpretazioni dei personaggi sembrano quasi passare in secondo piano, schiacciate dal peso di questo inesorabile tempo che scorre.

In conclusione, nonostante Dark sia stata rilasciata a solo un mese dalla fine del 2017, potrebbe benissimo essere considerata una delle serie migliori dell’anno, e sicuramente uno dei migliori prodotti di Netflix. I toni cupi, l’assenza di banalità e l’astuzia con cui tutti questi elementi vengono combinati fa di I segreti di Winden (titolo italiano) un prodotto indimenticabile, al livello dei “grandi” della tv.

 

#SERIEDELMESE: Dark, I segreti di Winden
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Studente di Economia per l’Arte da troppi anni, segue con forte passione tutto quello che può diventare veicolo tramite immagini e/o suoni. Caparbio divoratore di serie tv, crede nel valore dell’“alto” e del “basso”. Non è forse vero che senza Dirty Dancing non avremmo avuto Mulholland Drive?

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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