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Sta per uscire nei cinema italiani il film che racconta la storia di Elton John, diretto da Dexter Fletcher e interpretato da Taron Egerton che si era già fatto notare in Kingsman – The Secret Service.

La vita di Reginald Dwight, conosciuto dal mondo come Elton Hercules John, viene raccontata in prima persona dal protagonista ad una seduta di alcolista anonimi. Già dalla prima scena si percepisce l’eccentricità del personaggio che ci accompagnerà per tutta la durata del film.

Reginald è un bambino timido ma talentoso, vittima di due genitori per niente affettuosi e assolutamente noncuranti del loro unico figlio. La sua passione, insieme al supporto di Bernie Taupin, che gli scrive i testi delle canzoni, lo portano sulla strada del successo che sfocerà in “sesso, droga e rock’n’roll”, stranamente. Il film è infatti un continuo ripetersi di stereotipi: ascesa, denaro, successo ai quali segue inevitabilmente il crollo dovuto ad un uso esagerato di droghe e alcol.

Suppongo sia inevitabile passare per questi cliché ma è necessario che il regista sia in grado di raccontare la storia in modo nuovo.

È il caso di Scorsese che in The Wolf of Wall Street descrive l’ascesa e la discesa di Jordan Belfort, mettendo in luce gli eccessi che lo portarono alla rovina, senza annoiare lo spettatore. O di Miloš Forman, che nel 1984 riporta le vicende di un musicista sopra le righe che, come sempre, vive un’ascesa al successo e una caduta, fino ad arrivare addirittura alla morte.

Ma stento a credere che qualcuno possa annoiarsi durante Amadeus o perlomeno non venga affascinato dal personaggio di Mozart descritto come genio e sregolatezza.

Volente o nolente sorge spontaneo il confronto con Bohemian Rhapsody, che racconta la storia dei Queen con un Rami Malek superbo. I due film, pur essendo della stessa pasta, non si eguagliano in niente. La pellicola su Freddie Mercury fa emozionare, approfondisce temi cari allo spettatore come la vera amicizia e la famiglia, elementi che in Rocketman vengono toccati solo in superficie; ed è pur vero che riprende i soliti e inevitabili cliché di cui si parlava prima ma senza renderli la fetta più grande del film.

E allora che cosa manca alla pellicola di Dexter Fletcher?

I due elementi che non possono mancare ci sono. E parlo ovviamente della musica e di un bravo interprete. Le canzoni di Elton John si adattano perfettamente al film, nonostante si avvicini di più ad un semplice musical in stile Across the Universe, piuttosto che alla vera biografia della rock star.

Per quanto riguarda l’interpretazione, Taron Egerton riesce ad immedesimarsi nel cantante britannico, imitandone in modo preciso le movenze e – non per merito suo – il look. Quello che manca dunque è un elemento distintivo, un guizzo che lo differenzi da tutti gli altri biopic. In Rocketman niente è lasciato all’immaginazione del pubblico e quello che deve essere approfondito viene trattato superficialmente.

Il rapporto che Elton ha con la madre o con il migliore amico viene affrontato rapidamente dal protagonista solo alla fine della pellicola, il lato introspettivo del personaggio non è sempre spiegato con chiarezza e non riesce a trasmettere al pubblico il vero pathos che ci si aspetterebbe da un film su Elton John.

Rocketman, più musical che biopic su Elton John
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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, le sue passioni sono il cinema e il calcio. Ama tutti i film di Paolo Sorrentino e di Alfred Hitchcock, primi tra tutti La Grande Bellezza e Psycho. Grande sostenitrice dei film rilassanti e della bella fotografia. Si prenderebbe volentieri un caffè con Quentin Tarantino e Woody Allen.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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