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Chiamami col tuo nome è un’ eterna sinestesia, tra immagini, suoni e sensazioni. È come un percorso sinestetico evocato dal profumo di una rosa, o dalle lenzuola di casa appena lavate.

Si respira a pieni polmoni l’aria di quell’estate del 1983 tra il profumo delle albicocche e la calura dei pomeriggi assolati di agosto. Il ritmo del film è lo stesso ritmo narrativo che adotta Marcel Proust alle prese con la madlaine, biblico, ad eccezione del fatto che Proust è iper descrittivo, mentre qui i vuoti superano di gran lunga le parole. Non c’è un voice-over che ci racconta quello che vediamo, anche se il formato ricorda molto quello di un diario personale. Le immagini sono sufficienti a scavare un piccolo sentiero, nello spettatore, verso l’inaspettata possibilità che germogli una sensazione, come un fiore spontaneo.

Nel silenzio e nella prossemica si percepisce tutta l’irrequietezza del nostro adorato fanciulletto Elio, interpretato da Timothée Chalamet, candidato all’Oscar come migliore attore protagonista.

Il suo personaggio è un ragazzo di 17 anni caratterizzato da una purezza d’animo sensibile quanto fragile. Elio con il suo viso androgino sembra essere un opera d’arte vivente della Grecia ellenica: un fanciullo silenzioso e introspettivo che ama la lettura e la calma del lago. Sembra avere una piena padronanza delle sue capacità, in primis della musica: la trascrive, la studia e la manipola. Amante della letteratura, è cresciuto in una famiglia ebrea americana poliglotta, con un occhio particolarmente allenato al bello. Il padre è archeologo, la madre una donna languida ed elegante.

Il clima familiare è disteso, e in uno Sturm und Drang tra musica da Battiato a Bach, poesia, arte, francese, italiano, tedesco, greco e latino, il giovane Elio trascorre la sua estate placidamente, in un casolare nella provincia di Crema di proprietà della madre. Tra coetanei e prime esperienze si troverà a riflettere in maniera estremamente casuale sulle proprie capacità nel capire cosa lo attragga. Il regista Luca Guadagnino con la rappresentazione di questa famiglia idilliaca sembra parteggiare, tra i personaggi minori, per gli stranieri colti e cortesi, custodi di saggezza, mentre quelli  italiani risultano eccessivamente stereotipati. Volutamente grossolani, forse per lasciare spazio ai protagonisti di questa estate italiana. Una nota un pò stridente, se paragonata alla complessa rappresentazione panteistica della giovinezza.

Un secondo personaggio è Oliver (Armie Hammer), un ragazzotto americano invitato dalla famiglia di Elio ad abitare con loro durante le 6 settimane estive, per affiancare il padre nelle faccende di archeologia ed approfondire le proprie conoscenze in vista della tesi di dottorato. Oliver è curioso e si stupisce di continuo della bellezza che lo circonda. Dal sapore della frutta appena raccolta alla musica, é totalmente innamorato di quello che vede, sente e mangia. Sembra volersi perdere in una cultura diversa dalla sua, e assorbire quanto più possibile da questa esperienza oltre oceano.

La produzione del film è internazionale, un regista italiano che lavora al fianco di uno sceneggiatore statunitense,  James Ivory (regista del film Camera con vista, per intenderci).

I diritti del film furono acquistati dalla bozza dell’omonimo romanzo, non ancora pubblicato, di Andrè Aciman, cosmopolita scrittore americano, e questa aria di mélange culturale risulta decisamente vincente. Per apprezzare ancora di più il sottile lavoro di ricostruzione di questo ambiente così stimolante, consigliamo la visione del film in lingua originale; come già detto i dialoghi non sono molti e, salvo l’ultimo monologo del padre di Elio, la narrazione scivola via per immagini. Il film è stato candidato a 4 premi Oscar: miglior film, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone. Su quest’ultima vorremmo spendere due parole, perché “Mystery of love” in un sussurrio di parole descrive perfettamente l’ambiente della narrazione, delicata quanto intensa. Ci auspichiamo che ne esca vincente.

#ROAD TO OSCAR: “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino
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Laureata in design della moda, appassionata lettrice, ricerca sempre quel dettaglio che faccia la differenza. Il suo film preferito “da piccola” era Nightmare before Christmas, il suo film preferito “da grande” è Arrival. Sognatrice ad occhi aperti seriale, spesso immagina di ritrovarsi sul set di un film con Alfred Hitchcock, Milena Canonero, Jack Nicholson e Cher.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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