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Tempo di Lettura: 4 minuti

Tocca a me questo mese scavare nel meglio che cinema, televisione e libri ci hanno proposto o riproposto ultimamente.
Ed è la quasi contestuale visione e lettura di storie con una radice comune che mi hanno portato ad una riflessione su un tema caro a registi e scrittori: la sparizione.
Le sparizioni, rapimenti, fughe o scomparse inspiegabili che siano, sono da sempre una dinamica narrativa intorno alla quale la letteratura e la filmografia hanno costruito storie avvincenti e talvolta memorabili.
Non sono solo le tinte intense dell’attesa, della ricerca e dell’angoscia che spesso le si associano, ma è soprattutto il tema dell’assenza, che quando è improvvisa e inaspettata, riesce a toccare un nervo sempre sensibile nello spettatore.
Un qualcosa che per fortuna non fa parte della vita della maggioranza di noi, ma che visto o letto ci coinvolge sempre perchè esorcizza una delle nostre paure più grandi.

IL FILM

Il canale Paramount Channel, che spesso regala sorprese scavando nel suo infinito archivio, ha riproposto la visone di un ottimo film che è la summa di tutto ciò che ruota intorno ad una sparizione: “The Vanishing”, scomparsa appunto.
Il film del 1993 con gli ottimi Kiefer Sutherland, Nancy Travis e Jeff Bridges, remake di una pellicola olandese del 1988 diretta dallo stesso regista George Sluizer, racconta di Jeff e Diane e dalla sua scomparsa inspiegabile ad una stazione di servizio.
La sparizione di Diane viene presto dimenticata da tutti e solo Jeff continua spasmodicamente a cercarla.
Anni dopo Jeff, quasi senza speranza e ormai insieme ad una nuova fidanzata, riceve una lettera del rapitore per poi incontrarlo per scoprire cosa è successo a Diane.
Da qui parte un rapporto malato, quasi di dipendenza fra i due, fino ad un finale memorabile in cui tutto sembra prima impossibile, poi probabile e infine certo.
Il film, fatto di pause e di accelerazioni, claustrofobico al punto giusto, tratteggia alla perfezione l’angoscia della sparizione e soprattutto come il non avere risposte possa portare le persone alla soglia della follia.

LA SERIE TV

Stesso tema, con molto meno sangue e in salsa spagnola, lo tratta la serie TV “Il Molo Rosso” realizzata dagli stessi autori del successo Netflix  “La casa di carta”.
Qui il non avere risposte e scoprire una realtà inaspettata giorno dopo giorno è la chiave di una narrazione che combina i tratti del thriller alla sensualità in un mix che si lascia guardare piacevolmente.
Siamo a Valencia e Alejandra è un architetto di successo felicemente spostata con il tenebroso Oscar.
Una sera riceve una telefonata del suo ritrovamento morto suicida su un molo appunto del parco dell’Albufera.
Da qui parte parte la ricerca del motivo della sua morte che porta Alejandra a scoprire che lui conduceva una doppia vita da otto anni con un’altra donna.
Alejandra allora decide di avvicinarsi a lei, senza svelare la sua identità, per intraprendere un percorso di scoperta progressiva che la porterà ad inaspettate verità.
Il racconto, tutto costruito fra presente e passato, con flash back continui sulla vita di Oscar, è avvincente nel suo sviluppo e ognuna delle 8 puntate ha risvolti inattesi.
L’assenza è trattata in questo caso con il misto di delusione e speranza che le verità scoperte da Alejandra abbiano un senso prima dirompente e poi consolatorio.
Una combinazione che conduce lo spettatore in una sensazione di sconcerto che nemmeno alla fine della prima serie verrà svelata.

IL LIBRO

La scomparsa in salsa decisamente più noir-inglese è il tema centrale del bel libro di Paula Hawkins “La ragazza del treno”.
La storia, originale, serrata e adattata anche in un film non eccezionale con Emily Blunt del 2016, racconta di Rachel che ogni mattina prende lo stesso treno per andare a Londra al lavoro dalla sua grigia periferia.
Seduta sola accanto al finestrino osserva la vita nelle case che le sfilano accanto, soprattutto quella di un uomo e di una donna che a quell’ora fanno colazione sulla veranda: una coppia che fa una vita apparentemente perfetta a differenza della sua.
Una mattina però Rachel vede una cosa che non avrebbe dovuto vedere e da quel momento la sua vita cambia per sempre legandosi indissolubilmente alla vita della coppia stessa.
Il crescendo dell’angoscia nella ricerca di spiegazioni in una situazione inizialmente incomprensibile è la chiave più interessante del libro.
La sua progressione tiene legati fino all’ultima pagina, con continui cambi di registro e punti di vista, fino ad un finale inatteso e in alcun modo liberatorio.

#REPLAY: Film, serie TV e libri di Giugno 2019
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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