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Martedì 8 maggio è partita su Sky Atlantic la serie Il miracolo che proseguirà per altre tre settimane.

L’Ammaniti grottesco, o addirittura splatter che ci si poteva aspettare, e da parte mia forse sperare, non c’è. In compenso lo scrittore, alla sua prima prova da autore di serie tv e regista, ci regala una storia unica che colpisce nel profondo.


Un racconto che dalle prime scene cresce in una progressione continua e serrata che da subito regala emozioni e una voglia irrefrenabile di andare avanti.

La storia ruota intorno ad una Madonna che piange sangue ritrovata in un covo di ‘ndrangheta.
Nascosta dalle autorità in un caveau, la statua sconvolgerà la vita delle persone che avranno a che fare con essa: un affascinante premier progressista interpretato da un efficace Giulio Caprino che, dalle simpatiche guasconerie de Il commissario Manara, è ormai da tempo attore serio e carismatico; una convincente Alba Rohrwacher, a suo agio da tempo nei film d’autore, nei panni di una biologa cupa e dimessa; un prete depravato e tormentato, magistralmente impersonato dall’intensa teatralità di Tommaso Ragno.

L’ambiente della storia è abilmente raccontato fra i due estremi della Roma periferica e violenta del grande raccordo anulare e di quella accogliente e “pettinata” del centro. Tossiche e cravattari da una parte; portaborse in tacchi a spillo e feste vip dall’altra. Due estremi che sembrano non potersi toccare mai e che invece si salderanno indissolubilmente.

Lo stile del racconto è pulito ed essenziale. La cifra stilistica è elegante e la macchina da presa, con movimenti lenti, indaga momenti forti e situazioni di grande dolcezza. La narrazione è compatta e il disvelare progressivo degli indizi dimostra un ottimo esempio di scrittura seriale che, visto l’esordio di Ammaniti, non era scontato.

Il livello e il segno originale della serie si rivelano già dai bellissimi titoli di testa che combinano suggestioni visive diverse, virate in differenti colori, e accompagnate dalle note magiche e nostalgiche de Il mondo cantato da Jimmy Fontana che rendono il tutto realmente sorprendente.

Una scelta precisa caratterizza la narrazione: la combinazione di alcuni flashback con gli accadimenti del presente.

Il passato va a comporre il prologo, solo apparentemente slegato dal resto del racconto, di una storia misteriosa. Il presente “condotto” dal continuo e poetico sgorgare sangue della Madonna che, carico di speranza e di significati tutti da scoprire, scandisce la storia unendo letture simboliche ad altre più quotidiane, in un conflitto ideologico fra fede e scienza, fra sacro e profano.

Ogni personaggio reagisce in modo diverso al rapporto con l’incomprensibile e ad una lettura più “pratica” del mistero. Ed è questo ciò che rende più interessante la storia: non solo le possibili risposte diverse a ciò che non si è in grado di comprendere. Ma soprattutto come un evento così unico ed eccezionale possa essere “usato” per cambiare la vita reale e gli accadimenti di tutti i giorni. Una combinazione insomma fra metafisico e contingente che rende l’idea e lo sviluppo della storia avvincente ed originale in ogni suo passaggio.

Il Miracolo di Niccolò Ammaniti (prime due puntate)
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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