fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 3 minuti

Cosa accadrebbe se, ad un tratto, il mondo si dividesse in Lillipuziani e Brobdingnagiani, appropriandosi dei termini coniati ne “I Viaggi di Gulliver” (e da Sheldon Cooper in The Big Bang Theory)?

Non possiamo saperlo con certezza, ma il regista Alexander Payne, con il suo nuovo film Downsizing, ha provato ad ipotizzare cosa comporterebbe avere parte della popolazione mondiale rimpicciolita.

Agevolazioni fiscali, vita più semplice, arricchimento facile, una riduzione massiccia dell’inquinamento mondiale, oltre al profondo senso di orgoglio per aver contribuito al salvataggio del pianeta, sono solo alcuni dei benefici che una miniaturizzazione del genere umano potrebbe apportare a chi decide di “lasciare la strada vecchia per la nuova”.

Matt Damon, il protagonista della pellicola, è Paul, un americano medio speranzoso di veder realizzato il suo American Dream: una nuova vita che gli permetta di vivere, agiatamente, come un pascià.

Fuggire dalla noia e dalle preoccupazioni che la vita dei “grandi” comporta, spinge Paul a sottoporsi al trattamento di miniaturizzazione insieme a sua moglie. Una volta rimpicciolito, però, si renderà conto che non è tutto oro ciò che luccica.

La nuova vita non corrisponde alle sue aspettative e Paul finisce per trovarsi esattamente nella situazione precedente, a vivere le angosce di sempre. A risollevare la sua esistenza monotona e sciatta interviene, scagliandosi verso di lui come un uragano, il suo vicino di casa, il contrabbandiere party-boy Dušan interpretato da Christoph Waltz. Fin dalla prima scena insieme sembra di guardare un remake de La strana coppia di Gene Saks, seppur in formato tascabile. La vita di Paul si intreccia anche con quella di Ngoc Lan Tran, interpretata da Hong Chau, un’attivista vietnamita “ridimensionata” dal governo durante la sua permanenza nelle carceri della sua città.

Il film di Payne in 135 minuti  è una istantanea della società americana.
In principio la vicenda sembra seguire una determinata direzione, il film risulta piacevole allo spettatore, ma non entusiasmante, per poi cambiare registro e perdere il filo di Arianna durante la narrazione.

L’intento di Payne non sembra voler esser quello di far satira, ma di raccontare con un velo di ironia misto alla malinconia, la vita di chi sogna in grande e desidera fuggire perennemente da ciò che ha.

La pellicola ha grandi aspirazioni, a dispetto dei suoi mini personaggi principali, che tuttavia non sembra raggiungere. Certamente sono da riconoscere al film alcuni pro e molti contro. L’eccessiva durata, la prevedibilità del personaggio principale che trasmette il suo mal di vivere e lo scarso sviluppo di una trama che aveva creato grandi aspettative, rendono Downsizing un film che perde di vista la sua attrattiva principale. Nota piacevole: la presenza di Dušan che, nonostante sia un personaggio secondario, è capace di alleggerire la visione grazie alla sua stravaganza, allontanando quell’aria di apocalisse stile The Day After Tomorrow che si respira e che permette di trascorrere un pomeriggio al cinema senza macigni sul cuore.

E se neppure il caro Dušan dovesse riuscire a rendere gradevole questo film ai vostri occhi, che dire? Come dicevano i latini, de gustibus non disputandum est.

 

 

 

#RECENSIONE: Downsizing di Alexander Payne
Rate this post
Carmen Bagalà

Studentessa c/o Bocconi e Ied, ha una grande passione per il cinema, la regia, l’arte e qualsiasi cosa si intenda per espressione dell’essere. Ha scoperto il cinema da piccola guardando Fellini e Godard e se ne è innamorata. È sempre alla ricerca della novità originale. Adora le simmetrie di Wes Anderson, Sorrentino e le serie tv made in UK.