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Ci troviamo catapultati in un luogo e in un tempo ben precisi. A Berlino nel 1929.

Siamo in piena Repubblica di Weimar, sotto un regime di tipo democratico liberale: appena prima dell’ascesa del III Reich, ma ancora distanti dal concetto di nazismo. La disfatta della Grande Guerra è ancora leggibile sul volto di coloro che hanno combattuto sul campo per la propria patria. La povertà dilaga, ma i berlinesi non si perdono d’animo, c’è chi si rimbocca le maniche in cerca di rivalsa e chi spazza i problemi sotto al tappeto a ritmo di frenetico jazz.

Babylon Berlin, diretta da tre diversi registi tra cui Tom Tykwer (autore di Lola Corre e della serie targata Netflix Sense8) e con un budget totale di 38 milioni di euro, è la più costosa serie in lingua tedesca prodotta fino ad ora. Più che una serie, potremmo definirlo un interminabile film. Un totale di 16 episodi suddivisi in 8 puntate a stagione (in onda su Sky Atlantic ogni martedì alle 21.15) da 45 minuti ciascuna, che non vi permetteranno mai di distogliere l’attenzione dalle immagini.

Tre i personaggi principali, che intersecano le loro trame nella creazione di un plot unitario decisamente intricato.

Abbiamo Gereon Rath (Volker Bruch), investigatore trasferitosi da Colonia alla buoncostume di Berlino, per indagare su un caso di ricatto. Nel suo animo sembrano convivere i buoni sentimenti cattolici e la smania di crearsi un futuro lontano dai fantasmi del passato. Charlotte Ritte (Liv Lisa Freis), detta Lotte, è una giovane intraprendente che non si scoraggia davanti a nulla, appartenente ad una classe sociale estremamente povera, potremmo definirla curiosa quanto impudente. Un terzo personaggio su cui posare l’attenzione è il violinista Kardakov (Ivan Shvedoff), simpatizzante della quarta internazionale, sostenitore del trockijsmo socialista russo, rappresenta la quota politicamente impegnata della serie.

Questi sono, per il momento, gli unici personaggi che ci è dato inquadrare, ma la curiosità di scoprire cosa celano le figure secondarie è creata da frammenti ben gestiti a livello di tempi registici.

In una Berlino in bilico tra sessualità, politica e mafia, i tre filoni narrativi si susseguono con circolarità, con il misterioso caso di ricatto a fare da fulcro.

Nessuna voce fuori campo, le immagini sono sufficientemente esplicative. Pianoforte, tromba e contrabbasso scandiscono la serratissima narrazione. In alcune scene, ad esempio quella del ballo al Moka Efti Cafè, egregiamente riprodotto, ogni inquadratura non supera i quattro secondi. La serie è ultra dinamica ai limiti dell’effettiva comprensione, è una frenesia di emozioni. I costumi e gli oggetti scenici sono estremamente fedeli al tempo e al luogo, la cura dei dettagli è magistrale.

Lotte nella scena iniziale, che presenta il personaggio, al collo annoda una calza di seta color panna a mò di sciarpa, per rimarcare il fatto che voglia essere vezzosa ma che non sia nella condizione economica di concedersi troppi lussi. I dettagli e le azioni che compiono i personaggi sono studiate per approfondirli psicologicamente in perfetto stile tedesco ermetico. Le comparse sono innumerevoli, quasi cinquemila, e popolano spazi sterminati come Alexanderplatz, riprodotta digitalmente secondo l’architettura di fine anni ’20, a cavallo tra le due guerre. Per alcuni versi Babylon Berlin ci ha fatto pensare ad L.A. Confidential, per la voglia del protagonista di compiere la cosa giusta contrapposta all’obbligo di agire per gli interessi di chi detiene il potere. Una situazione tipica del genere noir-poliziesco, e in effetti la serie spesso strizza l’occhio a certe atmosfere.

Quello che ci auguriamo è che tutto questo non sfoci nell’ennesimo polpettone che racconta gli strazianti anni nazisti ma che mantenga la sua integrità nel raccontare un periodo storico forse mai riprodotto sotto questa luce.

Le scene di nudo sono finalmente perfettamente bilanciate tra maschili e femminili, c’è la stessa quantità di nudità visibilmente esposta, in modo naturale. Sequenze senza vergogna e senza pudore, a sottolineare come gli anni ’20 siano stati anni di liberazione corporea e mentale nei quali la Germania ha potuto creare la propria identità culturale, nonostante i regimi che l’hanno governata. Le contaminazioni tra tutte le forme d’arte e di espressione di sé sono rimarcate dal desiderio di emergere di tutti i personaggi. La voglia di riscatto dalla propria condizione sociale è il motore che smuove tutti i personaggi, nessun escluso.

Per coloro che vogliano immergersi ancora di più in questa atmosfera frenetica, sporca e nostalgica segnaliamo che essa è stata tratta dai romanzi dello scrittore contemporaneo Volker Kutscher, pubblicati da Feltrinelli editore.

#BABYLON BERLIN: I primi due episodi della serie Sky
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Laureata in design della moda, appassionata lettrice, ricerca sempre quel dettaglio che faccia la differenza. Il suo film preferito “da piccola” era Nightmare before Christmas, il suo film preferito “da grande” è Arrival. Sognatrice ad occhi aperti seriale, spesso immagina di ritrovarsi sul set di un film con Alfred Hitchcock, Milena Canonero, Jack Nicholson e Cher.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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