fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 4 minuti
Amori che non sanno stare al mondo è un film che ha faticato a tenermi seduto in sala.

Tratto dall’omonimo libro della Comencini, quest’auto-trasposizione cinematografica parte da una trama solida e forte del successo cartaceo.

Il film racconta la storia di una coppia di professori universitari che si è amata appassionatamente per sette anni, finita per auto-sabotarsi e sciogliersi.

Claudia però, al contrario di Flavio, non riesce a passare oltre e ossessiona l’ormai ex fidanzato con SMS e chiamate. Quando lui riesce finalmente a trovare un’altra compagna, peraltro molto più giovane, lei si rifugia in un amore saffico con una ex-studentessa. La vicenda viene raccontata dal punto di vista di lei, in una sorta di stream of consciousness, durante il quale però non si può far altro che tifare per lui. Claudia, nella sua psicotica schizofrenia al limite del macchiettistico, è odiosa e surreale, tanto che ci si domanda in continuazione come il povero Flavio abbia potuto sopportarla cosi a lungo.

Non ci si aspetti però il solito film sulla battaglia dei sessi.

Si tratta costantemente di uno scontro impari, poiché il personaggio maschile è troppo poco approfondito rispetto a quello femminile. Anche se si intravede la volontà di renderlo austero e distaccato, ci sembra una caratterizzazione riuscita a metà. E non c’è spazio per altre realtà di coppia, perché la protagonista tende a zittire la migliore amica quando tenta di aprirsi con lei.

La nuova storia di Flavio con la giovane Giorgia, seppur miri da subito al matrimonio, è solo abbozzata ed è il classico monologo trito e ritrito dell’uomo di mezza età che ha paura di non tenere il passo della compagna ventenne. L’amore lesbo in cui Claudia si butta, quasi senza rendersene conto, è il più classico dei cliché, peraltro sottolineato da una scena totalmente fuori contesto e surreale in cui una professoressa, marcatamente omosessuale, indottrina una classe di 50enni all’amore saffico, per il quale non si è mai troppo vecchie.

La storia sembra quindi suggerire, come rimedio ad un amore finito male, il cambiamento di orientamento sessuale. Ah, se fosse così semplice…

A livello registico ci sono spunti interessanti, soprattutto estetici, che denotano una certa eleganza e ricercatezza dei dettagli. Diametralmente però, non ci si capacita di come in fase produttiva non si sia pensato a una soluzione per differenziare passato e presente. La vicenda si nutre di continui flashback, ma allo spettatore è completamente impossibile notarlo visivamente. La regista non ha usato alcun escamotage per permettere allo spettatore di orientarsi temporalmente senza cadere in errore, e questa confusione non aiuta di certo a creare empatia con la storia.

L’interpretazione attoriale generale è comunque di buon livello: Lucia Mascino sembra nata per il ruolo di Claudia, Thomas Trabacchi ben interpreta un personaggio per sua natura privo di espressioni, la bravissima Carlotta Natoli recita la parte tentando di tenere il più possibile legata alla realtà la migliore amica Claudia, con un’interpretazione più che dignitosa seppur secondaria.

Prima o poi tutti siamo portati a dover abbandonare un amore che credevamo quello giusto ma che, per sua stessa indole, non stava in piedi e non poteva durare.

Ogni tanto possiamo ripensarci, insinuando il dubbio che forse se ci fossimo comportati diversamente, sarebbe durata di più, forse per sempre. Puntualmente però ci rendiamo conto di quanto quella storia stia bene dov’è: nel passato. Durante questo film, la sensazione che si ha fin da subito è che la storia tra i due protagonisti non abbia mai avuto una speranza e che forse il titolo giusto sarebbe stato “Amori che non devono stare al mondo“, proprio per la natura tossica che lo pervade.

Ogni giorno gli scrivo che mi ama, lui mi intima di lasciarlo in pace. Io gli dico: lo vedi che mi ami? Lui mi dice: piuttosto che tornare con te mi uccido! Io: questa è una chiara dichiarazione d’amore” dovrebbe essere un divertente scambio di battute da parte di una schizofrenica verso il suo ex. Personalmente non mi ha fatto ridere, anche perché invertendo il ruolo dei sessi staremmo parlando di una violenza verbale e psicologica di un certo rilievo.

In un periodo in cui il delicato tema dello stalking è continuamente citato nei fatti di cronaca nera, quello che viene da chiedersi è come mai in questo film lo si faccia passare come un artifizio spiritoso.

La parità dei sessi deve passare anche e soprattuto da questi dettagli, che troppo spesso rischiamo di sottovalutare in nome del femminismo come portatore di verità.

#RECENSIONE: “Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comencini
Rate this post

Producer di professione e redattore per passione, vive con entusiasmo e curiosità tutto ciò che gravita intorno al mondo della settima arte. Amante dei festival cinematografici così come della comoda accoppiata divano-Netflix, era uno dei massimi esperti di binge watching ancor prima di sapere cosa volesse dire.