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La notte degli Oscar appena giunta al fronte del porto, citando simbolicamente la presenza di Eva Marie Saint nella messa in cerimonia, ci ha regalato riscontri sia scontati che inaspettati.

Se da un lato abbiamo assistito a preannunciatissime vittorie come quella di Gary Oldman (miglior attore protagonista) o di The shape of water (miglior film), dall’altro abbiamo assistito a risvolti clamorosi.

In ‘negativo’, sono particolarmente autoevidenti la mancata vittoria di Nolan alla regia (per il magistrale Dunkirk), che in ogni caso non può lamentarsi per le tre statuette collezionate nelle categorie miglior montaggio, sonoro e montaggio sonoro, e l’anonimato di Maryl Streep col suo The Post.  Bicchiere mezzo pieno anche per il tanto decantato Tre manifesti a Ebbing, vincente solo per le prove attoriali di Frances McDormand e Sam Rockwell (protagonista e coprotagonista) a dispetto delle 7 nomination ricevute.

In ‘positivo’, non possiamo esimerci dal gioire per l’oscar alla miglior sceneggiatura non originale di James Ivory per Chiamami col tuo nome, di Luca Guadagnino; così come per l’Oscar alla miglior sceneggiatura originale a Jordan Peele per il suo Get Out. Entrambe le pellicole testimoniano con viva forza quanto l’Academy premi spesso e volentieri sceneggiature socialmente impegnate e attente alle minoranze, nel solco di una cerimonia calibrata interamente sulla lotta contro le molestie sulle donne e la normalizzazione delle differenze.

 

Trionfa anche l’america ‘minore’, in (malcelata) polemica con il nuovo corso alla Casa Bianca, grazie alle vittorie nette del messicano Coco della Pixar come miglior film d’animazione e di Una donna fantastica del cileno Sebastiàn Lelio; anche qui a fare da sfondo l’ennesima minoranza, la protagonista Daniela Vega assorta per l’occasione a Venere gender durante la cerimonia di premiazione.

Cerimonia trovata dal sottoscritto particolarmente ingessata e sottotono, ripiena di scialba e ritrita fuffa retorica, un’invettiva di inizio lavori contro Harvey Weinstein che sa di sospiro di sollievo dopo l’ammazzamento del capro espiatorio, vari e putroppo non eventuali siparietti a sfondo psicopolitico, una scenografia di scena decisamente tamarra (questi stessi sarebbero deputati a giudicare le scenografie altrui?), che culmina nell’invasione a sorpresa di un cinema limitrofe, con tanto di trauma moment con Del Toro che impugna la spara-hot dog contro il pubblico. Il sorrisetto sarcastico di di Jimmy Kimmel alla conduzione.

La sensazione è che dalle parti del Dolby Theatre siano un pò a corto di idee.

A convincere in questa edizione, e direi finalmente, sono stati proprio i film in concorso: la giuria dell’Academy quest’anno aveva di che sbizzarrirsi nel premiare almeno 5/6 potenziali capolavori.

Al netto delle considerazioni precedenti, dispiace un po’ che l’asso pigliatutto The shape of water di Guillermo Del Toro abbia messo un po’ in ombra film stupendi quali Lady Bird, Dunkirk, Il Filo nascosto e lo stesso Tre manifesti a Ebbing. D’altro canto, non è mai stato troppo celato l’amore spassionato di Hollywood per i mostriciattoli di Del Toro: si porta a casa ben 4 oscar su 13 nomination, dopo aver già trionfato a Venezia.

#OSCAR: il bilancio della notte appena conclusa
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Mattia Soddu

Vive la propria vita come fosse un film, ne scrive per naturale conseguenza. Affetto da una seria forma di bipolarismo (pluri?) sin dai teneri natali, è capace di ridere a crepapelle per un horror come di piangere amaramente con un cartone animato. Cinico e bastardo al giusto grado. E’ brutalmente affascinato dal Giappone, non sa il perchè.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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