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Bisogna chiarire subito una cosa se vogliamo parlare di questo film: Mr. Nobody non è una nuova uscita, è del 2009 ma non è stato distribuito in Italia, perché? Abbastanza semplice intuirne le motivazioni una volta visto il film: è molto lungo, frammentato, stordente.

Lo trovate su Netflix, eppure si capisce subito che è un film “da cinema” piuttosto che da piattaforma online. La narrazione avviene principalmente per immagini e non per storytelling, considerando i costanti sbalzi temporali e di location; dunque il montaggio diventa  una immensa prova di abilità tecnica.

Seguiamo il protagonista Nemo Nobody, interpretato da un Jared Leto più allampanato del solito, un po’ a metà tra Jules Verne e Omero,  raccontarci la sua vita.

Ma quale vita? Quella che realmente ha vissuto, quella che avrebbe voluto vivere o quella che pensa di aver vissuto colorandola di menzogne?

Mr. Nobody è come scisso in tre diverse personalità: ognuna sancisce un diverso percorso, ognuna lo rende una persona diversa. Un pò come se fossero tre film a sè stanti che hanno poco da spartire se non lo stesso protagonista. I tre filoni narrativi principali si accavallano e si intersecano creando una scostanza narrativa percepibile, e molto spesso fastidiosa. Lo spettatore si sente dapprima confuso, poi un pò preso in giro perchè incapace di ritrovare un senso logico o un appiglio di consequenzialità.

Entrando nel merito della storia, tutto sembra essere scaturito da una scelta che Nemo si trova a fare in età molto giovane. I suoi genitori si separano andando a vivere in due diverse città e a lui viene chiesto di scegliere con chi vivere. Una scelta impossibile da prendere da solo, per un bambino così piccolo. Da quel momento in poi, è come se si innescassero una serie di combinazioni che lo faranno crescere in infiniti modi diversi.

Le tre versioni principali di quest’uomo sono segnate da tre diverse donne, che a loro volta saranno personificate da tre diverse attrici ognuna per ogni fascia di età: fanciullezza, adolescenza ed età adulta.  Mr. Nobody si legherà sentimentalmente con ognuna di loro o con nessuna.

Un solo Nemo bambino ogni tanto apre delle finestre temporali sulle sue ipotetiche mille vite diverse, ma come tenere le redini di questa follia?

Ci vengono in ausilio le scelte cromatiche di regia, diverse per ogni filone narrativo: ad ognuna delle tre donne, bambine o adolescenti viene attribuito un colore, che si porteranno dietro durante tutta la narrazione. Il rosso, il giallo e il blu. Colori che chiaramente sottendono stati d’animo  ben precisi, ma di facile lettura nella loro complessità. Il rosso per il vero amore Anna, il blu per Elise che simboleggia la depressione e la malinconia e il giallo per l’asprezza e l’aridità di sentimenti che caratterizza Jeanne.

La narrazione per la storia di Nemo è non avere una narrazione ma anche essere uno nessuno e centomila versioni di se. Lo spettatore cerca un senso nelle immagini che vede ed è sempre lo spettatore a trovare i nessi narrativi. Il film è decisamente complicato, e l’epifania di averne colto la vera essenza non arriva mai. Questo rende il film a mio parere non efficace.

E’ molto difficile fare un film del genere, sia a livello tecnico che a livello di gradimento del pubblico. Film come Big Fish o Lo strano caso di Benjamin Button, al limite tra realtà e fantascienza, sono tutto sommato lineari. Raccontano vite fantastiche, certo, ma la divisione tra realtà e finzione viene ad un certo punto dimenticata dallo spettatore per lasciare permeare  messaggi universali, malinconici e dolcissimi.

Mr. Nobody è come se volesse essere visto e apprezzato per i titanici sforzi tecnici piuttosto che peri i suoi suoi messaggi.

Una riflessione spontanea nasce dalla grande domanda trascendentale dell’uomo davanti ad ogni bivio: qual è la scelta giusta?

Questo film ci dice che la scelta giusta è quella che prendi, o anche quella che non prendi, o quella che volevi prendere ma che non hai preso. Insomma: in base al tuo percorso nessuna scelta è priva di sofferenza, ma sicuramente è quella che si rivelerà più giusta. Non bisogna essere intimoriti dai cambiamenti, perché faranno di te una persona diversa e sicuramente migliore.

Questa è una sintesi forzata, e sicuramente non è l’unica chiave di lettura. E’ certamente un film per coloro che hanno voglia di fermarsi a riflettere su quello che hanno visto, e non per un osservatore distratto che ha bisogno di essere intrattenuto. Per questo il film non è stato distribuito in Italia. Se è vero che i film sono fatti di immagini, qui di sicuro c’è molto materiale da decriptare. I dialoghi sono come massime filosofiche sulla vita, la morte, il passato, il presente e il futuro.

Nella sua complessità estrema, Mr. Nobody è un film che rimane coerente con la sua scelta di non prendere una posizione, pur prendendone infinite, e alla fine nulla sembra davvero avere senso. Il film vinse alla Mostra del cinema di Venezia il premio Osella per il miglior contributo tecnico e, bisogna dargliene atto, se l’è meritato tutto. Raccapezzarsi, per i costumisti, i montatori, ma anche per gli attori stessi, è sicuramente stato un esercizio di indomita bravura.

Credits image: Cellulare Magazine; Quinlan; JustWatch; FilmoFilia
Da non perdere su Netflix: Mr. Nobody
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Laureata in design della moda, appassionata lettrice, ricerca sempre quel dettaglio che faccia la differenza. Il suo film preferito “da piccola” era Nightmare before Christmas, il suo film preferito “da grande” è Arrival. Sognatrice ad occhi aperti seriale, spesso immagina di ritrovarsi sul set di un film con Alfred Hitchcock, Milena Canonero, Jack Nicholson e Cher.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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