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“La Suburra, questo posto non cambia da duemila anni: patrizi e plebei, politici e criminali, mignotte e preti… Roma.”

Il 6 ottobre Netflix ha caricato sulla piattaforma la sua prima produzione originale italiana. Suburra – La serie è un crocevia fondamentale per le sorti del nostro cinema: se infatti la collaborazione RAI – Netflix dovesse in effetti rivelarsi proficua, potrebbe attenderci quella svolta tanto invocata negli ultimi anni. Parliamo in ogni caso di una serie TV e il nostro compito è di invogliare alla visione, meglio non divagare dunque. Da dove cominciare?

Il pubblico italiano, dopo i successi di Gomorra – La serie e Romanzo Criminale, è ormai abituato al genere crime e a un certo tipo di narrazione. Forse addirittura ne è stufo.

Ecco perché le premesse di Suburra mi intrigavano. Quello che nelle serie sopra citate mancava era un respiro più ampio, l’andare oltre i consueti bassifondi criminali della Magliana o delle bande di Secondigliano. Esplorare altri ambienti e altri personaggi. In Suburra vengono mischiati il mondo criminale di Roma e provincia, l’ambiente politico fatto di corruzione e appalti truccati che è stato Mafia Capitale, gli scandali del Vaticano. Proprio in questo mix esplosivo consisteva in realtà la vera novità, almeno sulla carta. A sorpresa invece, Suburra ha piacevolmente stupito proprio per l’originalità e la forza narrativa nel tratteggiare la criminalità romana. Questa è la sua vera forza, in questo la serie di Netflix è un piccolo gioiello. Meno incisivi e (volutamente?) lasciati in secondo piano gli ambienti politici e del Vaticano, i personaggi di Claudia Gerini e Filippo Nigro sembrano quasi messi lì solo per completezza.

Il fulcro narrativo di Suburra è la cessione di un appalto su terreni di Ostia da parte del Vaticano, e intorno a questo ruotano le numerose sotto-trame della serie.

I personaggi più riusciti sono i tre più giovani, due li conoscevamo già dal film di Sollima: Spadino, ribelle ed indipendente figlio del clan di zingari degli Anacleti, e Aureliano Adami (un grandioso Alessandro Borghi), il futuro Numero 8, dal carattere impulsivo e incline a una violenza a tratti rabbiosa e animalesca. Gabriele invece è una novità, figlio di un poliziotto e esponente della medio borghesia romana, si troverà quasi per caso coinvolto in una storia più grande di lui.

La relazione che si delinea tra i tre è quanto di meglio la serialità italiana abbia messo in scena fino ad ora.

Un senso di ribellione li unisce, la volontà di prendere il comando delle proprie vite a discapito delle famiglie che ne vorrebbero controllare presente e futuro. Un senso di insoddisfazione crescente, una rabbia celata e pronta ad esplodere è ciò che li accomuna. Sembra quasi che le loro vite siano indissolubilmente legate dal corso degli eventi, con un mix di attrazione-repulsione che a volte li avvicina e altre li separa. La loro importanza nella serie cresce di episodio in episodio, e quando i tre diventano il fulcro della narrazione, la serie definitivamente decolla. Se i primissimi episodi non vi hanno conquistato, pazientate: dal terzo in poi la serie cambia passo.

Ma quali sono le particolarità della serie? Perché lo spettatore medio, già fan di Gomorra, dovrebbe lasciarsi conquistare?

La risposta è semplice: perché Suburra sembra essere unica nel suo genere, più raffinata rispetto ai prodotti che l’hanno preceduta. La prima caratteristica che salta all’occhio è la durata delle sequenze, brevissima, quasi fulminea, non più di 2 minuti l’una. Se da un lato è comprensibile vista la varietà di personaggi e ambienti da rappresentare, dall’altro è un espediente perfetto per creare un ritmo intrigante. E infatti Suburra è la classica serie da binge watching, da vedere tutta d’un fiato, un episodio dopo l’altro. E in questo si vede chiaramente l’impronta di Netflix, così come nella struttura narrativa che rende praticamente impossibile abbandonare la visione. Ogni episodio inizia infatti con una scena clou, per poi tornare indietro di un giorno e spiegare gli eventi che hanno portato a tale situazione. Una colonna sonora disturbante e coinvolgente contribuisce a creare un’atmosfera dalle tinte dark, non dissimile da quella di Gomorra.

In sintesi Suburra è esattamente quello di cui l’industria italiana aveva bisogno, un prodotto all’altezza delle aspettative.

Netflix è andata sul sicuro per questa prima produzione italiana, è vero. Ma se la qualità media è effettivamente questa, se Suburra nei prossimi anni dovesse diventare solo uno dei tanti prodotti di alta qualità, il futuro appare più roseo.

#NETFLIX: “Suburra – La serie”
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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