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Love è giunta al termine. Il senso di fastidio che si prova prendendo coscienza di ciò alla fine della dodicesima puntata della terza stagione combacia perfettamente con quella latente sensazione di intolleranza che ci ha accompagnato per tutte le 34 puntate.

Intolleranza verso quei due personaggi così nevrotici, così imperfetti e così umani con i quali è impossibile empatizzare fino in fondo, ma per i quali si prova una certa compassione, dato che l’incompatibilità tra Gus e Mickey è evidente a tutti fin dai primi frame (tranne che a loro ovviamente).

Mentre nelle prime due stagioni però i due continuavano a rincorrersi e a mandare a monte la loro relazione, in questa ultima viene analizzata in maniera più approfondita la loro coppia in quanto tale e la loro ricerca di tranquillità e “normalità” all’interno di essa.

I due iniziano a fare carriera nei rispettivi ambiti, seppur con modi e tempi differenti, compiendo innumerevoli sbagli ma acquisendo sempre maggior fiducia nei propri mezzi. Non scatta mai tra di loro quel senso di competizione o gelosia per i successi dell’altro, anche se i propri insuccessi tendono a nasconderseli l’un l’altro, volendo sembrare migliori di quanto siano. Il fatto che entrambi partecipino a terapie di gruppo in cui confidano ciò che non hanno il coraggio di dire al partner sottolinea come la loro relazione non sia ancora matura ma che entrambi stiano provando a lavorarci.

Love

Se fino a questa stagione la mela marcia della coppia sembrava essere Mickey, in questa non possiamo non cambiare idea.

E non perché la ragazza sia diventata di colpo una santa ma perché il buon Gus si rivela pian piano per quello che è: un insicuro bugiardo cronico. I suoi scatti d’ira, le sue uscite fuori luogo, i suoi preconcetti e pregiudizi sono tutti frutto di una vita vissuta nell’incertezza e nella mediocrità (seppur le potenzialità e per essere “speciale” le abbia). La costante frustrazione che lo accompagna si riflette in tutto quello che fa e che dice, scoprendo una parte di lui (quella più vera), a cui non si era badato più di tanto o che facevamo finta di non voler vedere.

L’auto-sabotaggio è un tema ricorrente della serie per cui, una volta raggiunto una sorta di equilibrio cosmico, Gus e Mickey si rendono conto di dover fare di tutto per non mandare all’aria tutto, abbracciando in toto la filosofia del “provare a non rovinare tutto”. Inutile dire che “fare di tutto per non mandare all’aria tutto” concilierà milioni di volte con una ricaduta ma la legge fisica che attrae gli opposti è dalla loro e il finale di stagione lascia poco spazio alle congetture.

Punto forte di Love sono sempre state le sottotrame legate ai personaggi secondari che anche questa volta si confermano ben sviluppate. Bertie assume un ruolo così centrale da essere annoverata su Wikipedia tra personaggi principali della serie insieme alla strana coppia di cui sopra. La ragazza però, a differenza loro, sembra sempre più decisa nel voler recidere la nociva relazione con il nullafacente, nullatenente e nullapensante Randy, iniziando una fresca tresca con un altro amico di Gus, Chris. La genuina semplicità di questi due personaggi è anche la forza della loro relazione, basata su schemi semplici ma condivisi, che li porterà in maniera lenta ed inesorabile verso una relazione monotona ma duratura.

La cosiddetta zona di comfort esiste da sempre e c’è a chi sta bene, de gustibus.

L’intera serie è piaciuta a molti perchè i personaggi sono sfigati e imperfetti, perchè ambientata in una Los Angeles più sporca e senza riflettori, perchè il tono narrativo è leggero e piacevole e perchè i dialoghi hanno un buon ritmo.

Ma soprattutto Love è piaciuta perchè mostra quella generazione di trentenni pieni di incertezze e paure, quelli dei lavori precari, quelli con storie d’amore finite che hanno lasciato un vuoto, quelli che hanno dei sogni che non si sono ancora realizzati e forse ormai è troppo tardi.

Insomma quelli che non vorremmo essere ma che forse un po’ tutti siamo.

#NETFLIX MONDAY: “Love”, la terza stagione
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Producer di professione e redattore per passione, vive con entusiasmo e curiosità tutto ciò che gravita intorno al mondo della settima arte. Amante dei festival cinematografici così come della comoda accoppiata divano-Netflix, era uno dei massimi esperti di binge watching ancor prima di sapere cosa volesse dire.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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