fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 3 minuti

Per la nostra rubrica Netflix Monday, oggi vi suggeriamo un piccolo capolavoro italiano degli ultimi anni recentemente aggiunto al catalogo, da vedere assolutamente.

Quando uscì al cinema nel 2016, Lo chiamavano Jeeg Robot fu un successo clamoroso, accolto in maniera egualmente entusiasta da critica e pubblico.

Un fenomeno interessante e assolutamente inaspettato, soprattutto considerando che il giovane regista Gabriele Mainetti (al suo primo lungometraggio) aveva ricevuto così tante porte in faccia nella fase iniziale del progetto, che alla fine fu costretto ad accollarsi anche la produzione del film. Audace e coraggioso, come la sua creazione del resto.

Perchè Lo chiamavano Jeeg Robot è un film così ben riuscito?

Innanzitutto perchè la pellicola riprende la classica trama del superhero e ne fa ciò che vuole, la modella e la italianizza alla grande, creando il primo supereroe italiano DOC. Prende ispirazione da tutto ma non somiglia a niente, ed è splendido nella sua originalità.

Claudio Santamaria interpreta Enzo, un criminale di bassa lega nato e cresciuto a Tor Bella Monaca, nella periferia di Roma, che si limita a campare commettendo piccoli furtarelli. Disilluso e disinteressato verso la società che lo circonda (perchè a lui la gente “glie fa schifo”), acquisisce i super poteri cadendo nel Tevere durante una fuga dalla polizia, ed emergendone con una forza sovrumana.

Il personaggio di Enzo funziona perchè è uno di noi, estremamente umano; il suo primo pensiero non è certo quello di salvare il mondo, ma di sradicare e portarsi a casa un bancomat.

Un supereroe confuso ma buono, che cela dentro di sè una sensibilità morale che emerge lentamente grazie all’aiuto del personaggio dolcissimo e mezzo matto di Alessia (Ilenia Pastorelli), la componente femminile che non può mancare. Attraverso gli innocenti occhi di lei e il suo infantile mito per le gesta di Jeeg Robot, Enzo acquisisce consapevolezza della sua forza e della fragilità del mondo esterno, diventando infine quello che potremmo definire un eroe contemporaneo.

E infine parliamo del nostro personaggio preferito: il cattivo, la nemesi, il villain. Se Claudio Santamaria nei panni di Enzo è perfetto, Luca Marinelli nei panni dello Zingaro è da standing ovation. A metà tra Joker e un personaggio di “Domenica In” (occhio alla citazione), interpreta un piccolo boss della malavita romana ossessionato dal potere e dalla fama. Un’iniezione di follia allo stato puro, le sue danze e i suoi spiritati occhi azzurri sono davvero difficili da dimenticare. Piacevolmente inquietante.

Questo film è una boccata d’aria fresca insomma: un cinema onesto e senza fronzoli, diverso dal solito, frutto del duro lavoro di gente giovane (e si vede).

Nonostante il budget low cost la produzione è notevole, non ambisce a Holliwood (per fortuna) ma ne prende i tratti migliori e li riadatta “all’italiana” con grande carattere, creando un genere a sè. Una menzione merita inoltre la fotografia, che nella sua essenzialità riesce a cogliere, cosa non da poco, la realtà quotidiana e ordinaria di gente assolutamente comune. Alla faccia dei supereroi senza macchia e senza paura.

#NETFLIX MONDAY: “Lo chiamavano Jeeg Robot”
Rate this post

Giurista di formazione ma scrittrice di indole, ha un Master in Giornalismo e una forte passione per tutto ciò che sia in grado di provocare riflessioni e cogliere le sfumature più delicate, arte cinematografica in primis. Considera Wes Anderson e Terrence Malick le pietre miliari del suo amore per il cinema.