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Un ottantenne Robert Redford è intento a consumare la cena nella solitudine di casa sua, sembra tranquillo, forse un po’ annoiato. Viene improvvisamente interrotto dal suono del campanello. Chi sarà mai, a quest’ora della notte? È Jane Fonda, vicina di casa e anche lei ottantenne (ma con che classe ragazzi), venuta a proporre di trascorrere la notte insieme, per il semplice sollievo di avere qualcuno vicino con cui condividere le solitarie ore notturne.

Un incipit potenzialmente intrigante e curioso, due attori che insieme hanno fatto la storia del cinema. Le aspettative sono alte, ma vengono purtroppo tradite dopo pochi minuti di visione.

Tratto dall’omonimo romanzo di Kent Haruf, Le nostre anime di notte è una produzione Netflix, presentata fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Per l’occasione, all’accoppiata Jane Fonda – Robert Redford è stato consegnato un meritatissimo Leone d’oro alla carriera. Ce li ricordiamo soprattutto per A piedi nudi nel parco, e vederli di nuovo insieme sullo schermo dopo 50 anni fa sicuramente sorridere, provoca un senso di familiarità, di dolce ritorno al passato.

L’intento del regista Ritesh Batra era probabilmente quello di celebrare i due attori e il loro stupendo invecchiare, dedicando loro una storia che racconta il rifiorire della vita dopo la vecchiaia. Il film è infatti assolutamente e unicamente incentrato sulla mera presenza dei due, come a voler dimostrare che non è necessario altro.

Così non è, purtroppo.

Nonostante l’indiscutibile bravura dei due protagonisti, mancano le condizioni base per fare emergere i personaggi e dare loro il giusto spessore.

Pecca principale del film è sicuramente la sceneggiatura, inconsistente e scontata, che non riesce mai a decollare. Lo stesso vale per la regia: le sequenze sono troppo veloci e si interrompono continuamente, senza lasciare il tempo allo spettatore di immedesimarsi nella storia e godersi la dolcezza dell’idea di fondo, di poter cioè ritrovare l’amore anche nell’ultimissima fase della vita. Neppure la scelta della colonna sonora risulta vincente. Un vero peccato dal momento che, se gestita bene, sarebbe forse stata in grado di sopperire ai lacunosi dialoghi.

Per tutta la durata del film si attende con speranza un cambio di passo, un dialogo avvincente, l’affiorare di un’emozione. Qualcosa che riesca a fare da spalla e valorizzare l’incantevole coppia. Ma più la storia va avanti più l’entusiasmo cala, e la vagamente accennata presenza dei personaggi secondari contribuisce solo a far scattare dinamiche piuttosto prevedibili. Figli travagliati per gli errori commessi in passato dai genitori, nipotini ritrovati, vecchi amici che osservano con malcelata disapprovazione la nascita di questa nuova amicizia amorosa. Chi più ne ha più ne metta.

Non c’è armonia, né una visione personale della storia. La regia fa un passo indietro per cedere il palcoscenico agli attori, ma finisce per scomparire del tutto, lasciando lo spettatore con una netta sensazione di incompiuto.

 

 

#NETFLIX: “Le nostre anime di notte” di Ritesh Batra
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Giurista di formazione ma scrittrice di indole, ha un Master in Giornalismo e una forte passione per tutto ciò che sia in grado di provocare riflessioni e cogliere le sfumature più delicate, arte cinematografica in primis. Considera Wes Anderson e Terrence Malick le pietre miliari del suo amore per il cinema.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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