fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 4 minuti

La 91esima edizione degli Academy Awards si è conclusa con la vittoria per il Miglior Film di Green Book, che ha conquistato anche il premio per la Miglior Sceneggiatura Originale e il Miglior Attore Non Protagonista. E’ stata anche la serata di Bohemian Rapsody, vincitore di ben 4 statuette, fra cui quella al Miglior Attore Protagonista per l’interpretazione di Rami Malek, e soprattutto – come ci si poteva aspettare – di Black Panther, il superhero movie con il più alto incasso negli Usa, che di Oscar ne ha vinti addirittura tre, diventando il cinecomic più premiato di sempre.

Tutto questo ha quasi fatto passare in sordina i 3 Oscar di Roma ritirati da Alfonso Cuàron che, già vincitore dell’Oscar alla Miglior Regia nel 2014 con Gravity, è riuscito a ripetersi, conquistando inoltre il premio per la Miglior Fotografia e quello per il Miglior Film Straniero. Tra i vincitori della serata bisogna segnalare anche la Sony Pictures Animation, che ha conquistato l’Oscar per il Miglior Film d’Animazione con Spider-Man: Un nuovo universo, strappandolo per la prima volta dal 2011 – anno in cui vinse Rango della Paramount Picturesalla Pixar e alla Disney. E non dimentichiamoci di Netflix.

Già, perché con tutto quello che è successo, l’affermazione di Netflix nel panorama cinematografico statunitense, e quindi mondiale, è passata in secondo piano.

In netto contrasto con il clamore e le diatribe che hanno accompagnato – e forse continueranno ad accompagnare – i lungometraggi della società fondata da Reed Hastings al festival di Cannes e al festival di Venezia. Qualcuno, però, non si è fatto sfuggire l’occasione di andare contro il colosso streaming: “La Stampa” ad esempio si sofferma sull’Oscar più ambito mancato da Cuàron e, di conseguenza, sulla mancata vittoria di Netflix sull’establishment.

A tal proposito è necessario, se non doveroso, evidenziare alcuni aspetti della corsa agli Oscar di Netflix:

– nella categoria del Miglior Film non ha mai vinto un film in lingua straniera, pertanto non può considerarsi una vera e propria débâcle, anzi, qualcuno potrebbe obiettare – giustamente – che già la sola nomination sia stato un grande traguardo

– Roma ha ottenuto 10 nomination e conquistato 3 statuette, quella per la Miglior Fotografia, per Miglior Film Straniero e per Miglior Regia

– nessuna casa cinematografica è riuscita ad aggiudicarsi in questa edizione più premi di Netflix: suddividendo infatti le vittore per le case cinematografiche, non vi è alcun vincitore, solo un pareggio tra Disney, Fox, Universal e Netflix, tutte con 4 statuette

– oltre alle nomination de La Ballata di Buster Scruggs e agli Oscar di Roma, Netflix si è aggiudicata anche il premio per il Miglior Cortometraggio Documentario con End of a Sentence;

In soli 5 anni, da outsider quale era Netflix è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante all’interno degli Academy Awards, nonostante tutte le difficoltà incontrate.

Il suo modello di distribuzione, all’inizio aspramente criticato, basato sulla strategia day and date e, pertanto, su una limited theatrical release – una finestra di uscita al cinema ridotta rispetto alla norma, quanto basta per soddisfare i requisiti di partecipazione ai festival e le esigenze dei registi – sta portando i suoi frutti, convincendo sempre di più gli addetti ai lavori.

In occasione dei Golden Globes 2019, in risposta alla domanda di un giornalista che gli chiese se la vittoria di Roma decreterà la fine del cinema indipendente, Cuàron rispose evidenziando le potenzialità derivanti dalla sinergia tra cinema e streaming:

 “Quanti cinema avrebbero distribuito un film messicano in bianco e nero, in spagnolo e mixteco e senza star? Quanto pensi che sarebbe stata ampia la distribuzione tradizionale di un film come questo? Quanti film stranieri sono usciti quest’anno in 70mm? E’ ora di chiudere questa spiacevole discussione. La discussione tra cinema e streaming dovrebbe portare a lavorare insieme e a capire che favorirebbe la diversificazione.”

Affermare che Netflix non sia riuscito a battere l’establishment non è quindi del tutto corretto, anzi, se si considerano i casi di Roma e de La Ballata di Buster Scruggs, è lecito aspettarsi che questa tendenza di lungometraggi con una limited theatrical release vincenti agli Oscar, o quantomeno nominati, continuerà ad aumentare nel corso degli anni. E non è così difficile immaginarlo, soprattutto dopo che, nella giornata dopo la 91esima edizione, è stato rilasciato il trailer di The Irishman di Scorsese.

 

Netflix e la difficile scalata agli Oscar
4 (80%) 1 vote

Classe 97, laureato, polemico e sincero. Divora film con la stessa frequenza con cui si riempie la pancia, il che avviene molto spesso.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

La newsletter di RumoriFuoriScena è gratuita. Breve. Scritta da amanti del cinema per amanti del cinema.

Iscriviti alla newsletter!

Vai alla barra degli strumenti