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Se avete amato Inside Man” di Spike Lee (forse uno dei nostri crime movies preferiti), e il raffinato nonché geniale piano criminale che vi sta dietro, consigliamo di dare una chance alla nuova serie spagnola distribuita da Netflix, La casa di carta.

Lo sappiamo, il fatto che sia un prodotto spagnolo non ispira grande fiducia, anzi: scatta subito il terrore di trovarsi davanti alla classica telenovela popolata dai vari Juàn e Pablito. In questo caso però avete la nostra parola, quindi tranquillizzatevi.

Si tratta di una serie ricca di citazioni cinematografiche e di ottima qualità, per quanto di una qualità diversa dal solito: trama e ritmi narrativi, tipicamente americani, sono amalgamati e contaminati da una caratterizzazione dei personaggi tutta spagnola, un po’ sentimentale.

A dir la verità, qualcosa della telenovela spunta fuori ogni tanto, ma nell’insieme vi assicuro che non dà fastidio. Per non spoilerare niente prenderemo in considerazione solo i primi due episodi, giusto per darvi un assaggio. Se vi sentirete ispirati, starà a voi guardare il resto della serie e dare un vostro giudizio in merito.

Il tema della serie è la rapina perfetta: otto ladri si barricano con ostaggi nella Zecca di Stato, a Madrid, per portare a segno il colpo più incredibile della storia del crimine che, se tutto dovesse andare secondo i piani, frutterebbe niente meno che 2400 milioni di euro. Per chi non lo sapesse, la Zecca è il luogo in cui vengono stampate le banconote (da qui il titolo della serie, molto azzeccato), ed è proprio questa la parte più bella (e anche un pò ingenua) del piano: trattandosi di soldi che ancora non appartengono a nessuno, l’opinione pubblica tenderà a pendere dalla parte dei ladri. Dei moderni Robin Hood insomma. Per far sì che tutto questo funzioni, un’unica regola: niente spargimento di sangue.

Il piano, studiato fin nei minimi dettagli, è ideato dalla mente geniale del cosiddetto Professore: un personaggio colto, gentile, pacato. Nulla a che vedere con il criminale stereotipato.

Lui è la mente, e infatti non prenderà parte attiva alla rapina, limitandosi a monitorarne l’andamento dall’esterno. All’interno della Zecca gli esecutori, otto criminali da lui scelti in base ad un criterio molto semplice: non hanno niente da perdere. Molto tarantiniana (e quindi vincente, of course) la scelta di dare nomi fittizi ai personaggi. A ciascuno viene assegnato il nome di una città, in modo che nessuno conosca la vera identità dei compagni: Tokyo, Rio, Oslo, Berlino (il villain della situazione, a nostro parere il personaggio che funziona meglio nonostante la sua vena sadica) e così via. Ulteriore elemento che vuole rendere omaggio al grande cinema sono le maschere di Dalì indossate dai rapinatori, un tocco di classe che non possiamo fare a meno di apprezzare.

La trama diventa via via più intricata, e il continuum narrativo viene spezzato da ripetuti flash back che ci riportano ai lunghi mesi di preparazione della rapina.

Tempi felici, rispetto alla situazione che la banda criminale si ritrova ad affrontare all’interno della Zecca. Il piano, sulla carta semplice e sicuro, viene continuamente messo a rischio sia dalle dinamiche (sentimentali e non) che si instaurano tra gli otto rapinatori, sia da interventi esterni, in particolare dai tentativi della polizia di sventare la rapina e portare in salvo gli ostaggi. A capo dell’operazione troviamo l’ispettore Raquel Murrillo, personaggio complesso e ben caratterizzato, che oscilla continuamente tra la pura determinazione e la difficoltà a mantenere i nervi saldi. Anticipo che a volte vi verrà l’impulso di mettervi le mani nei capelli e tirare un pugno allo schermo, increduli di fronte alle sue crisi di panico.

Nella versione originale, trasmessa nei mesi passati dall’emittente televisiva spagnola Antena 3, la serie era divisa in 15 episodi da 75 minuti ciascuna; Netflix, dimostrando come sempre grande furbizia, ha ridimensionato le puntate (40 minuti circa) in modo tale da creare due stagioni. Per ora è stata rilasciata la prima, non ci resta che attendere la seconda.

#NETFLIX: La Casa di Carta, il crimine che non ti aspetti
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Giurista di formazione ma scrittrice di indole, ha un Master in Giornalismo e una forte passione per tutto ciò che sia in grado di provocare riflessioni e cogliere le sfumature più delicate, arte cinematografica in primis. Considera Wes Anderson e Terrence Malick le pietre miliari del suo amore per il cinema.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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