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Nell’ormai ampio, per non dire sconfinato, panorama di serie TV che vediamo fiorire una dopo l’altra, ci vuole un’idea più che accattivante per riuscire a lasciare il segno. E non solo. È necessario catturare l’attenzione di chi guarda fin dal primo episodio, al punto da convincerlo a guardare il secondo. In fondo è solo questo il segreto di una serie di successo: spingere lo spettatore fino all’episodio successivo, e poi a quello dopo ancora, e così via.

Steven Soderbergh e Scott Frank hanno unito le forze e ci sono riusciti con Godless, ideando la prima serie western (al femminile) targata Netflix.

Cominciamo con il dire che Godless non è una serie da binge-watching, da guardare tutta in un colpo. Sono solo sette episodi ma ciascuno dura più di un’ora, quindi immaginatevi un western di circa nove ore e regolatevi di conseguenza. Ha un respiro lento, che accelera e poi decresce, con momenti “riflessivi” proprio come nei vecchi film di Sergio Leone. Praterie, cavalli, banditi e distintivi. A chi non è amante del genere, questa serie non piacerà. Chi al contrario lo è, ne andrà pazzo.

La storia si svolge nel 1880 in New Mexico, e gira intorno a due cardini principali. Il primo è un luogo, La Belle, cittadina tipica del Far West, se non fosse per la quasi totale assenza di uomini, decimati anni prima a causa di un’incidente in miniera.   “Welcome to No Man’s Land”, nel vero senso del termine. La città è completamente in mano alle donne, vere protagoniste, le quali dopo essere rimaste senza mariti, padri o figli, si sono rimboccate le maniche per tirare avanti, affiancate solo dallo sceriffo e dal suo giovane vice.

Il secondo cardine della vicenda è un rapporto irrisolto, un conto in sospeso tra il famigerato bandito Frank Griffin (Jeff Daniels) e il suo giovane pupillo, Roy Goode (Jack O’Connell), che ha deciso di distaccarsi dalla banda di criminali per intraprendere una strada diversa. Durante la fuga, Roy capita per caso a La Belle, dove viene ospitato dalla bella e riservata Alice Fletcher (Michelle Dockery di Downton Abbey), vedova di un nativo americano e per questo malvista dal resto della comunità. La permanenza del giovane fuggitivo a La Belle attirerà sulla città, e sulle sue abitanti, l’attenzione omicida di Frank Griffin, portando ad un classico scontro finale (che vale l’attesa).

Un western rivisitato e reso contemporaneo, un’idea semplice ma coraggiosa.

La particolarità di Godless sta proprio nell’attenersi alle regole di un genere assolutamente classico, riuscendo però ad innovarlo: nonostante le dinamiche siano senza dubbio quelle di un western, le sfumature sono più che attuali. Protagoniste al femminile, storie d’amore omosessuali e interrazziali, il tutto in una cornice di lande desolate, pallottole e saloon. Un mix decisamente inconsueto, che però funziona.

Notevole inoltre la caratterizzazione dei personaggi, che sopperisce al fatto che alcune sotto trame ogni tanto provochino un calo di entusiasmo. Nonostante il ritmo sia lento, il sapiente uso di flashback non solo mantiene viva l’attenzione, ma riesce anche a dare una visione a tutto tondo dei personaggi. A ciò contribuiscono ovviamente anche le solide interpretazioni  sia delle protagoniste femminili (una bravissima Merritt Wever nei panni della sorella dello sceriffo), sia di quelli maschili: dal giovane Jack O’Connell di Skins, al non più tanto giovane Jeff Daniels, che esce dai suoi soliti schemi interpretando qui uno splendido e controverso villain.

In conclusione Scott Frank, sceneggiatore di Minority Report e del recente Logan – Wolverine, si è dimostrato più che capace anche nei panni di regista.

Attraverso un ben congegnato meccanismo di azione e reazione basato fondamentalmente sulla vendetta, ci racconta la vicenda come meglio crede, con i tempi e le modalità del caso. A volte comunicando anche attraverso silenzi, o semplicemente inquadrature della natura, selvaggia e desolata. Il fatto che la serie sia prodotta da Soderbergh, si può considerare come la ciliegina sulla torta.

#NETFLIX: “Godless” di Steven Soderbergh
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Giurista di formazione ma scrittrice di indole, ha un Master in Giornalismo e una forte passione per tutto ciò che sia in grado di provocare riflessioni e cogliere le sfumature più delicate, arte cinematografica in primis. Considera Wes Anderson e Terrence Malick le pietre miliari del suo amore per il cinema.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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