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Da lunedì scorso è partita su Rai 1 una fiction nuova di zecca intitolata “Nero a metà” prodotta da Rai Fiction e Cattleya con la ormai onnipresente Netflix. Roma fa da set caotico e multietnico alle vicende dell’ispettore Guerrieri, interpretato da Claudio Amendola. Il titolo invece richiama non solo il mondo problematico e sfaccettato di oggi ma soprattutto l’altro protagonista. Malik, un poliziotto di colore immigrato da tempo in Italia e risultato primo nel suo corso in Accademia.

Il rapporto e il continuo confronto fra i due, dopo il suo ingresso in squadra, sono alla base della serie.

Da una parte infatti troviamo un poliziotto maturo, cinico e disilluso nell’anima, ma che non si tira mai indietro e ama fare da solo. Rimasto vedovo presto, si porta dentro un dolore profondo che traspare in tante scene.
Dall’altra un giovane talentuoso e iper-tecnologico che vuole emergere e mal sopporta il controllo del suo nuovo capo. Fra i due la figlia del primo, vicina alla squadra in quanto parte della Scientifica, complice del padre nel continuo ricordo della mamma. Facile immaginare che fra lei e Malik possa nascere una storia che potrà avere sviluppi interessanti.
Polo di attrazione assoluto della serie è Claudio Amendola, che torna ai fasti delle sue migliori fiction. Classe 1963 e figlio d’arte (i suoi genitori sono i doppiatori e attori Ferruccio Amendola e Rita Savagnone) debutta coi fratelli Vanzina in tre film che lo identificano come il romano più simpatico d’Italia: il mitico Vacanze di Natale, Amarsi un po’ e Vacanze in America.
Dalla commedia passa con successo a diversi ruoli impegnati sotto la guida di registi del calibro di Risi, Scola, Tognazzi, Mazzacurati e Virzì. In televisione è spesso l’eroe buono di molte fiction e il suo personaggio più noto è Giulio Cesaroni nell’omonima serie che dal 2006 al 2014 ha fatto compagnia e strappato risate a tutti gli italiani. Il suo più grande pregio è la capacità di passare dal registro comico della commedia a quello drammatico, abbinandoli talvolta anche nello stesso personaggio.

Questo è il caso di “Nero a metà” dove all’interno delle vicende drammatiche della serie l’attore inserisce una ironia e soprattutto una autoironia che rendono il personaggio particolare e convincente.

La scrittura della serie è interessante e attuale, e pur nelle logiche “mainstream” tipiche di Rai 1 propone un approccio che merita di essere seguito. Sullo sfondo infatti è fortemente presente il tema dell’integrazione in un paese che fatica ancora ad accettare i “diversi” anche se nati in Italia. Anche se Roma sembra a prima vista accogliente, e il rione Monti dove la serie è ambientata è sicuramente un buon esempio di integrazione, i “neri” restano neri e oggi, in tempi di difficoltà economiche, fanno più paura di ieri. E non bastano le battute “finto-razziste” del commissario a stemperare questa sensazione.
Il prodotto è ben confezionato e la regia è efficace nel racconto dei caratteri e dell’ambiente metropolitano. La scelta precisa è di raccontare la verità con la forte volontà di presentare un personaggio che, a differenza dei colleghi Montalbano, Schiavone e Coliandro (per citare gli ultimi eroi nostrani da fiction) è “originale” per la sua assoluta normalità.
Unica pecca il vizio tutto italiano di alcune fiction di inserire attori noti, in ruoli di supporto, che rendono a mio parere poco credibili e a tratti fastidiose le loro interpretazioni.
E’ il caso di Angela Finocchiaro nei panni della capa della scientifica dalla quale ci si aspetta da un momento all’altro una battuta tipica dei tanti suoi film brillanti.
Ma soprattutto è il vice di Guerrieri, interpretato da Fortunato Cerlino, a non riuscire a discostarsi dalle espressioni e dalle movenze del più celebre Don Pietro Savastano di “Gomorra” che lo ha reso famoso e che temo renderà ogni sua apparizione “vittima” di quel personaggio.

La domanda su questo tema, che mi sta particolarmente a cuore, è: ma con tutti gli attori bravi, poco conosciuti, del panorama italiano non sarebbe il caso di dare opportunità a loro piuttosto che all’”usato sicuro”?

“Nero a metà”: la nuova fiction con Claudio Amendola
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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