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I miracoli per definizione non hanno spiegazione. Per chi ha fede si accettano come sono, a chi traballa o non ne ha suscitano un sacco di domande.

Nel caso della nuova serie Il Miracolo di Niccolò Ammaniti, appena conclusasi dopo 8 puntate, le domande restano tante a prescindere dal credere o meno.
Dalle prime: perchè la Madonna piange? E perchè così copiosamente? (9 litri all’ora nonostante pesi solo 2 chili). E perchè ancora il suo sangue è così strano? (il suo DNA è maschile e varia nel tempo “come se lui fosse vivo in un’altra dimensione”). A quella sulla possibile ragione del miracolo o sulla sua conseguenza: chi ha ucciso la piccola Beatrice? Non può essere stato il suo amico del cuore Nicolino?! (Lui era al suo fianco quando viene attirata nel bosco). Fino alle domande di chiusura: ma la biologa Roversi resterà incinta del DNA estratto dal sangue della Madonna? Riuscirà a generare “l’uomo nuovo”?
Solo queste domande, fra le altre decine che ognuno di noi potrebbe fare, bastano per dimostrare il punto di forza principale della serie: l’originalità e la capacità di coinvolgere attraverso il tema e la capacità degli attori.
Protagonisti tutti molto bravi, ottimamente assemblati fra loro e ben diretti da Lucio Pellegrini e Francesco Munzi che hanno affiancato Ammaniti alla sua prima prova da regista.
Su tutti spicca una straordinaria Elena Lietti che interpreta Sole la moglie del primo ministro. Il suo ritratto è quello verissimo dei dubbi e delle contraddizioni dell’essere moglie, madre e soprattutto donna oggi. Unica è la sua capacità di coinvolgere lo spettatore nel suo quotidiano e insieme nel suo intimo più profondo. Il rapporto difficile con i figli, con il potere che il marito rappresenta, con la sua sessualità sono una sotto trama della storia che la rende molto aderente alla realtà.
Solo poco sotto c’è un grande Tommaso Ragno, nella parte di padre Marcello, che attraverso le 8 puntate racconta un percorso di follia e redenzione da una profonda crisi di fede sua e, a suo parere, di tutti. La sua espressione sempre cupa e tormentata è specchio perfetto delle debolezze umane e della voglia, anche senza più forze, di provare fino in fondo a riscattarsi.
Chiude la triade dei migliori un Guido Caprino che, nei panni del primo ministro Pietromarchi, disegna abilmente cosa può essere il potere oggi fra grandi ideali e possibili scorciatoie. Il suo volto, quasi sempre impassibile fra drammi e speranze, fa da efficace contrappeso ai tanti volti carichi di emozioni che gli stanno intorno.

Sull’originalità della serie ha senso tornare: nel più puro stile Ammaniti è una storia compatta che parte da un assunto “fantastico” riuscendo a parlare di vita vera con una combinazione spesso sorprendente.

Le vicende di tutti i personaggi, coinvolti in modo diretto o indiretto con il ritrovamento, sono assolutamente quotidiane ma spesso contrappuntate da colpi di scena surreali, simbolismi forti e invenzioni visive grottesche. Su tutte la scena in cui l’anziana madre della biologa, terminale e paralizzata a letto, afferra al volo una mosca, grazie al sangue della Madonna iniettatole dalla figlia, un attimo prima di spegnersi. Un flash, prima dei titoli di coda della seconda puntata, per aprire una pista narrativa nuova e aggiungere nuovi livelli di interpretazione.
Per trovare un limite della serie il ritmo talvolta cala per lunghi passaggi. Potrebbe essere però una scelta voluta per preparare lo spettatore alle sorprese successive o per dargli il tempo di “riposarsi” e di riflettere su quelle appena vissute.

Ma ora quanto ci dovremo “riposare” prima della seconda stagione?

Viste le tante strade rimaste aperte sembrerebbe probabile un’uscita nel 2019, ma conoscendo Ammaniti, e la sua voglia di sorprendere sempre, nulla è scontato. In ogni caso noi spettatori abbiamo ancora bisogno di riflettere sui nostri equilibrismi fra quotidiano e speciale, fra fede e cinismo. E tutti vogliamo continuare a credere in qualcosa per superare le nostre paure e i nostri limiti. Quindi qualunque sia la vostra volontà, autori e produttori, pensate a noi!
Il miracolo de “Il Miracolo”? Un’altra grande serie TV italiana!
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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