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Caro lettore, quanto è difficile trattare qualcosa al centro dell’attenzione comune, senza cadere nella banalità?

Potresti pensare che questa pellicola, come questa recensione, si rivelerà lo zenit della scontatezza. Per il primo punto non sussiste pericolo, per il secondo farò del mio meglio per non annoiarti.

Se Coelho scrive che “Il Vincitore è solo”, Sorrentino, in Loro 2, ribatte e afferma che “Il venditore è tale, perché parla e non ascolta mai”.

Ed è proprio la paura della solitudine ad accompagnare il più grande venditore italiano di sempre, Silvio Berlusconi.

Quando si parla di paure, però, nessuno vince e nessuno perde, è risaputo. Questo Sorrentino lo sa bene, e se dovessimo tracciare il leitmotiv della sua filmografia, troveremo sempre questa costante: la paura. Che sia di invecchiare, della morte, della consapevolezza di non saper stare al mondo o del futuro, poco importa.

Questa vecchia signora chiamata Paura è la compagna devota di tutti gli uomini del macrocosmo Sorrentiniano: Loro, sono uomini in difficoltà, in un universo, a sua volta, problematico.

Ne Il Divo Sorrentino mette in scena la nostra pochezza, le nostre quotidiane maschere e la paura di una ricerca della verità che spaventa, servendosi dell’emblematica e introversa figura di Andreotti. In This Must Be The Place, i turbamenti e le paure di Cheyenne divengono contemporaneamente le nostre. In Jep Gambardella, invece, vediamo il nostro riflesso in un uomo smarrito che perde il suo tempo in mulinelli sconclusionati, ai festini organizzati dalla Roma bene.

Pur essendo due personalità in antitesi, come destra e sinistra, il fil rouge che collega le personalità di Lenny Belardo in The Young Pope e Berlusconi di Loro 2 è la contraddizione. Se il primo è un papa che si eclissa in piena crisi di fede e disprezza il prossimo, l’ex premier, riprendendo Sorrentino, è “un mistero avvicinabile”, un “uomo prevedibile ma indecifrabile”, un politico che si pone al centro della scena italiana come se fosse un divo del cinema.

Con Loro 2, Sorrentino si tiene ben lontano dalle cronache politiche e dai rotocalchi mondani del periodo in cui è ambientato. O almeno, fa sì che questi siano marginali. Cerca piuttosto, come un abile psicoanalista, di porsi dietro al paziente invitandolo a manifestare e parlare di tutto ciò che giunge al suo pensiero, scavando la dimensione intima e non politica di un uomo protagonista della storia italiana degli ultimi due decenni.

Il Cavaliere di Sorrentino è paradossalmente un uomo solo, allo stesso tempo circondato da un harem di avvenenti ragazze da copertina e veneri in pelliccia con stivali di pelle, ma abbandonato dall’unica donna capace di amarlo, Veronica Lario, interpretata con abilità da Elena Sofia Ricci.

Sorrentino ce lo dice così, a bruciapelo, d’impatto. Tutti gli uomini soffrono, persino un uomo come Lui, il leader che con il potere dispensa omaggi e trasgredisce.

A differenza della prima parte, in Loro 2 viene raggiunto un apice di umanità che, probabilmente, pochi si aspettavano.

I sensi di colpa nei confronti di Veronica si possono vedere e toccare con mano. Aleggiano su di Lui, lo seguono instancabilmente. Sono incartati negli eleganti pacchi regalo che fanno da involucro alle collane con farfalline di dubbio gusto.

Si potrebbe cercare un senso a questi alti euforici e bassi patologici, a questo impero decadente che ci provoca un senso di nausea con il passare del tempo. E “La Nausée”, come diceva Sartre, “è l’Esistenza che si svela – e non è bella a vedersi l’Esistenza”.

Nel frattempo possiamo pure morire di vecchiaia cercando di comprendere i comportamenti e le motivazioni dei protagonisti di questo limbo berlusconiano, confinato alle “quattro mura” della villa in Sardegna.
Non tutte le cose, però, necessitano di comprensione. Basta sentirle.

I Loro sentimenti sono attuali e si sviluppano con vitalismo, esattamente come la loro paura di fallire.
Sorrentino mette abilmente in scena un Berlusconi intento a distrarsi tra donnine leggere che lo fanno ridere e sanno come placare la sua ingordigia senza freni. Si distrae per non pensare al suo divorzio imminente.

Veronica Lario, dall’altro lato, si rivela la sua peggior nemica, la sua controparte, l’opposizione. È una donna offesa, a cui è stata calpestata la dignità. Una donna con vuoti sentimentali non colmati, disincantata e disinnamorata. Una donna le cui certezze granitiche e i progetti di vita crollano come i palazzi dell’Aquila, alla fine della pellicola. È vittima di un amore mancato e calpestato. Veronica torna solo per dire, come farebbe Serge Gainsbourg, “Je suis venu te dire che je m’en vais”, con la speranza che Silvio possa pentirsi sul serio. Questo però, non accade.

Il Berlusconi di Sorrentino è un uomo annoiato, cupo, che non riesce più a tracciare la sua identità, un uomo che potrebbe essere anche il nostro vicino di casa.

Ma Sorrentino da dove tira fuori tutta questa umanità?

Una cosa è certa, il film non è un attacco ad personam e la morale è semplice: non si conosce nulla fino in fondo, in particolar modo le persone. Non si può mai avere una visione a 360 gradi. Tra citazioni felliniane e festini a base di alcol e droga, Sorrentino ci da in mano la verità: la totalità è una cosa difficile da raggiungere e la parzialità è l’unica certezza.

Da vedere, assolutamente. Anche solo per l’ impeccabile l’interpretazione di Servillo, che si conferma essere un Dio sull’Olimpo del panorama degli attori italiani.

#RECENSIONE:”Loro 2″ di Paolo Sorrentino
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Carmen Bagalà

Studentessa c/o Bocconi e Ied, ha una grande passione per il cinema, la regia, l’arte e qualsiasi cosa si intenda per espressione dell’essere. Ha scoperto il cinema da piccola guardando Fellini e Godard e se ne è innamorata. È sempre alla ricerca della novità originale. Adora le simmetrie di Wes Anderson, Sorrentino e le serie tv made in UK.