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L’uscita nelle sale italiane di Dunkirk ha portato la consueta ondata di polemiche legate alla fama del suo regista Christopher Nolan. Venerato come una leggenda dagli estimatori per la sua capacità di disorientare il pubblico con lo sfasamento di fabula e intreccio, è definito da molti eccessivamente narcisista e mainstream. Nolan arriva con questo film a una svolta nella sua carriera, portando alla luce un progetto ideato oltre vent’anni fa e basato su eventi realmente accaduti nel 1940. Capolavoro o fallimento, dunque?

L’evacuazione di Dunquerque fu uno dei momenti più celebri della Seconda Guerra Mondiale, nonché uno snodo cruciale per le sorti del conflitto. 

Oltre quattrocentomila soldati delle truppe inglesi e francesi, incalzati dall’esercito nazista nel piccolo porto sulla manica, furono salvati grazie alle imbarcazioni civili arrivate in soccorso. Questi eventi costituirono una vittoria di incalcolabile valore morale, in una fase della guerra in cui la superiorità delle armate tedesche sembrava evidente.

Cominciamo da quello che ci ha lasciati perplessi, non necessariamente in accezione negativa, di quest’esordio della “fase 2” di Nolan. Siamo convinti infatti che questo film farà da spartiacque nella filmografia del regista britannico, che ci sarà in sostanza un pre e un post-Dunkirk. Tanti dei temi ricorrenti nei film precedenti del regista sono assenti, dal concetto di ossessione al dualismo dell’anima umana, a dimostrazione dell’inizio di un nuovo ciclo. Rimane invece invariata l’idea di sfasare i tempi della narrazione: gli eventi sono descritti da tre punti di vista – il molo, il mare e il cielo – ognuno con una diversa durata temporale.

Quest’ espediente però non aggiunge particolare valore a un film che è vincente per semplicità e asciuttezza. Rispetto ad altri film, da MementoInception a The Prestige, dove quest’ elemento era cruciale e indispensabile, in Dunkirk passa nettamente in secondo piano.

La forza di Dunkirk sta nel raffigurare la guerra come un elemento collettivo, dove la storia tramandata ai posteri conta più del singolo personaggio.

Salvo rare eccezioni, i personaggi di Dunkirk non hanno nome. A voler ben vedere non esiste nemmeno un vero protagonista. Incomprensibili le critiche su una presunta retorica di fondo, per un film che fa dell’asciuttezza e del realismo le sue chiavi emotive. La scelta di non focalizzarsi su una storia singola ma di restituire una panoramica dell’evento è vincente per un duplice motivo, estetico e narrativo. Non essendoci un’unica storia principale, l’esperienza visiva è totalmente immersiva. Il ritmo e’ scandito esclusivamente dalla colonna sonora di Hans Zimmer, tanto preponderante da sostituirsi quasi ai tagli di montaggio tra una scena e l’altra. Lo spettatore può effettivamente sentirsi sulle spiagge di Dunquerque come uno dei giovani soldati inglesi.

A livello narrativo, la scelta di Nolan è ancora più condivisibile. La guerra, o quanto meno quello che dei conflitti si tramanda, non si ricorda dei singoli. Una tale impostazione consente poi riflessioni interessanti sulla coesione sociale e sui valori patriottici di un paese sull’orlo della sconfitta. In un’ Europa disunita e narcisista come quella odierna, un evento di tale portata sarebbe possibile?

Si può definire capolavoro un film che cambia in meglio e per sempre il genere in cui è inserito. Qui Nolan cambia certamente il suo modo di fare cinema.

Certamente Dunkirk costituisce una novità all’interno del genere dei film di guerra. Per leggerezza e capacità di stimolare visivamente lo spettatore ricorda La Sottile Linea Rossa di Terrence Malick, questo sì un capolavoro del genere. Si pensi in particolare alla prima, magnifica scena del film. Per capire se il film di Nolan entrerà realmente nella storia del cinema, servirà il giudizio insindacabile del tempo. Quel che è certa è la capacità del regista di reinventarsi, di fare un film quasi totalmente privo di dialoghi, dove le immagini contano più delle parole. Nessuna retorica, nessun eroismo alla Salvate il soldato Ryan, nessuna (o quasi) frase ad effetto.

Un’ultima sottolineatura importante: abbiamo visto Dunkirk al Cinema Arcadia di Melzo nella Sala Energia, votata nel 2017 la migliore d’Europa. Il film è prima di tutto un’esperienza visiva e sensoriale, non solo semplice intrattenimento, e merita la qualità di uno schermo adatto al 70 mm. Ne sentiremo parlare certamente ai prossimi premi Oscar, almeno per quanto riguarda il comparto tecnico. Non vi resta che godervi la visione!

 

#L’OPINIONE SU: Dunkirk di Cristopher Nolan
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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