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CAMBIAMENTO -nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma-

Ciò che Werner Herzog mette in scena con Lo and Behold si può riassumere in una costante dicotomia, che tuttavia viene presto smascherata come una visione verso un futuro incerto.

Come in molti altri lavori del regista tedesco, anche in questo caso l’ambiguità morale insita in una scelta collettiva permea il senso dell’opera. L’analisi proposta è questa: l’uso ormai massivo di internet ci renderà veramente liberi o questa libertà farà un lungo giro su se stessa fino a trasformarci in schiavi, conducendoci poi verso una lenza estinzione?

Questa domanda si ramifica in modo sempre più evidente man mano che alcuni utenti della rete raccontano le loro singolari esperienze. Nel film ciò che viene ritenuto un buon uso del web è la possibilità di conferire mansioni umane a intelligenze artificiali, mentre quello che Herzog chiama -con il suo inconfondibile accento- “the dark side” si riferisce all’alienazione derivante da un abuso di un mondo “altro” da quello tangibile e esperibile attraverso contatti umani autentici. Sono questi i due aspetti etici che vengono analizzati con l’intento di raccogliere le perplessità dell’osservatore comune: quante volte è capitato di sentire la paura di alcuni sull’insita anarchia della rete (una rete che allo stesso tempo scioglie i legami creandone di nuovi, inestricabili proprio perché invisibili) e quante altre le sperticate lodi ai molti vantaggi che questo mezzo può creare.

Questa dicotomia si fa strada fino agli ultimi capitoli di Lo and Behold, per poi sfociare in un’inevitabile non risposta su ciò che ci attende. Quello che emerge sottopelle è un’analisi sintetica ma precisa su quanto il presente si muova attraverso l’indecifrabilità. La sua immanenza cognitiva è dettata proprio dalla nascita del web e dal conseguente moltiplicarsi di input a cui attingere. Se oggi un argomento di grande importanza viene sviscerato nel modo più convincente possibile per un verso, poco dopo (o poco prima, non importa) si troverà la tesi opposta esposta con la stessa efficacia e potenza argomentativa, fino a quando ne emergerà una terza che si posizionerà nel mezzo, fino alla nascita di un’ulteriore opinione che tornerà a sostenere la prima teoria ma in modo più radicale e anche quest’ultima andrà rispettata perché alla sua base ci sarà una solida base conoscitiva.

Internet è preso a pretesto per sposare un relativismo di intenti, e questo Herzog lo sa. Chi può dire con certezza se una scelta presente così ampia e diversa nei suoi mille effetti ci porterà tra dieci o cento anni ad una società più evoluta o a un azzeramento della morale collettiva? Anche i luminari interpellati non hanno saputo dare una risposta precisa, Hanno bensì testimoniato la contingenza di determinati progressi nella tecnica e la loro pericolosità nel vivere comune.

Questo non sbilanciarsi non è tuttavia figlio di una confusione bensì di una consapevolezza.

Non bisogna dimenticare che questo passaggio di ere a cui si assiste è forse il più sottile di sempre. Mai nella storia si erano affastellati tanti cambiamenti così profondi nelle modalità di affrontare il quotidiano, ma quando si solleva così tanta polvere prima che questa si depositi è richiesta una notevole dose di pazienza, e se si scambia una tempesta di sabbia per un cielo ormai terso c’è il rischio che non si riesca a capire la differenza in futuro.

È verso questa riflessione che si converge: non è necessario aderire a una tesi piuttosto che a un’altra, andando a sposare o a osteggiare l’evoluzione dell’impero di internet, quanto piuttosto realizzare che la sua vera forma non è quella attuale, evitando così di incorrere nell’errore di gettare delle basi di convivenza con questa nuova fonte di vita -morte- solo su degli abbozzi di un’entità destinata a diventare inevitabilmente enorme. Più enorme di quanto già non sia.

INERZIA -homo homini lupus-

Uno scenario così ampio sul futuro della razza umana, però, non è esclusivamente ascrivibile alla trasformazione.

Aleggia, per tutto il documentario, l’idea che internet cambierà l’uomo e i sui equilibri e disequilibri. Questa, bene o male, è stata la domanda al centro delle riflessioni sul futuro: “Cambieremo? E se succederà sarà in meglio o in peggio?”.

L’altro lato della discussione però è sempre presente, che lo si voglia o no, ed è forse questo il vero dark side. È internet che muterà l’uomo o sarà l’uomo che conformerà al suo modo si porsi davanti al reale tutto ciò che internet porta con sé?

L’individuo probabilmente non è mai cambiato veramente, ma è sempre rimasto fedele a ferali meccanismi che lo portano a prevaricare il prossimo per assicurarsi una sopravvivenza il cui scarto dall’inutile supremazia è sempre fin troppo ristretto. C’è da temere che se anche con questo nuovo passo tecnologico, forse il più potente di sempre, l’essere umano tenga fede alla sua egoistica codificazione, non cambiando effettivamente, l’iniquità potrà assumere tratti sempre più inquietanti e peggiorativi, e allora, quando la polvere si sarà depositata e la tempesta sarà passata, di noi non sarà rimasta traccia, e probabilmente sarà cosa buona e giusta.

 

Lo and Behold di Werner Herzog
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“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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