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Se c’è un attore nostrano che in questo momento sta facendo innamorare tutte le italiane di ogni età è certamente Lino Guanciale. Fra serie tv e film, prime visioni e repliche è lui che rappresenta in questo momento il sex symbol di casa nostra. Senza il fisico di Raul Bova o lo sguardo alla Scamarcio il suo e’ un fascino istintivo, frutto della combinazione di diversi valori a cui nessuna sugli schermi è riuscita a resistere: dalle recenti Vanessa Incontrada e Alessandra Mastronardi, indietro fino alle ospiti del convento guidato da Elena Sofia Ricci.
Lino Guanciale e’ un attore di razza e attenzione a non sottovalutarlo per i suoi recenti numerosi ruoli in serie “popolari”. La sua capacità di agganciare il pubblico è frutto di una scuola, di una gavetta e di una preparazione molto serie. I suoi inizi sono a teatro guidato da maestri come Gigi Proietti, Luca Ronconi e Michele Placido (gente che non si accontenta di attori qualunque, insomma).

Al cinema debutta nel 2009 con Carlos Saura in Io, Don Giovanni nel ruolo di Mozart, passando per registi del calibro di Corsicato, i Taviani con anche un cameo per Woody Allen in To Rome with love sufficiente da solo per incoronarlo icona del fascino italiano.

Ma è in televisione dove il suo talento e la sua versatilità nel rappresentare caratteri diversi lo portano al grande successo. Il primo picco di share da prima serata lo ottiene nei panni di Guido Corsi in Che Dio ci aiuti dalla seconda serie in avanti. Qui è un colto avvocato e docente universitario, definito dalle allieve “sexy prof”, che arriva nel convento di suor Angela come tutor della residenza universitaria scombussolando gli equilibri del luogo e soprattutto delle ospiti. Il suo ruolo e’ sempre brillante e oscilla fra il romanticismo e la drammaticità via via che le vicende si ingarbugliano.
La conferma presso il grande pubblico avviene con le due stagioni di Non dirlo al mio capo. Qui è Enrico Vinci, cinico avvocato titolare dello studio che porta il suo nome. Donnaiolo, egocentrico e disilluso dalla vita solo con l’arrivo di Lisa-Vanessa Incontrada rivede i suoi valori e le sue convinzioni convertendosi, ma solo alla fine, a “uomo ideale”. Il suo ruolo inizialmente è del cinico, brutalmente sincero, ma puntata dopo puntata riesce a far emergere una sensibilità ed una emotività realmente convincenti.
La consacrazione di queste settimane infine è con la seconda serie de L’allieva, boom di ascolti giovedì scorso su Rai 1. Qui è Claudio Conforti vice capo dell’Istituto di Medicina legale di Roma, i nostri CSI insomma, e supervisore della anatomopatologa Alice-Alessandra Mastronardi con la passione per le indagini che va oltre il suo ruolo. Il loro “ frizzante” rapporto è la base narrativa di ogni puntata e il fascino sarcastico e duro di Guanciale è il motivo dapprima di una feroce contrapposizione e poi di una passione che non li fa resistere. La sua interpretazione, piena di tic (come la passione per la spider) e con il vizio dei soprannomi per Alice (Sacrofano, da dove lei viene, è il più ricorrente) è divertente e originale e rende il plot, del noir leggero all’italiana non poi così nuovo, meritevole di essere seguito.
Guanciale è quindi un attore di cui avevamo bisogno e che conferma la capacità della scuola italiana di fornire regolarmente talenti capaci di fare soprattutto commedia. Un talento naturale, immediatamente simpatico anche a noi maschi (era dai tempi di Guido Caprino ne Il commissario Manara che non mi succedeva), che è piacevole da seguire e a cui è facile affezionarsi. Dice di se stesso:”Sono un figo, mio malgrado!”. Concordo pienamente e apprezzo molto la sua autoironia.
Lino Guanciale, il volto della fiction italiana
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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