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Quale può essere il caso più difficile nella carriera di un commissario ruvido e poco incline a seguire le procedure e le direttive dei suoi superiori? Indagare sull’omicidio di cui lui stesso è stato vittima! Questo è il tema de La porta rossa uno dei più originali prodotti della serialità italiana di cui si stanno concludendo in questi giorni le repliche (la Domenica e il Mercoledì su Rai 2 in prima serata) in vista della seconda stagione in partenza dal 13 febbraio. L’occasione è buona quindi per ripassare una vicenda quanto mai intricata e ricca di sorprese.


Proviamoci anche noi. Il poliziotto Leo Cagliostro, mentre indaga sulla morte di una ragazzina a causa di una nuova droga letale arrivata in città, viene ucciso in un conflitto a fuoco. Decide però di non lasciare il mondo dei vivi, di non attraversare la “porta rossa” che porta all’aldilà, per restare (come fece l’indimenticabile personaggio interpretato da Patrick Swayze in Ghost) a proteggere la moglie-magistrato Anna che rischia la sua stessa fine. Ad aiutare Cagliostro ci sono la giovane Vanessa, che riuscendo a vederlo si scopre medium, e Jonas anch’egli deceduto ma rimasto fra i vivi. Le 12 puntate provano a dipanare una matassa molto complessa di sospetti, ricatti, tradimenti e soprattutto di persone che non sono quello che si crede, tanto che alla fine Cagliostro deciderà di fermarsi ancora per proteggere la sua Anna, la loro figlia che sta per nascere e Vanessa alla quale ormai è molto legato.

La serie è stata ideata e scritta da Carlo Lucarelli, noto giallista e definito, grazie al suo storico programma tv Blu notte. I misteri italiani, il Piero Angela del noir, ed è una vera sorpresa per originalità di scrittura.


La prima puntata, in cui con la morte di Cagliostro si capisce la dinamica della storia e si cominciano a delineare le personalità dei membri della sua squadra, è spiazzante per chi si aspettava una “classica” serie poliziesca e così coinvolgente che le successive faticano a tenere quel ritmo e la stessa intensità emotiva. Immaginate le luci delle macchine della polizia nelle strade deserte della notte che arrivano in una piazza per l’ultima chiamata che la squadra mai avrebbe voluto ricevere. Sul tetto di un palazzo giace il corpo senza vita del loro collega più caro. E intorno a lui tutti loro a disperarsi e a cercare di capire come è possibile che due persone possano essersi uccise contemporaneamente. Al loro fianco si muove impazzito il fantasma della vittima, disperato per il loro dolore e incontenibile nel cercare di guidarli, ma senza alcuna speranza di farsi sentire, verso una dinamica che non è quella che sembra: a ucciderlo è stato un terzo uomo che ora minaccia l’incolumità dei suoi cari. In questi primi 50 minuti c’è tutta la forza della serie che vede nella relazione fra i protagonisti in questo doppio binario, quello che Cagliostro sa e quello che la squadra non riesce a scoprire, il suo tratto più avvincente.
I personaggi sono tutti azzeccati e gli attori sono molto bravi a calarsi in un racconto così ricco di sfumature e colpi di scena. Su tutti giganteggia il “più amato dalle italiane” Lino Guanciale in un ruolo drammatico dove la sua sola presenza (il suo esserci senza essere visto) e i suoi sguardi riempiono ogni scena.
Accanto a lui, Gabriella Pession (Anna) e Valentina Romani (Vanessa) disegnano bene l’inquietudine delle loro vicende personali, insieme ad Antonio Gerardi che interpreta un commissario tormentato fra l’affetto per Cagliostro e i sospetti che emergono indagando sulla sua doppia vita. La città di Trieste fa da palcoscenico inconsueto e ideale alla storia. Le sue luci e la sua architettura mitteleuropea (in alcune piazze sembra di stare a Vienna) danno ancora più mistero alla vicenda e il vento che soffia dal mare insieme alla fredda natura dei dintorni contengono bene l’insofferenza degli animi e il fatto che niente è come sembra.
Appuntamento al 13 febbraio quindi per ricominciare a vivere, dalla parte di Cagliostro, questa continua discesa negli inferi della vita che stava vivendo prima di essere ucciso. Nella speranza che tutte le zone d’ombra si dissolvano con l’originalità e le sorprese che diversi momenti della prima serie ci hanno dato.
LA PORTA ROSSA. UNA SERIE TV “DELL’ALTRO MONDO”.
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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