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Aspettavo con ottimismo e curiosità la nuova serie di Ivan Cotroneo, unico vero showrunner italiano. E la mia attesa, e dei tanti spettatori fedeli del Lunedì di Rai 1, non è andata delusa: La compagnia del cigno è un ottimo prodotto seriale italiano e un grande successo di pubblico (punte da 6 milioni di audience e 24% di share medio). Ho aspettato però qualche settimana per scriverne perché il tema e le prime puntate mi avevano spiazzato. Non avevo voluto leggere niente infatti prima che la serie partisse (se non del tema centrale un po’ fuori tendenza della musica classica) e per questo mi aspettavo o forse speravo la consueta ricetta vincente di casa Cotroneo. Ovvero una commedia con sorprese visive e narrative e interpretazioni vere e contemporanee.

Ricordate tutti come l’autore e regista raccontò in modo irresistibile, saccheggiando anche dai codici del musical, gli amori di Emilio Solfrizzi, Stefania Rocca, Neri Marcore’ e di tutti gli altri nelle tre stagioni di Tutti pazzi per amore? E di come illustrò con la stessa leggerezza, ma in alcuni tratti anche profondità, la coppia Pandolci- Santamaria nelle due stagioni di È arrivata la felicità? E ricordate infine di come ci ha stupito, fatto divertire e pensare alla donna nella società di oggi nel recente Sirene?! Bene, La compagnia del cigno è tutt’altra cosa!
La storia narra di un gruppo di ragazzi intorno ai 16 anni che frequenta il liceo del Conservatorio Verdi di Milano. Ognuno con i propri problemi, dell’età e non solo, e i propri sogni sono “costretti” a fare squadra per resistere ad un esigentissimo professore e direttore d’orchestra per questo da loro soprannominato “il bastardo”. Questa e’ la premessa che porterà i sei protagonisti principali ad unirsi, formando su wathsapp la “compagnia del cigno” (in onore a Giuseppe Verdi detto il “cigno di Busseto”) per tenere testa al “bastardo” tutto l’anno scolastico in vista del concerto di fine anno. Intorno ci sono tutte le loro storie personali, più o meno serie come possono esserlo quelle della loro età, insieme a quelle decisamente più drammatiche di alcuni di loro e del professore stesso che, colpito dalla perdita della figlia piccola in un incidente, è divorato dai suoi demoni e non riesce a tenerli lontani dalle aule e dal palcoscenico.

Un registro quindi completamente nuovo per Cotroneo che, con la sua sceneggiatrice storica Monica Rametta, riesce a disegnare una storia dura, profonda e molto coinvolgente in cui molti ragazzi e genitori potranno riconoscersi.

Alcuni passaggi alleggeriscono la narrazione, come gli intrallazzi amorosi sottolineati da canzoni cantate in modo estemporaneo dai protagonisti (il riferimento a Tutti pazzi per amore è certamente voluto), ma la serie è decisamente seria ed attuale. Come sempre nelle serie di Cotroneo anche qui è notevole la scelta degli attori e grande è la sua capacità nel farli recitare in modo molto vero costruendo caratteri assolutamente originali. Su tutti Alessio Boni che interpreta il direttore d’orchestra: da solo tiene in piedi la cifra di tensione emotiva che attraversa la storia. La sua interpretazione fa da spina dorsale a tutto il racconto e le emozioni che trasmette fanno da riferimento unico nella quotidianità di tutti suoi allievi. Fra loro la conferma, dopo il bell’esordio in Romanzo famigliare della Archibugi, di Fotinì Peluso che interpreta una imbronciata e irrisolta suonatrice di fagotto in perenne competizione con la madre. Al suo fianco i compagni sono tutti bravi e spontanei con, una spanna sopra tutti, Hildegard De Stefano che interpreta una violinista ipovedente in modo coaggioso e assolutamente credibile. Attorno a loro fra gli insegnanti e i parenti, è bravissimo Alessandro Roja (già bravo in È arrivata la felicità) zio gay, felice di esserlo, del violinista Matteo fra tutti il più in difficoltà che, arrivato dalla terremotata Amatrice, viene sostenuto nel suo percorso dalle apparizioni della mamma morta in un crollo (una Giovanna Mezzogiorno dolcissima).Ultima e doverosa citazione sulle immancabili polemiche arrivate da qualche conservatorio in giro per l’Italia   che hanno contestato l’immagine troppo dura dell’insegnamento che non sarebbe realista e potrebbe dissuadere i giovani nella scelta della carriera musicale. Tre commenti di pancia. Primo, c’è sempre qualcuno che ha da dire su tutto, soprattutto ora in epoca di social (vedi le assurde critiche di alcuni cosiddetti puristi sullo strepitoso Bohemian Rhapsody); ci dobbiamo ormai fare l’abitudine ma in alcuni casi è doveroso rispondere. Secondo, quello della musica classica è un mondo durissimo e ben venga che insegnanti esigenti ne insegnino la disciplina ed abituino alle sofferenze future chi vuole andare avanti in quella professione. Terzo e faccio un salto indietro agli anni ‘70: mi è parsa una polemica stile Lucherini uscita proprio il giorno dopo la prima puntata e che ha contribuito a creare ancora più attenzione sulla serie. Enrico Lucherini è stato il precursore e decano dei press agent italiani. Per 40 anni ha inventato ad arte storie d’amore improbabili fra attori ed infarti nelle sale durante i film dell’orrore perché si parlasse sui rotocalchi dei suoi film (ma tutto questo meriterebbe un articolo a parte). Qui non escluderei che dietro la polemica del Conservatorio di Padova ci sia un ufficio stampa esperto che ha trovato una notizia diventata subito virale che ha fatto parlare ancora di più di questa serie (“male o bene l’importante è che se ne parli” diceva più o meno Oscar Wilde).

Comunque sia andata “missione compiuta”: sempre più italiani stanno vedendo la serie e scoprendo con una chiave nuova ed avvincente quanto sia duro ed interessante il mondo della musica classica e quanto siano belli, determinati e vulnerabili al tempo stesso i sedicenni di oggi.

LA COMPAGNIA DEL CIGNO. NELLA SUA NUOVA SERIE IVAN COTRONEO CAMBIA REGISTRO
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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