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Sicuramente internet così fu concepito dal suo ideatore, lo scienziato del CERN Tim-Berners Lee, oggi setacciato da quella claustrofobica smania di controllo di Bruxelles che abbiamo imparato a conoscere bene. Spread, Deficit, Austerity; oramai ogni ansia ha il suo nomignolo economico. Giusto o sbagliato iper-regolamentare e incappucciare le problematiche così? Il dibattito si è recentemente rivitalizzato circa i destini possibili dell’internet: l’Unione Europea ha infatti emanato una direttiva che aggiorna quella del 2011, in modo da uniformare maggiormente la gestione e l’applicazione del diritto d’autore nella fruizione dei contenuti digitali.

Attorno a una manciata di punti controversi si è scatenato un autentico baccano, con tanto di barricate contrapposte. Puristi del sistema libero VS grigi burocrati al soldo delle major.

Procediamo con ordine. Essenzialmente la richiesta dei producer, un etichetta musicale o un giornale per esempio, verte attorno al principio della remunerazione per prodotto intellettuale fruito e consumato. Sempre con gli originali autori andrà pattuito e remunerato un eventuale riutilizzo o diffusione del contenuto in oggetto.

Scendendo negli inferi dei particolari: il discusso Articolo 11  appronta una tax link ad hoc per il nostro Social Network in caso ci spedisse sul nostro sito di felpe o sul nostro giornale online preferito. Dunque chi intendesse pubblicare un link e uno snippet (le due righe che seguono il collegamento) necessiterà di un’autorizzazione da parte dell’editore del contenuto, che si tradurrà nel pagare un compenso.

Ergo: i suddetti Social Network dovrebbero concordare con tali piattaforme un pay per click contrattualmente definito (un abbonamento annuale?). Cosa ne pensa il sottoscritto?

Che gli aggregatori di notizie sono virtualmente spacciati (non che le fake news progettate dai caproni per i caproni mi stiano particolarmente a cuore, non fraintendetemi).

Le imprese pagano miliardi per apparire, mentre outbound link fonte di views e advertising viaggiano A GRATIS per i producer che quindi già guadagnano e ci guadagnerebbero doppiamente, teneri facilotti se pensano che Mr. Zuckerberg non dribblerà le nuove regole o in ogni caso ci smenerà (qualcuno ha memoria del processo-barzelletta di Cambridge Analytica?).

Sono tendenzialmente d’accordo per le forme di protezione messe in campo per cinema ed editoria, messe rispettivamente alle corde dalla nuova pirateria online e da troppa libertà di parola agli idioti (eccomi). Alla qualità va associato un costo funzionale al suo stesso mantenimento e miglioramento.

Imbrigliare in maniera rigida un qualcosa di così intangibile è intelligente? Una cosa è certa: se queste misure otterranno significativa applicazione, l’assetto di internet cambierà drasticamente. La mia previsione è che rimarrà libero per una metà, nell’altra sostanzialmente effettueremo acquisti.

Oltremodo discusso è l’articolo 13: leggasi violazione del diritto d’autore. 

Questa norma mette scentemente al bando le piattaforme per ogni responsabilità sulla violazione del diritto d’autore: una poderosa spallata a queste ultime, dunque, da parte dei detentori dei diritti. Ma questi si arrogherebbero l’onere e l’onore di un controllo ex ante sui contenuti, il cosidetto filtraggio preventivo, e il sostenimento economico-legale di ricorsi e ripercussioni.

Avete idea inoltre dell’enorme quantità di dati da monitorare? Posta l’invenzione di un algoritmo che funzioni solo per controllarli tutti, chi investirebbe o trarrebbe vantaggio dai costi per sviluppare una tecnologia adeguata a tenere tutto sotto controllo? Google, Amazon, Facebook, o un’Authority? Mi verrebbe da dire: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi…

Ad ogni modo, la contrarietà sui provvedimenti è fatta manifesta da associazioni di tutela degli utenti, che non hanno certamente a cuore i possibili e probabili costi di controllo per gli stakeholder, bensì pongono alla base il problema pratico-etico. Internet è libero o niente, se poni barriere significa che lo stai mettendo nelle mani di certi gruppi che hanno interesse a controllarlo. Riuscite a immaginare il potere di mercato di un gruppo che controlli strumenti del genere?

Motivo ufficiale per cui è stata fatta questa legge: fornire agli stakeholder gli strumenti legali per negoziare i compensi con aziende che monetizzano con i loro contenuti online, pur continuando a consentire alle persone di condividere link gratuitamente (ma le suddette aziende/piattaforme sganciano). Motivo ufficioso: colpire Youtube e simili, che tutto sommato muovono una chiffre d’affaire mostruosa grazie alle fatiche altrui.

Come andrà a finire la faccenda? Non sono la sibilla cumana, ma intanto una chicca..

…in Spagna, dove è stato testato un provvedimento sul copyright di simili parametri, Google ha nettamente rifiutato di pagare e ha quindi chiuso Google News con un conseguente calo di traffico stimato tra il 6 e il 14%. A rimetterci? I siti di notizie locali e quelli meno conosciuti, i notiziari ‘non indispensabili’ a favore dei giornali TV. E se Sparta piange, Atene non ride: la disaffezione da disincentivo per i giornali online ha danneggiato anche il giornalismo ‘di qualità’. Non è una novità il fatto che l’editoria ‘impegnata’ voglia sbarazzarsi di tutte quelle fonti d’informazione gratuite che da sole sono insignificanti, ma messe assieme rosicchiano importanti fette di visibilità ai più grandi: equità?

Chi vi scrive esprime pareri assolutamente personali, fatte salve le oggettive spiegazioni su una norma. Ma sull’articolo 13 si è esposto un gruppo di oltre 70 tra accademici ed esperti: non solo la necessaria adozione di tecniche di riconoscimento metterebbe in ginocchio startup e piccole realtà che non potrebbero dotarsi dell’adeguata strumentazione. Ma getterebbe anche una mannaia su tutte le opere derivate, dai mashup ai meme. Ebbene sì: mai più meme su Salvini, Tyrion Lannister o altri figuri mitologici; non posso più citarlo o rappresentarlo senza prima il suo consenso. Sono proprio curioso di assistere agli sviluppi futuri di questa bagarre!

Credits image: Wikipedia; CNet; GdS; Gazzetta del Sud; Wired

Internet: un universo davvero libero?
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Mattia Soddu

Vive la propria vita come fosse un film, ne scrive per naturale conseguenza. Affetto da una seria forma di bipolarismo (pluri?) sin dai teneri natali, è capace di ridere a crepapelle per un horror come di piangere amaramente con un cartone animato. Cinico e bastardo al giusto grado. E’ brutalmente affascinato dal Giappone, non sa il perchè.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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