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È  di queste settimane la notizia che Lino Guanciale stia girando una nuova serie tv e i cuori di tutte le italiane hanno cominciato a battere più forte. Ma non solo il loro, visto il valore di questo attore che negli ultimi anni si è imposto come la vera rivelazione della televisione e del teatro nostrani. L’attore sarà protagonista della nuova fiction Rai Il commissario Ricciardi che nel 2020 di certo replicherà il successo di Non dirlo al mio capo, L’allieva e La porta rossa, pronte quest’ultime due alla terza stagione.

La serie è tratta dai libri e dai racconti (quasi venti) di Maurizio De Giovanni, autore di diversi titoli di successo negli ultimi anni fra i quali va ricordato I bastardi di Pizzofalcone, da cui è già stata tratta una bella serie tv andata in onda l’anno scorso. Continua così il percorso dei produttori italiani nel dar vita ai migliori personaggi della nostra letteratura, creando serial longevi e di grande successo, dal Montalbano di Camilleri a Rocco Schiavone di Manzini.

La narrazione de “Il commissario Ricciardi” si basa sulle vicende di un poliziotto, capo della squadra mobile, che si muove nella Napoli degli anni ’30. Siamo in pieno ventennio fascista e Ricciardi è un poliziotto tenace, abile e dotato di un grande fiuto. Nel suo lavoro è coadiuvato dal fedele Maione, brigadiere che viene dai Quartieri Spagnoli, dal medico legale Modo, antifascista fino al midollo, e da Bambinella, un femminiello che riporta tutte le voci che girano in città.

Il commissario, che è ossessionato dalla verità e determinato a dover risolvere tutti i casi che gli vengono affidati, ha una caratteristica unica: un potere paranormale che lo rende in grado di vedere i fantasmi di persone morte violentemente.

Questo dono, da lui chiamato “il fatto” e scoperto da bambino in una vigna dove un contadino gli confidò di essere stato ucciso, gli consente di sentire le ultime parole delle vittime di morte violenta. Questo lo fa vivere in una condizione di assoluta tristezza circondato dalle immagini di corpi straziati e invocanti aiuto. Tutto ciò lo porta però a calarsi con determinazione nelle situazioni in cui si è svolto il fatto e nelle personalità più intime delle persone coinvolte.

In parallelo a questo, il suo essere benestante e il suo disinteresse per la carriera portano i colleghi a mal sopportarlo, soprattutto per la sua mancanza di riguardo nei confronti della nobiltà e della borghesia cittadina. Il commissario gira in città, insieme al suoi fido Maione, nel suo lungo impermeabile grigio sempre con le mani in tasca per non far vedere che talvolta tremano per il nervoso.

Coi capelli imbrillantinati mangia pizza e sfogliatelle al Caffè Gambrinus in Piazza del Plebiscito, centro di una Napoli difficile fra i suoi estremi di eleganza e povertà. Ai gialli da risolvere, uno per puntata come nelle serie più classiche, si affianca uno spazio sulla sua vita privata che si completa progressivamente. Senza una rapporto affettivo fisso, è conteso fra due donne: la timida vicina di casa Enrica, che rappresenta la tranquillità della vita famigliare, e la ex cantante Livia, passionale e sensuale. 

Due donne fra cui, ad un certo punto, dovrà scegliere.

Da questi pochi spunti è evidente come il personaggio Ricciardi sia originale, costruito bene e in modo profondo (nei libri di De Giovanni il suo ritratto si completa ed arricchisce in ogni storia) e siamo certi che Lino Guaciale saprà tirarne fuori gli aspetti più interessanti ed introspettivi. D’altra parte la sua vena “paranormale” l’ha già dimostrata egregiamente ne La porta rossa dove, da morto, ha interpretato un commissario Cagliostro sorprendente a cui tanti italiani si sono affezionati.

Attendiamo allora il 2020 e questa nuova serie tv, certi che la migliore fiction italiana potrà competere ancora una volta con i migliori prodotti di importazione.

IL RITORNO DI LINO GUANCIALE: UN COMMISSARIO NELLA NAPOLI DEGLI ANNI ‘30
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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