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Nelle settimane scorse sono andate in onda due nuove puntate de Il commissario Montalbano ed è stato il solito grande successo di critica e soprattutto di pubblico. La serie, tratta dagli imperdibili romanzi di Andrea Camilleri, ha compiuto vent’anni e con la sua tredicesima edizione ha confermato una formula che non sente il tempo e continua a fornire numeri da record (a livello del Festival di Sanremo e delle partite della Nazionale di calcio). Le due serate infatti hanno avuto 11 milioni di spettatori di media ed uno share di quasi il 50% (il che vuol dire che mezza Italia che guardava la televisione era sintonizzata su Rai 1).

Andando a ritroso negli anni questo dato non è mai cambiato e il fatto è statisticamente molto interessante e merita sicuramente un approfondimento. La prima puntata trasmessa il 6 maggio 1999 ebba già una audience intorno ai 9 milioni con una contro programmazione mediamente “debole” simile a quella odierna. Solo nel 2008 quando la Rai provò a contrapporre L’isola dei famosi, allora in onda su Rai 2, l’audience calò ma di meno di un milione di persone. Questo significa un duplice dato, che per le reti televisive è oro: ovvero la fedeltà dell’audience che prosegue nel tempo, nonostante una offerta televisiva che ogni anno cresce a dismisura. E, in parallelo, un cambio generazionale interessante visto che accanto ai fedelissimi della fascia adulta over 45, che l’hanno vista nascere, c’è una fetta di giovani che cominciano ad apprezzare la serie vedendola soprattutto su Rai Play (che ha avuto più di un milione di accessi medi, dato record dalla sua nascita).

Ma quali sono gli ingredienti di questo grande successo?

Innanzitutto le storie, adattate in modo molto efficace al mezzo televisivo da un team di sceneggiatori sapientemente guidati dallo stesso Camilleri. È l’autore il primo a dire che dal suo primo libro ha raccontato il commissario con uno stile “televisivo” e la cosa ha sicuramente aiutato lo sbarco in tv. La scrittura riesce ad essere allo stesso tempo colta, come solo certi autori siciliani sanno essere (la serie ha un indice di penetrazione superiore alla media sui laureati), ma allo stesso tempo molto popolare nella concezione più “alta” del termine.

Le storie, pur sempre molto originali, sono assolutamente credibili e per assurdo potrebbero capitare ad ognuno di noi. I personaggi sono quindi veri (Montalbano non è certo un super eroe) e rappresentano il vicino della porta accanto, qualcuno che vorremmo avere come amico a cui poterci rivolgere.

E veniamo proprio ai nostri quattro “eroi di tutti i giorni” che rappresentano il secondo ingrediente chiave di successo della serie. Il commissariato di Vigata sono loro: Salvo Montalbano, il suo vice sciupa femmine Mimì Augello, il sempre carta-dotato ispettore Giuseppe Fazio e il “disarticolato” agente Catarella sono un tutt’uno con questo luogo che da vent’anni abbiamo imparato a conoscere e amare. Le loro differenze, la loro complementarietà e i loro rapporti, umani oltre che professionali, sono il filo portante di ogni storia ed è evidente come, lavorando da tanto tempo insieme i loro tempi di recitazione sono sempre perfetti.

I quattro attori principali sono infatti bravissimi e ormai il loro immedesimarsi con i personaggi è totale. 

Luca Zingaretti, attore e regista di teatro sopraffino, esprime in Montalbano tutti i suoi registri espressivi che passano dalla “crepuscolarità” di alcune serate a bere il caffè in terrazza davanti al mare, passando dal disincanto rispetto ad una realtà spesso incomprensibile per crudezza ed imbarbarimento, fino alla grande energia dei giorni migliori (pochi per la verità). Cesare Bocci, dal canto suo, ha quella leggerezza e quella classe tipica dei prototipo del gentiluomo siciliano sempre pronto alla strada “più breve” e alla conquista. Peppino Mazzotta invece trasferisce, con il suo essere sempre la spalla perfetta in ogni indagine, un senso di impegno, pragmaticità e sicurezza assoluti. Angelo Russo infine è un cartone animato d’eccellenza che con la sua fisicità e l’incomprensibile intercalare ricorda un personaggio pasoliniano. Accanto a loro, puntata dopo puntata, gravitano e si succedono fini caratteristi e donne sensuali e meravigliose che riescono ad incarnare tutto il fascino e la solarità della terra siciliana.

 

E la location, mai come in questa serie, è un valore assoluto nel rendere la serie ancora più peculiare. Tutta la Sicilia, e in particolare il ragusano, fanno da palcoscenico alle storie ed ospitano il luogo di fantasia che Vigata rappresenta. Il territorio aspro e bruciato dal sole, il mare accogliente e portatore di diversità, le vie perfette fra il barocco e il rinascimentale a fianco di quartieri abusivi, i volti fra occhi neri medio orientali e azzurri normanni, rappresentano un mix fisico e valoriale, razionale ed emozionale, che trasporta in un mood unico e che entra nella pelle con i suoi odori e le sue luci. Una terra problematica ma aperta, elegante e disperata, ricca e accogliente, come spietata e distante, che in ogni storia accoglie e condiziona i suoi protagonisti.

Un mix unico quindi, con una potenza visiva e di racconto che raramente si vede in televisione dalle nostre parti e che sta conquistando il mondo.

La serie è in onda in 20 paesi ed ha generato e sta generando interessanti spin off tutti tratti dall’infinita bibliografia di Camilleri. Personalmente ho amato molto il prequel dal 2012 al 2015 de Il giovane Montalbano dove Michele Riondino dà una cifra molto intensa ai primi passi del commissario traferito in Sicilia all’inizio degli anni ‘90. E ora vedremo se stasera, Lunedi 25 Febbraio, il secondo film per la tv del format C’era una volta Vigata, La stagione della caccia (dopo il successo de La mossa del cavallo dell’anno scorso) confermerà tutti gli elementi di interesse nel raccontare, alla fine del 1800, la Sicilia e le radici di una mentalità e di un sistema che dura e prospera ancora oggi.

Il Commissario Montalbano: le ragioni di un successo annunciato
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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