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“Benvenuti a Centerville, davvero un bel posto”. Jim Jarmusch torna sul grande schermo dopo tre anni di assenza e lo fa aprendo l’ultimo Festival di Cannes. L’autore si cimenta per la prima volta nel genere Horror-Zombie, rivoltandolo e adattandolo secondo il suo peculiare stile cinematografico, indolente e flemmatico.

Per questa pellicola Jarmusch sceglie una piccola comunità americana suburbana in cui la vita sembra scorrere torbida e sfumata. I primi frame del film sono dedicati ai personaggi che popolano la cittadina che, oltre ai tre sceriffi Cliff Robertson (Bill Murray), Ronnie Peterson (Adam Driver) e Mindy Morrison (Chloe Sevigny), sono l’ultraconservatore Miller (Steve Buscemi) e Bob l’eremita (Tom Waits), che vive la sua vita in isolamento nel bosco adiacente alla città e che scruta con il suo cannocchiale le vicende degli abitanti di Centerville, di fatto voce narrante della storia.

Completano i personaggi principali Hank Thompson (Danny Glover), Bobby Wiggins (Celeb Landry Jones), chiamato Frodo, che vende reliquie dell’era Pop, tra cui Il disco di Sturgill Simpson The Dead Don’t Die, che presta il nome al film e che fa ovviamente parte della soundtrack, Zoe (Selena Gomez) e Jack (Austin Butler), amici in viaggio dalla città, e Zelda Winston (Tilda Swinton) nuova, strana impresaria funebre che si allena con la Katana.

Cast non da poco quindi, che scandisce dei ritmi filmici apatici e stravaganti.

Uno dei frame è dedicato anche al centro di detenzione minorile di Centerville dove continua a essere trasmessa al notiziario la voce della rottura dei poli dell’asse terrestre, che ne avrebbero alterato la rotazione. Gli effetti collaterali di questa circostanza non tardano a essere palesi.

La parola “strano” in questo film si ripete più e più volte, a cominciare dai primi momenti, quando gli agenti di polizia Cliff e Ronnie si accorgono che cellulari e orologi non funzionano più e che dopo le 20:00 il sole ancora non tramonta. In questo degenerante caos calmo, Jarmusch ci presenta ancora una volta quelle che sono le caratteristiche ormai consolidate del suo ordine cinematografico: personaggi disadattati che vivono ai margini, refrattari a qualsiasi tipo di impalcatura sociale, lenti dialoghi, scene reiterate e dilatazione temporale con un’ambientazione questa volta periferica che ben si sposa con le caratteristiche appena citate.

Di stranezza in stranezza, a causa della smagnetizzazione dei poli terrestri, una delle conseguenze di questo miasma è che i morti cominciano a uscire dalle proprie tombe.

Il tocco jarmuschano in questa apocalisse lo si ritrova nel fatto che gli zombie (uno dei quali è Iggy Pop) risorgono ossessionati dalle cose che amavano quando erano in vita. La critica alla società è evidente. Un genere umano smoderatamente dipendente e schiavizzato da un materialismo che finisce per autodistruggerlo. Una parabola discendente che come annunciato profeticamente dall’eremita Bob “finirà male”. Oltre al messaggio di ammonimento alla comunità di Jarmusch, del film saltano all’occhio le svariate citazioni, come quella a George Romero, il padre degli Zombie, a Kill Bill di Tarantino e a Frank Zappa nel film musicale 200 Motels, ma anche sicuramente i momenti di meta-cinema che l’autore propone in questo film. In più di un’occasione infatti i personaggi sfondano la quarta parete citando anche il regista stesso, in una manifestazione goliardica di autocelebrazione.

I Morti Non Muoiono non pretende di essere un capolavoro assoluto, ma sicuramente uno specchio della società raccontata attraverso un genere innovativo come l’Horror Comedy, che mette in scena una visione pessimistica e diffidente, a tratti forse anche un po’ indigesta.

I Morti non muoiono di Jim Jarmusch: Top o Flop?
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Marco Panella

Quello che viene fuori dal suo percorso accademico è una combinazione tra Psicologia ed Economia. Mischia solitamente anche buona musica, letteratura e cinema in un vortice artistico che lo fa sentire vivo. Durante il weekend è facile vederlo combinare alcolici, a Milano, che ormai è la sua seconda casa. Calabro di origine, nutre profonda ammirazione per registi come Kubrick, Lynch e Fellini.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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