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Si crea sempre un importante buzz mediatico quando una grande star del cinema decide di approcciarsi al mondo, ormai sempre più mainstream, delle serie TV. Julia Roberts, che una stella di Hollywood lo è stata per anni e che nell’ultimo periodo – complice qualche scelta poco lungimirante – era un po’ sparita dai radar, ci ha messo parecchio tempo prima di fare il “grande passo” con Homecoming. I veri precursori di questa tendenza sono altri, pensiamo a Kevin Spacey con House of Cards o Matthew McConaughey con True Detective.

Oltre alla protagonista di spicco e all’importante battage pubblicitario messo in campo da Amazon Prime Video, Homecoming ha alle spalle un regista di livello assoluto.

Sam Esmail è la geniale mente cui dobbiamo Mr. Robot, la cui prima stagione rientra nel mio olimpo personale: il personaggio di Eliott (un magistrale Rami Malek, che ho amato anche come Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody – qui la nostra recensione: http://www.rumorifuoriscena.tv/bohemian-rhapsody-il-film-sui-queen-con-rami-malek/) è lo specchio perfetto di una generazione. Un outsider con istinti auto-distruttivi e una certa tendenza alla ribellione, simbolo ideale dei figli del web costantemente connessi eppure tremendamente soli.

Mr. Robot ha per me la stessa rilevanza sociale di The Social Network, capolavoro sottovalutato di David Fincher, che reputo tra i film più importanti degli anni duemila.

Ma stiamo divagando: che cosa è Homecoming? E’ il rassicurante nome di una struttura governativa americana che mira a reinserire nella società civile i giovani soldati tornati dal fronte. Heidi (Julia Roberts) è il braccio dell’associazione, Colin (un fantastico Bobby Cannavale) la mente: ben presto la divisione tra i due ruoli, minima in un primo momento, diventerà un baratro – anche a causa del rapporto di intimità che Heidi crea con un paziente, Walter. Qual è il reale scopo del progetto Homecoming? Quanto può essere pericoloso addentrarsi nel passato di un soldato, nei suoi traumi e nei suoi ricordi, per tentare di “ripararlo”?

Sam Esmail sa bene che il pubblico di oggi è abituato alla qualità e ha bisogno di innovazioni, narrative e visive, che si allontanino dagli standard di genere.

A livello narrativo, la scelta è quella di raccontare gli eventi su due binari paralleli, il presente e il passato, per ricostruire scena dopo scena la storia di Heidi. Gli episodi hanno lunghezza diversa e non superano mai i 30 minuti, sono quasi delle pillole più che veri e propri capitoli. Non a caso, la serie è tratta da un podcast e Esmail ne mantiene inalterata l’essenza. Homecoming è una serie fatta prevalentemente di dialoghi, in cui la tensione emotiva si nutre del progressivo straniamento che si crea nello spettatore quando è palese che il progetto di reinserimento non è quello che sembra.

A livello visivo, il regista sceglie di usare due formati diversi per distinguere i due piani temporali: per il presente un inquadratura verticale in 1:1, quasi fossero riprese di un cellulare, e per il passato un widescreen in 16:9. Tornano poi alcuni suoi tratti ricorrenti già usati in Mr. Robot, dalla colonna sonora classica ai lunghi piani sequenza, fino alle splendide scene conclusive di ogni episodio, in cui i titoli di coda scorrono mentre la scena sullo schermo sembra continuare all’infinito, in una dimensione temporale indefinita.

Una serie come Homecoming va premiata a prescindere, per la ricerca ossessiva dell’originalità e per la qualità cinematografica messa in campo.

Proprio per questi elementi, e per la lentezza del suo ritmo narrativo, che punta a creare suspense con le piccole sfumature dei dialoghi, potrebbe non piacere a tutti. Per quanto mi riguarda, il livello qualitativo di alcune serie TV recenti mi ha fatto storcere il naso (La casa di carta, solo per fare un nome) e sono stato catturato da questa serie anomala, ambiziosa e provocatoria, assolutamente imperdibile.

 

“Homecoming” con Julia Roberts è la serie TV del 2018?
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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