fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 11 minuti

Terzo episodio del nostro speciale Netflix dedicato alle serie TV. Stavolta ci dedichiamo a una serie di show molto particolari, che abbiamo definito “disruptives” per la capacità dirompente di innovare la narrazione seriale. Come vedrete si tratta di un elenco  molto eterogeneo di serie, di generi e ambientazioni diverse, con in comune una forte vocazione all’innovazione.

The OA

Un’esperimento davvero interessante quello proposta da questa serie distribuita da Netflix, che esce completamente dai canoni narrativi a cui ci ha abituato. Siamo soliti a prodotti creati su misura sulle nostre preferenze, grazie agli ormai celebri meta-dati della piattaforma americana, che però troppo spesso peccano di orginalità e sanno di già visto. The OA è invece qualcosa di mai visto prima: parte da una premessa semplice, ovvero la misteriosa ricomparsa dopo 7 anni di assenza della giovane Prairie Johnson, creduta morta da tutti, genitori in primis. Non solo: la ragazza, da cieca che era, ha ri-acquisito la vista e pretende di essere chiamata “OA”.

Che novità ha portato?

In questo esperimento, sempre al limite tra il soprannaturale e il reale, ogni elemento è sovrapposto agli altri in modo da provocare un senso di straniamento nello spettatore, che perde i suoi riferimenti tradizionali. Un esempio? A più di metà del primo episodio, ecco comparire i titoli di testa, come se tutta la narrazione precedente non fosse in realtà mai esistita. Alcuni hanno storto il naso di fronte a certe scelte, ne apprezziamo comunque il coraggio e la bellissima presentazione dei personaggi, tridimensionali e interessanti.

Black Mirror

Come sapete ogni puntata, in pieno stile Black Mirror, ha una trama e una tematica psico-sociale diverse da tutte le altre. Attraverso un’analisi più generale e ampia della produzione si può notare come l’intreccio tenda a svilupparsi sempre attorno ad un/una protagonista che si trova a dover fronteggiare una organizzazione/società/personalità oscura che ha sfruttato a suo favore – o sta tentando di farlo – una scoperta tecnologica riuscendo a soggiogare, in maniera più o meno evidente, parte della popolazione. Tenendo come presupposto questa direzione, prendono vita sfaccettature e analisi sociali variegate, con un cinismo che aleggia nell’aria impregnando la struttura narrativa.

Che novità ha portato? 

Il fatto di essere strutturata come un’insieme di episodi slegati uno dall’altro e godibili singolarmente basterebbe di per sé per rientrare in questa lista di diritto. Ma è l’atmosfera comune a tutti gli episodi, cupa e angosciante, che rende la serie di Charlie Brooker una vera rivoluzione all’interno dell’universo seriale.

This is Us

Una serie caratterizzata da grande profondità e un’estrema abilità nel cogliere alcune sfumature dell’animo umano che è raro vedere in un prodotto audiovisivo. La tendenza a voler impressionare, nelle serie TV recenti, con narrazioni estreme e il predominio delle serie “di genere” fanno di This is Us un unicum, un ritorno alla dimensione umana e quotidiana. Il modo in cui le singole storie dei protagonisti sono presentate e poi intrecciate nel finale è molto interessante, ricorda il cinema di grandi maestri come Inarritu (vi ricordate di Babel?). Sebbene, dobbiamo ammetterlo, la narrazione alla lunga possa risultare ripetitiva, vogliamo comunque premiare una serie coraggiosa e da recuperare.

Che novità ha portato?

La struttura narrativa, in primis, che intreccia diversi piani temporali in maniera molto singolare e con un divezzamento parziale che spinge a continuare la visione. Ma è soprattutto il forte senso di realismo, di umanità, insieme alla capacità di creare un’empatia quasi viscerale con i protagonisti, a essere qualcosa di mai visto prima.

Rick&Morty

Subito una notizia: la serie, con grande gioia dei tanti estimatori conquistati nel corso degli anni, è stata appena rinnovata per altri 70 episodi. E in un momento in cui tantissimi show sono stati cancellati per mancanza di pubblico, credeteci non è poco. I viaggi nel tempo del nonno Rick, alcolizzato e senza alcun timore a difendere le proprie posizioni, e del timido e introverso Morty sono un concentrato di violenza, ironia e soprattutto costituiscono un raffinato ritorno alla fantascienza in stile Futurama. E non è solo l’aspetto avventuroso e irriverente della serie a conquistare il pubblico, ma anche una certa raffinatezza, che la rendono un prodotto ricco di citazioni da scoprire.

Che novità ha portato?

Seppur successivo a grandi show della serialità americana, dai Griffin ai Simpson, con cui condivide l’assoluta irriverenza nell’approcciarsi allo spettatore, Rick&Morty è riuscita ad andare oltre e a ritagliarsi uno spazio tutto suo. Secondo noi, tutto sta nel delicato bilanciamento tra follia e realismo, oltre che nella capacità di creare personaggi di contorno tridimensionali, con problemi seri e reali, dalla disoccupazione all’alcolismo.

Bojack Horseman

La trama ormai la conoscerete tutti: Bojack Horseman era la star di una sitcom famgliare degli anni Novanta, Horsin’ Around, che ha passato il resto della vita a rimpiangere quei quindici minuti di gloria ed è entrato in un tunnel autodistruttivo da cui sembra incapace di rialzarsi. È alcolista e solitario, e nel corso della serie dimostra la sgradevole capacità di allontanare e respingere qualunque altra persona cerchi di dimostrargli affetto, o anche solo semplice empatia. Alla fine, come naturale che sia, ogni trauma si riconduce all’infanzia e il tema della famiglia emerge con prepotenza con il passare delle stagioni, diventando il cardine su cui ruota tutto il resto.

Che novità ha portato?

Banale da dire, ma assolutamente da non sottovalutare: non è affatto scontato creare una serie animata con un protagonista in grado di far sprofondare lo spettatore in un vortice di vulnerabilità senza fine. Il modo in cui la serie porta alla riflessione, quasi sempre amara, sul peso dei sentimenti nel nostro quotidiano non ha nulla da invidiare a tantissimi film d’autore.

Dirk Gently –  Agenzia di investigazione olistica

Protagonisti della serie sono l’eccentrico investigatore Dirk (interpretato da Samuel Barnett) e Todd Brotzman, un semplice steward d’hotel (interpretato da Elijah Wood, alle prese con l’ennesimo ruolo per tentare di scrollarsi di dosso l’indimenticabile Frodo Baggins). Il loro incontro avviene in maniera piuttosto casuale – nonostante Dirk continui a ripetere che tutto è connesso e ogni cosa porta automaticamente a un’altra – ma li porterà, giorno dopo giorno, a vivere un’avventura che ha dell’incredibile.

La prima stagione è condensata in 8 episodi: la tensione è sempre alta, non c’è un episodio filler o un attimo di pausa, tutto è funzionale allo sviluppo della trama che si intreccia e si scioglie alla stessa velocità – e con colpi di scena tutt’altro che banali. Nonostante gli ascolti non fossero stati stellari, BBC America ha rinnovato la serie per un’altra stagione – questa volta in 10 puntate, e con un intreccio leggermente diverso, mirato da una parte ad approfondire il passato di Dirk e dall’altra a mostrarci la squadra alle prese con un nuovo caso.

Che novità ha portato?

La tematica di fondo è il vero elemento di discontinuità con il passato, una concezione quasi filosofica dell’esistenza che è assolutamente lontano dall’universo seriale che tutti conosciamo. Prendere un concetto complesso come l’olismo, che accomuna tante discipline diverse, dalla medicina alla psicologia, e farne il fulcro attorno a cui ruota una sconclusionata serie TV è davvero coraggioso.

Doctor Who

La serie narra delle avventure del Dottore, un viaggiatore del tempo e dello spazio, e delle sue compagne a bordo del TARDIS. Egli è l’ultimo Signore del Tempo, una particolare razza aliena che si ritrova a combattere contro malvagi nemici per salvare l’universo dalla precoce distruzione. Tra questi i suoi mortali nemici, i Dalek, distruttori del suo pianeta natio e della sua razza. Da questo presupposto piuttosto semplice si districa una narrazione, o sarebbe meglio dire un intero universo, che ammicca alle grandi saghe di fantascienza. La sensazione che si prova è di essere dentro a qualcosa di più grande di noi, qualcosa di antico e millenario. Le stagioni più recenti tuttavia hanno introdotto un pizzico di modernità, necessaria perché la serie rimanesse al passo con i tempi.

Che novità ha portato?

Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, ma lo riportiamo per dovere di cronaca: tredici protagonisti diversi hanno interpretato il celebre Dottore, in uno degli show più longevi di sempre. Guinness dei Primati alla mano, la serie è cominciata nel lontano 1963 e ha continuato ad attrarre spettatori, pur con diverse interruzioni, per i decenni successivi. Semplicemente, una serie cult.

GLOW

Cavalcando l’ondata di nostalgia anni ’80 che sembra pervadere lo stile e le impressioni visive degli ultimi anni, GLOW ci racconta una nicchia di vera storia televisiva americana che vede protagoniste donne sorprendentemente moderne.

Ambientata a Los Angeles, la serie firmata Netflix descrive il percorso personale e professionale di Ruth Wilder, aspirante attrice dalle vedute tutt’altro che sessiste, che la portano ad essere scartata da diversi provini cinematografici per parti femminili. Tra questi, Ruth cerca di ottenere una parte in un nascente programma di wrestling, “Glorious Ladies of Wrestling” (G.L.O.W.), dove fa la conoscenza di donne dai tratti stravaganti. A dirigerle è il regista Sam Sylvia, brusco nei modi e deciso a risollevare la sua mediocre carriera cinematografica attraverso un nuovo format televisivo.

Che novità ha portato?

La narrazione tutta al femminile e il coraggio con cui sono affrontati temi delicati come l’emancipazione delle donne merita una menzione speciale. Potremmo aggiungere anche la componente visiva, con colori iper-saturati e una certa qual tendenza al glitter e allo shocking, che rende questa serie una vera e propria esperienza di visione a sé.

Sense8

La serie che forse più di tutte le altre è stata creata in piena concordanza con l’universo dei suoi creatori che, da Matrix in poi, hanno contribuito non poco allo sviluppo del genere negli ultimi venti anni. Sense8 ha senz’altro la capacità di spiazzare, sorprende perché racconta qualcosa di tutto sommato prevedibile, che però non è esattamente quello che ci saremmo aspettati di sentire. E’ come se ci venisse raccontata una storia che già conosciamo, ma a un certo punto ci rendiamo conto che qualcosa non torna. Sarebbero tanti gli elementi da citare, ma vogliamo dare spazio a uno spunto di riflessione che rimanda in parte a Il Miracolo, ora in onda su Sky Atlantic: come può essere che, di fronte a qualcosa di straordinario e sovrannaturale, i nostri problemi quotidiani non scompaiano di botto, come possiamo rimanere impassibili?

Che novità ha portato?

Basti pensare che, nonostante la produzione avesse deciso di chiudere lo show, le proteste dei seguaci e degli spettatori più accaniti ha costretto a concludere il tutto con un gran finale, che attendiamo ardentemente. Proprio qui sta l’elemento innovativo: mai nessuna serie aveva creato un tale senso di coesione tra i propri spettatori, la stessa che lega i protagonisti dello show, come se un filo invisibile li tenessi connessi. Qualcosa di difficilmente ripetibile, almeno in televisione.

GUIDA NETFLIX 2018: Serie TV “Disruptives”
Rate this post

Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

La newsletter di RumoriFuoriScena è gratuita. Breve. Scritta da amanti del cinema per amanti del cinema.

Iscriviti alla newsletter!

Vai alla barra degli strumenti