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Quante volte abbiamo sentito pronunciare (o abbiamo pronunciato noi stessi) la seguente frase: “No questa serie ora non la posso proprio iniziare, ho troppe cose da fare”, quasi come fosse una droga? Ebbene, oggi vogliamo prendere in considerazione una categoria di serie TV che non ci espone a questo tipo di rischio: le miniserie.

Hanno le sembianze di una serie TV ma sono in realtà un prodotto fatto e finito, come se fosse un lunghissimo film.

Perfette per farsi coinvolgere totalmente, conservando però la dolceamara consapevolezza che non arriveranno a tradimento altre stagioni a farci passare notti insonni. Ecco le nostre preferite:

 

L’altra Grace (6 episodi)

Tratta dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood, il cui nome forse ricorderete per il clamoroso (e meritato) successo di The Handmaid’s Tail, ci sentiamo in dovere di consigliarvi questa serie per un semplice motivo: è assolutamente intrigante. Forse perché basata su una storia vera, la storia di Grace Marks, una giovane migrante irlandese con un passato di abusi e soprusi, che si ritrova ad essere accusata dell’omicidio del suo datore di lavoro (e dell’amante di quest’ultimo).

Un racconto forte,  dalle sfumature thriller, ambientato nell’America del 1800 e impregnato da una forte connotazione psicologica.

Perché guardarla? Attraverso la regia solida e sofisticata di Mary Harron (American Psycho) veniamo trasportati sempre più a fondo alla ricerca di una verità sfuggente, storditi da un intreccio narrativo davvero notevole.

Collateral (4 episodi)

Londra, 2018. E già così, siamo agganciati: in un momento in cui molte serie TV puntano al passato e al riadattamento storico, non è male cambiare aria per qualche ora (quattro, per la precisione) e focalizzarci per un attimo sul presente.

Collateral è una serie che, travestendosi da crime, punta in realtà ad essere qualcosa di più: la fotografia (per non dire denuncia) di una nazione, il Regno Unito, alle prese con i gravi problemi sociali, razziali e istituzionali che Brexit ha esasperato.

Dal comune caso di omicidio di un fattorino si dipana un’indagine ampia e intricata, basata sul rapporto causa-effetto, che da un certo punto in avanti sembra quasi non avere più a che fare con l’episodio iniziale.

Perché guardarla? Forse troppa carne al fuoco, considerando che sono solo quattro episodi, ma la sua atipicità e la brillante interpretazione di Carey Muligan nei panni di detective mantengono il livello decisamente elevato.

L’Alienista (10 episodi)

New York, 1896: una città polverosa e confusionaria, melting pot di immigrati di culture diverse che si mischiano con non poche difficoltà. In questa serie scenograficamente perfetta, accolta con grande successo negli Stati Uniti, le strade buie della Grande Mela sono teatro di un thriller psicologico dalle linee classiche che, sulla strada tracciata dallo splendido MINDHUNTER di David Fincher, indaga le origini della criminologia.  Attraverso la misteriosa figura dell’alienista, una sorta di antenato dello psicanalista, veniamo catapultati in una corsa contro il tempo costellata di colpi di scena, in cui ogni tanto incappiamo in personaggi realmente esistiti (che rendono il contesto ancora più realistico).

Perché guardarla? Il produttore è Cary Fukunaga, regista della prima stagione di True Detective. What else?

Godless (7 episodi)

La prima serie western targata Netflix nasce da un’idea semplice ma coraggiosa: un western rivisitato e reso assolutamente contemporaneo. La storia si svolge nel 1880 in New Mexico e ha un respiro lento, alla Sergio Leone, che accelera e poi decresce fino all’incredibile atto finale. Praterie, cavalli, banditi e distintivi. La particolarità di Godless sta proprio nell’attenersi alle regole di un genere assolutamente classico, riuscendo però ad innovarlo: nonostante le dinamiche siano senza dubbio quelle di un western, le sfumature sono più che attuali.

Protagoniste al femminile, storie d’amore omosessuali e interrazziali, il tutto in una cornice di lande desolate, pallottole e saloon.

Perché guardarla? Per il mix decisamente inconsueto, reso esplosivo dalla perfetta caratterizzazione dei personaggi, dalla colonna sonora e, non dimentichiamo, dall’eccelsa produzione di Steven Soderbergh.

Il caso OJ Simpson (10 episodi)

Premiatissimo ai Golden Globe 2017, trattasi in realtà della prima stagione della serie American Crime Story ma, considerando che ogni stagione è slegata dalle altre, possiamo a tutti gli effetti farla rientrare in questa categoria. La serie riprende una delle storie di cronaca nera più controverse e dibattute della storia recente, che vide Orenthal James Simpson, stella del football americano (nonché attore e celebrità di spicco) improvvisamente accusato di duplice omicidio. La vicenda ebbe un’eco mediatico incredibile e, nonostante le tematiche siano ancora preoccupantemente attuali, viene raccontata in maniera assolutamente aderente ai fatti, senza volontà di  riscrivere la storia ma solo di raccontarla in maniera corretta.

Perché guardarla? Tutto in questa serie è studiato nei minimi dettagli: dalla chiave di lettura, alla sapiente regia di Ryan Murphy (già regista di American Horror Story), alla ricerca degli attori (sopra tutti Cuba Gooding Jr e John Travolta, bravo come ai bei vecchi tempi).

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Giurista di formazione ma scrittrice di indole, ha un Master in Giornalismo e una forte passione per tutto ciò che sia in grado di provocare riflessioni e cogliere le sfumature più delicate, arte cinematografica in primis. Considera Wes Anderson e Terrence Malick le pietre miliari del suo amore per il cinema.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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