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Quando mi chiesero: ”cosa ami di più del cinema francese?”, la mia risposta fu sintetica e tagliente come una lama: Godard. Simbolo di un movimento, di istinti nomadi, di libera indipendenza e di riflessi vivi, Jean-Luc Godard è l’uomo mutevole e uno dei massimi rappresentanti della Nouvelle Vague.

L’uomo per cui c’è sempre qualcosa da scoprire, da fare, da iniziare e tutto nello stesso istante.

Godard è questo: un’anima dal bisogno costante di evoluzione. È l’ideologo per antonomasia del movimento cinematografico francese e, come Marinetti ai tempi con il Futurismo, è colui che ne fonda l’essenza stilando quasi il manifesto della Nouvelle Vague.

Il suo è un cinema di sperimentazione e di critica pura che si contrappone a quel cinema borghese, americano e non, che precede questa rivoluzionaria ondata cinematografica, è collante di immagini, di melodie (di cui si serve egregiamente) e di colori, utilizzati in maniera geniale.

Smantella, mattone dopo mattone, il cinema classico riplasmandolo a sua immagine e somiglianza, muovendo riflessioni non ordinarie e distruggendo idoli sacri della cinematografia per far spazio ai propri.

Le sue pellicole sono caratterizzate da trame non sempre ben definite, rifiuta i grandi romanzi della tradizione e attua una forte critica sociale e politica partendo dalla cinepresa a mano, per dare un senso di leggerezza anche a temi non convenzionali, accentuando la verità e dando il giusto ritmo ad ogni sequenza proposta sullo schermo.

Lo stile di Godard è una boccata d’aria fresca nella Francia degli anni ’60, insensibile agli standard del passato. Veloce, sfacciato, tormentato e profondo, dà luce ad un vero e proprio culto della libertà, dell’indipendenza e della bellezza, quest’ultima incarnata nell’eleganza tutta danese della ventenne Anna Karina, che diventerà sua moglie e musa.

L’abbondanza di citazioni riprese dal campo artistico e letterario delinea la sua indole curiosa e colta e la profonda certezza che c’è sempre un filo rosso tra la rivoluzione, la rinascita e la cultura. Anche l’introduzione di episodi tratti dalla sua vita privata con Anna costituiscono un altro tipo di approccio narrativo e un nuovo modo di intendere il cinema.

Jean-Luc aveva e ha il fuoco dentro. “La sua anima era in continuo movimento” – dice la Karina in una nota intervista. Scriveva le battute all’ultimo minuto, spariva per giorni per poi tornare con l’idea di un nuovo film nella mente e in petto.

Tra le pellicole più note ed originali non si può non citare Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle), che ha consacrato Godard al suo esordio; su un soggetto di Truffaut, interpretato da Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, Godard ridetermina l’approccio a parti essenziali della produzione, partendo dalla scrittura fino al montaggio passando per l’ambientazione, al fine di sviluppare pienamente la libertà espressiva insita nella Nouvelle Vague. Buona parte del film è infatti ambientato all’interno di un appartamento, nel quale Michel e Patricia vivono la loro intensa storia d’amore.

Tra le pellicole più amate del regista parigino spiccano altresì Agente Lemmy Caution, missione Alphaville e Il bandito delle undici (Pierrot le fou). Se il primo è una sorta di commistione tra un film di fantascienza ed uno poliziesco, ambientato in una Parigi isolata e cupa in cui i sentimenti sono stati messi al bando, il secondo, che vede come protagonisti Jean-Paul Belmondo e Anna Karina, è invece un’esplosione di colore bizzarra ma incredibilmente attraente. Con Il disprezzo, altra produzione molto interessante, Godard mette alla sbarra la coesistenza tra arte ed industria che già in quel periodo comincia a svilupparsi, ritenendo tale binomio di per sé concettualmente inaccettabile.

Sono film che si consiglia di rivedere più e più volte, perché il cammino non sempre lineare del suo pensiero e del suo essere renderà la visione delle sue produzioni un’esperienza di volta in volta straordinaria.

Godard è un mondo a sé, e su questo non si discute.

Godard, mio Godard
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Carmen Bagalà

Studentessa c/o Bocconi e Ied, ha una grande passione per il cinema, la regia, l’arte e qualsiasi cosa si intenda per espressione dell’essere. Ha scoperto il cinema da piccola guardando Fellini e Godard e se ne è innamorata. È sempre alla ricerca della novità originale. Adora le simmetrie di Wes Anderson, Sorrentino e le serie tv made in UK.