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Tempo di Lettura: 6 minuti

Gli Anni più belli è un film sul tempo che passa.
Sulle decisioni prese e quelle rimandate, sui sogni e sui compromessi.
Sulla gioia di amare e sulla fatica di farlo.
Sui patti che sembrano di una vita e sui tradimenti che sembrano spaccarla.
È un film su tutti noi insomma.
Ed è il suo scendere così tanto nell’intimità delle sensazioni e delle scelte che ce lo fa sentire così vicino.

Ancora di più per me, fan di Muccino dai tempi de L’ultimo bacio, visto che il film inizia con una festa di adolescenti nel 1982.
Una festa del sabato pomeriggio uguale alle mie di quei tempi.
Luci basse e tutti stretti.
Il più figo del gruppo al mixer.
“Illusion” degli Imagination a pompare dalle casse. Tutti in pista a ballare, sempre più maschi che femmine, con gli sguardi che tentano di formare delle coppie.
E quando parte “Reality” da Il tempo delle mele fra i soliti brusii di disapprovazione (si a quei tempi in mezzo ai “veloci” si ballava qualche lento, con le luci che si abbassavano), gli sguardi si cercano e le coppie si formano.
Ed è così che si conoscono Paolo e Gemma che danno il via ad una storia d’amore e formazione che li accompagnerà per i successivi 40 anni.
Insieme ai due ci sono Giulio e Riccardo, anche il primo innamorato di Gemma, che insieme percorrono le loro storie mentre la storia del mondo intorno cambia (la caduta del muro nel 1989, mani pulite nel 1992, la discesa in campo di Berlusconi del 1994, le torri gemelle nel 2001, l’arrivo dei 5 stelle) e cambiano per tutti prospettive, progetti, sogni.


Muccino ha detto che i suoi protagonisti rispecchiano la generazione del “troppo tardi per cambiare il mondo”, quelli come me cresciuti col complesso di non essere al livello dei propri padri e di chi ha vissuto il ‘68 e poi gli anni ‘70.
Eppure nei nostri più “comodi” anni ‘80 i sentimenti, i primi baci appassionati, le liti fragorose (marchio di casa Muccino da sempre), le esplosioni di gioia e i tradimenti insopportabili hanno la stessa forza o forse ancora di più visto che erano quasi tutto.

Il film parte quindi con i protagonisti da ragazzi ed è sorprendente la loro somiglianza con i quattro da grandi interpretati da Kim Rossi Stuart (Paolo), Pierfrancesco Favino (Giulio), Claudio Santamaria (Riccardo detto Sopravvissù perchè scampato ad un proiettile durante una manifestazione studentesca) e Michela Ramazzotti (Gemma).

La prima mezz’ora è bella ed emozionante soprattutto per chi ha vissuto quei tempi (chi di noi non ha sognato di partire, appena presa la patente, magari per Barcellona dove tutto era nuovo e più facile a sole 10 ore di macchina!?) e come sempre il modo di Muccino di raccontare i giovani al di fuori dai luoghi comuni è sorprendente.


Ma il film decolla decisamente con le interpretazioni degli attori da adulti a cui si unisce, con più che un cameo, una inaspettata Emma Marrone.
I quattro sono bravissimi con Rossi Stuart su tutti (la bravura di Favino non è da tempo una sorpresa).
Per la Ramazzotti non ho ancora capito se è eccezionale (ai livelli de La prima cosa bella e La pazza gioia entrambi del marito Virzì) a comunicare un personaggio volutamente un po’ superficiale o va meno in profondità dei colleghi maschi.
A voi l’ardua sentenza!


Il loro modo di attraversare la storia è sintomatico di come sia proprio il tempo ad essere il “grande burattinaio” delle nostre vite che ci cambia, ci illude, ci incanta e disillude.
Ci fa accettare cose inaccettabili come Giulio che da avvocato degli ultimi si fa conquistare dal mondo dei primi.
O ci mette continuamente alla prova come Paolo, alla disperata ricerca di uscire dal precariato scolastico, o Riccardo prigioniero inconcludente dei suoi sogni.

L’impianto narrativo è quello del film del 1974 C’eravamo tanto amati di Scola (che Muccino non ha mai nascosto di amare perdutamente) ma il centro qui è ancora di più sul valore dell’amicizia che oggi più di un tempo può facilmente deragliare ma ha sempre la forza per ripartire più forte di prima.

Ad accompagnare le quattro storie, che poi sono una sola, una colonna sonora potente ed emozionante di Nicola Piovani e una sapiente playlist di hit del tempo che con le loro parole ed atmosfere sottolineano ancora di più le situazioni (e i ricordi come nel mio caso).
“Ho girato e rigirato senza sapere dove andare…” di Tu come stai di Baglioni sono lo smarrimento di Gemma travolta dalla sua mancanza di punti di riferimento e dalla voglia di sentirsi viva con qualsiasi avventura sentimentale.
“Io e te che facemmo invidia al mondo, avremmo vinto mai contro un miliardo di persone .. “ da Mille giorni di te e di me sempre di Baglioni, cantate a squarciagola da Riccardo e Gemma in macchina di notte, sono lo specchio delle loro delusioni infinite e altrettanto dei loro sogni.


Ma dove c’è l’amicizia c’è anche spesso il tradimento che qui non è solo quello dei sentimenti ma anche quello dei valori.
Esserne consapevoli è la migliore redenzione così come Giulio dice alla figlia Sveva (in una bellissima scena in cui la porta dalla villa dove vivono al sottoscala dove è nato) in una sintesi feroce per quanto è difficile da applicare: “non fare mai compromessi, le cose devono andare bene per te e non per gli altri”.

Ma su tutto è l’amicizia dei quattro, quella vera, il fuoco magico che nonostante tutto non si spegne e che resiste a tutto.

La chiusura del film lo certifica in tre scene potenti per bellezza e capacità di emozionare.

La cena al maschile dei tre amici che si ritrovano alla solita trattoria una sera siglata da Paolo che cita Madre Teresa e il suo motto “le cicatrici sono il segno che è stata dura, il sorriso quello che ce l’abbiamo fatta”.
Qui nei loro sguardi, nei loro gesti e nelle loro frasi, esplorate magistralmente con continui campi e controcampi veloci come la voglia di ritrovarsi, c’è tutto il senso del film.

CON “GLI ANNI PIÙ BELLI” SI FA IL PIENO DI EMOZIONI
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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