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Paolo Virzì è considerato il vero erede della commedia all’italiana classica, un genere ritenuto morto e che invece continua a tornare a galla, in forme diverse e con interessanti variazioni. Se è vero che tanti, troppi registi italiani contemporanei si sono fossilizzati nel fare film drammatici e borghesi, adatti  a un pubblico di nicchia e poco vendibili all’estero, Virzì è l’eccezione. C’è chi sostiene che, in un’epoca di mediocrità autoriale come è stato il primo ventennio degli anni duemila in Italia, un regista medio possa essere celebrato come eccezionale. Vero, ma Virzì secondo noi ha qualcosa in più, una capacità di lettura della modernità non scontata, e anche il coraggio di osare e sperimentare nei generi, dal noir al road-movie, mantenendo intatta la sua dote principale: scandagliare l’animo umano, in un mix tra dramma e commedia.

Analizziamo alcuni dei suoi film principali e più significativi.

PARTE 1

Il Capitale Umano

Il film che per me segna la vera svolta nella carriera di Virzì, che si allontana momentaneamente dalle sue classiche commedie sociali per strizzare l’occhio a un cinema più moderno, quasi “di genere” per le tinte cupe e dark da film noir. Un film apparentemente di giovani, dove i veri protagonisti sono però le figure adulte, da Gifuni e Bentivoglio a Valeria Bruni Tedeschi: uomini e donne infelici, che si muovono come ectoplasmi in un mondo in cui l’unico criterio di giudizio è il valore economico. Che cosa resta dunque del capitale sociale, della dimensione umana e relazionale? Poco o nulla per Virzì, che immerge le sue classiche macchiette italiane in una Brianza gelida, che sembra quasi tundra, e che ritrova un bagliore di speranza solo nel finale e nel blu degli occhi di Matilde Gioli (un pò come in Birdman, sugli occhi sorridenti di Emma Stone).

Tutti i santi giorni

Uno dei film più sottovalutati di Virzì, che riesce a creare una perfetta dimensione intima nel ritratto di questa coppia stralunata e affannata, che si arrabatta con lavori di emergenza ma che non perde tenerezza, passione ed entusiasmo. Luca Marinelli e la cantante Thony hanno un’ottima alchimia, sono personaggi buffi eppure credibili, cui si finisce per voler bene dopo poche scene, nonostante l’isteria e la mediocrità da cui sembrano avvolti. Portiere di notte erudito e appassionato di latino lui, ex cantante e impiegata in un salone automobilistico lei. Sono persone che hanno visto sfumare la propria chance, accantonato i propri sogni, e che si aggrappano l’un l’altro nel tentativo di non affondare, con una disperata ostinazione davvero commovente.

La Prima Cosa Bella

Forse il film più celebrato del regista toscano (3 David di Donatello, candidatura all’Oscar), che segna il grande ritorno nella sua regione d’origine e che si avvale di un cast d’eccellenza, dalla moglie Micaela Ramazzotti al sempre ottimo Valerio Mastandrea, ormai nel classico ruolo sommesso e rassegnato, quasi una maschera che lo accompagna in tanti ruoli (Perfetti Sconosciuti, Euforia..). L’ho sempre trovato un film faticoso, stancante da vedere, che si accontenta un pò troppo dell’indiscusso legame emotivo autore-pubblico che Virzì è maestro nel creare. Non c’è contesto politico, non c’è indagine sociale, è solo melodramma: certo, di ottimo livello, ma meno graffiante e cinico del solito, quasi “mucciniano” nel suo essere nostalgico e cerchiobottista. Paragoni con Monicelli sprecati, Virzì ha fatto di molto meglio.

La Pazza Gioia

E’ il simbolo dell’esponenziale crescita di Virzì, che è ormai regista esperto e affidabile nell’ambito della commedia a sfondo sociale e che si può permettere interessanti variazioni sul tema. Assolutamente lontano da qualsiasi intenzione di realismo narrativo, La Pazza Gioia è un film costruito pezzo per pezzo per piacere allo spettatore e ci riesce pienamente. E’ anche una pellicola a suo modo coraggiosa: le due protagoniste hanno seri problemi mentali, non sono gli adorabili protagonisti di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo, (“Voi non siete più pazzi della media dei coglioni che vanno in giro per strada” diceva Jack Nicholson). Sono donne che hanno commesso gravi errori nella vita e che ne stanno pagando le conseguenze. Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo migliore della sua carriera, Virzì dimostra grande capacità di lettura dell’animo femminile, una dote assai rara per gli autori italiani contemporanei.

Focus on: Paolo Virzì – Parte 1
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot