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Alan Moore è un mago! E non è solo un’affermazione goliardica attribuita a un personaggio che con la creatività e la narrativa ci sapeva fare, ma la realtà dei fatti (secondo lui). Alan Moore si è proclamato “mago” il giorno del suo quarantesimo compleanno, convinto che magia fosse un termine ampiamente frainteso dall’essere umano e che non fosse altro che l’espressione di una delle nostre conquiste più grandi: il linguaggio.

La magia diventa quindi l’arte di creare un sistema di simboli complessi capaci di dominare il mondo, parole suadenti che smuovono l’impianto emotivo e ci consentono per un attimo di elevarci dal nostro stato perituro. Alan Moore ci riesce sempre in pieno e Netflix decide di ricordarcelo proponendo uno dei suoi fumetti meglio trasposti al cinema: Watchmen.

Non parliamo di Watchmen come un semplice film di supereroi dal passato angustiato, con la voglia di rivalsa, che affrontano il crimine sempre accompagnati da un ideale molto forte, guidati da un mentore che ne scandisce l’evoluzione come eroe.

No. La grandezza del creatore ci consente di godere di un film assolutamente completo, sia nella forma, che nel contenuto. In tre ore di film il regista Zack Snyder mette in scena tutta la ricchezza del capolavoro del fumettista, esaltando ogni sfaccettatura, ogni turbolenza sentimentale e umana dei cinque protagonisti: il Dottor Manhattan, Rorschach, Gufo Notturno II, Spettro di Seta e Ozymandias.

Il film infatti cerca di mantenere un contatto con la realtà molto originale nel mondo del comics, tanto che a inizio film troverete i cinque supereroi nelle loro spoglie mortali, a condurre una vita assolutamente normale per via di una legge che gli vieta qualsiasi tipo di attività. Considerati illegali, i supereroi, che in squadra venivano chiamati Watchmen, si ritrovano a gestire le loro vite, il loro lavoro e i loro interessi in completo anonimato.

La complessità stilistica del film, come si diceva, sta soprattutto nel fatto che vi è anche uno storico. I protagonisti del film sono di fatto la seconda generazione di famosi supereroi.

In realtà prima di loro vi erano degli altri eroi mascherati, chiamati Minutemen, allestiti per affrontare le molteplici azioni criminali che nel 1938 si andavano profilando. L’umanizzazione del film e dei personaggi sta anche nel fatto che questa prima ondata di supereroi (in particolar modo il Dottor Manhattan, l’unico ad avere straordinari superpoteri conferitigli da una contaminazione subatomica) non si è ritrovata alle prese con alieni venuti dallo spazio a conquistare la terra, bensì con faccende molto più terrene come la guerra in Vietnam.

Durante tutto il film si possono apprezzare mirati focus su ogni personaggio, per comprenderne e apprezzarne ancora di più la storia e l’ideale. Soltanto uno dei nuovi Watchmen continua a operare nei bassifondi, uno dei personaggi più emblematici dei cinque, il suo nome è Rorschach. Il film si apre con un omicidio davvero eclatante e Rorschach, con la sua maschera recante le famose macchie del test dal quale prende il nome, vede molto più di un semplice omicidio e si mette alla ricerca dei suoi ex compagni per riunirli e formare di nuovo una squadra al servizio del bene collettivo.

Il film per la sua mole e la sua struttura didascalica è molto coinvolgente e ci fa assaporare ogni sfaccettatura del mondo fanta-retro-distopico disegnato da Alan Moore, con la leggerezza della pellicola sui supereroi, ma con la complessità di un noir fumoso alla Raymond Chandler. Buona Visione su Netflix!

PS: come accennavamo nel titolo, HBO sta realizzando una serie tv su Watchmen, con Jeremy Irons annunciato nel cast e i primi trailer già disponibili in rete!

Il fenomeno Watchmen: da film a serie tv
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Marco Panella

Quello che viene fuori dal suo percorso accademico è una combinazione tra Psicologia ed Economia. Mischia solitamente anche buona musica, letteratura e cinema in un vortice artistico che lo fa sentire vivo. Durante il weekend è facile vederlo combinare alcolici, a Milano, che ormai è la sua seconda casa. Calabro di origine, nutre profonda ammirazione per registi come Kubrick, Lynch e Fellini.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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