fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 4 minuti

Ogni qualvolta si pensa alla prorompente icona glamour tutta ingenuità degli anni ‘50, siamo soliti identificare la sua figura in quello che è il famoso abito bianco sollevato dal vento, scelto da William Travilla per girare Quando la moglie è in vacanza.

In contrapposizione a Marilyn, poniamo Grace Kelly e Audrey Hepburn: la prima è l’incarnazione dell’élite, musa di Christian Dior, padre del New Look, e indossatrice prediletta del modello Bar; gli emblemi del suo look sono il filo di perle, il foulard di seta e la borsa Hermes, ribattezzata Kelly in suo onore. La Hepburn, dal canto suo, dopo Vacanze Romane, film che la consacrò, diviene con il suo aspetto esile e sempre elegante un nuovo modello da imitare.

Sabrina è il film combinazione del rapporto tra moda e cinema, in quanto per la prima volta uno stilista si affianca ad un costumista. Wider, il regista, chiamò Hubert de Givenchy e quello fu il principio dello stretto rapporto tra l’attrice e il couturier francese. Givenchy, in seguito, la veste anche in Cenerentola a Parigi e Colazione da Tiffany.

Con quest’ultima pellicola viene lanciata la moda degli occhiali scuri e del tubino nero, considerato uno degli abiti più influenti nella storia dell’abbigliamento del secolo scorso, per il quale, probabilmente, monsieur Givenchy fu ispirato da La Petite Robe Noire di Gabrielle Chanel. Brigitte Bardot, bellezza tipicamente francese, influenza in quel periodo milioni di donne, con il suo total look.

Nel bel Paese, invece, si impone il fascino della Mangano, della Loren e della Lollobrigida, che anticipano e si impongono come portavoci di una femminilità tutta made in Italy, quando ancora il Made in Italy non esisteva. In breve tempo, anche i registi nostrani, da Antonioni a Fellini, iniziarono ad interessarsi dell’abbigliamento delle stelle, non solo femminili, dei loro lungometraggi; si pensi ad esempio a Marcello Mastroianni, icona di stile ed eleganza tutta italiana, simbolo stesso dell’italianità, che con il suo fascino camaleontico ha sedotto il mondo.

Michelangelo Antonioni ambienta Blow up nella Swinging London, e nella pellicola molteplici sono i riferimenti ai costumi degli anni ’60. Se ci spostiamo poi oltralpe, dove la moda e il cinema francese vanno d’amore e d’accordo, il personaggio di Yves Saint Laurent ci appare difficilmente inquadrabile all’interno del cinema. Mai scontato, mai uguale a sé stesso, Yves Saint Laurent si sentiva sulle spalle la responsabilità di farsi costantemente portavoce dell’innovazione, probabilmente grazie alla sua natura curiosa. Yves mantiene un profilo molto più basso rispetto ai suoi colleghi e maestri all’interno del cinema. Saint Laurent ideò per Catherine Deneuve, sua musa, gli abiti per la pellicola Belle De Jour e l’intramontabile trench in vinile, attuale ancora oggi sulle passerelle di tutti i fashion shows.

Per quanto concerne tempi più recenti, non si possono non menzionare i bustini di Nicole Kidman in Moulin Rouge di Baz Lurhmann o le scarpe indossate da Madonna in Evita del 1996, disegnate da Ferragamo.

Particolare è poi il caso della realizzazione di pellicole costruite introno alla marca, come ad esempio Il diavolo veste Prada, o i fashion films realizzati dalle maisons di moda per pubblicizzare i loro prodotti e che vedono come protagonisti attori e attrici dalla bellezza delicata e rara, sviluppando quella modalità – celebrity endorsement– per la quale si promuove un prodotto associandolo all’immagine e alle caratteristiche di un personaggio molto noto.

Per concludere, quello tra moda e cinema può ragionevolmente definirsi un incontro d’amore, nel quale elementi quali la bellezza, la raffinatezza, l’innovazione (sartoriale e non solo) e l’univocità dei personaggi si sono organicamente plasmati con la subliminale capacità di identificazione, immedesimazione ed esaltazione propria della cinematografia, fin quasi a riuscire – anche per un solo istante – a trasformare i sogni di ognuno in realtà.

#EXTRA: Il filo rosso tra Cinema e Moda (Parte II)
Rate this post
Carmen Bagalà

Studentessa c/o Bocconi e Ied, ha una grande passione per il cinema, la regia, l’arte e qualsiasi cosa si intenda per espressione dell’essere. Ha scoperto il cinema da piccola guardando Fellini e Godard e se ne è innamorata. È sempre alla ricerca della novità originale. Adora le simmetrie di Wes Anderson, Sorrentino e le serie tv made in UK.