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Nell’ultimo periodo mi è venuta voglia di rivedere i film di Nanni Moretti, di scorrere la sua filmografia in cerca di qualche pezzo mancante nella mia collezione. E’ stata l’occasione per fare una full immersion nel suo mondo fatto di nevrosi, ironia e auto-commiserazione attraverso film come Bianca (1984), Caro Diario (1993) e soprattutto Ecce Bombo (1978). Ed è su quest’ultimo titolo che mi voglio concentrare.

Ho avuto modo di ascoltare uno splendido confronto televisivo del 1977 tra lo stesso Nanni Moretti e Mario Monicelli. Una trentina di minuti di video, disponibile gratuitamente (basta registrarsi, questione di pochi secondi) su Rai Play a questo link: https://bit.ly/2yIH8Qz

Per chi non avesse tempo di guardarla, ma fosse comunque interessato all’argomento, facciamo un riassunto dei temi principali.

Verso la fine degli anni ’70, all’apice della sua carriera, Monicelli era una colonna portante del cinema italiano: i suoi film principali, da Amici Miei a I Soliti Ignoti, entusiasmavano critica e pubblico, attiravano i migliori attori in circolazione (Tognazzi, Sordi, Gassman, Mastroianni) e catalizzavano l’attenzione pubblica e mediatica.

Nanni Moretti invece, che all’epoca aveva appena 24 anni, si era fatto conoscere in alcune cerchie del cinema indipendente grazie a Io sono un autarchico e cominciava a delinearsi come portavoce di una classe emergente di giovani registi italiani, in netta rottura con la generazione precedente, di cui Monicelli era il simbolo. Le accuse? Di non saper prescindere dal successo commerciale e dal plauso del pubblico, di dover per forza coinvolgere attori di spicco per fare presa sul pubblico, di non lasciare spazio alle nuove generazioni emergenti.

Moretti, che queste cose le pensava davvero e con ferma convinzione, esprimerà in maniera nemmeno troppo sottile queste critiche in Ecce Bombo, che sarebbe uscito in sala pochi mesi più tardi. “Te lo meriti Alberto Sordi” fu una battuta che all’epoca fece molto scalpore (qui sotto la scena integrale) perché andava a scomodare un mostro sacro, un simbolo del cinema italiano e dell’italianità in generale.

 

Il dibattito, per quanto interessante di per sé, dà luce a un paradosso: a voler ben vedere, è stato proprio Moretti a diventare l’erede principale del cinema sociale di Monicelli, pur con le dovute proporzioni del caso.

La capacità di Monicelli di unire la satira e l’ironia tipicamente toscana con il dramma sociale, con personaggi che certamente erano sopra le righe ma sempre attinenti alla realtà e all’ambiente di provenienza, ne hanno fatto un maestro del nostro cinema. Nanni Moretti ne riceve inconsapevolmente l’eredità e sviluppa un proprio modo di fare commedia socialmente impegnata, prendendo ispirazione dai maestri americani della New Hollywood e tentando di raccontare le mutazioni della società italiana in anni politicamente travagliati. E’ assodato che la Commedia all’Italiana, intesa come corrente cinematografica, si chiude alla fine degli anni ’70, ma è altrettanto vero che registi come Moretti, Carlo Verdone o Massimo Troisi ne sono stati i degni eredi. E dunque Moretti, che pure ha preso varie volte le distanze da questo tipo di cinema, criticandolo aspramente e apertamente, è divenuto “erede dei suoi nemici”.

Ma ora, nel 2018, possiamo dire che Nanni Moretti abbia lasciato degli eredi, come lui lo è stato per i vari Monicelli, Risi e Comencini?

La risposta, a mio avviso, è no. Non ne faccio un discorso generalista, come troppo spesso accade dato il proverbiale disfattismo italiano: non penso che ai registi italiani degli ultimi vent’anni manchi il talento per essere paragonati alle generazioni precedenti. Credo semplicemente che, prendendo ad esempio quelli che ad oggi sono i baluardi del nostro cinema (ovvero Paolo Sorrentino e Matteo Garrone), ci sia stato un distacco generazionale molto netto, che si sia deciso di percorrere altre strade. Sorrentino sembra aver piuttosto assorbito e rielaborato le fantasie oniriche di Fellini, Garrone è immerso in una realtà a metà tra la pittura e il cinema e continua a sperimentare generi diversi e ambientazioni variegate.

Per quanto riguarda le generazioni ancora più giovani, penso che l’unico che in futuro potrà avvicinarsi a tematiche e ambienti morettiani sia il Sidney Sibilia della trilogia di Smetto Quando Voglio.

E voi, che ne pensate? Credete che nascerà prima o poi il vero erede? O forse, chi lo sa, è già nato e aspetta solo l’occasione di emergere, come fece Moretti nell’ormai lontano 1976.

 

Esiste un erede di Nanni Moretti?
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot